ZanLa curiosità mi ha spinto a leggere uno dei tanti tarzan-cloni del fumetto italiano: Zan della jungla. Ho letto il primo numero, La regina dell’altopiano (giugno 1977) ma scopro – dal mitico blog Retronika – che in realtà è mio coetaneo, nato cioè nel 1974, e che questa avventura è il primo numero di una nuova serie del personaggio.
Sempre dal citato blog scopro che il creatore è Roberto Renzi (papà anche di Akim, quindi esperto nei “tarzanidi”) e il disegnatore è Bruno Marraffa.

In un periodo in cui c’era ancora grande abbondanza di case editrici, buone o mediocri che fossero, e che le edicole erano ancora scrigni dai mille tesori, ottimi o pessimi che fossero, non stona davvero questa parodia divertita dello storico Tarzan, che esalta ed esagera tutti quegli aspetti che nel celebre personaggio si cercava invece di ammorbidire.
Zan si lascia andare abbondantemente a pose plastiche da provetto culturista e la rigidità espressiva con cui affronta ogni situazione finisce davvero nell’umorismo macchiettistico. I suoi scambi di battute con le ridicole scimmie che infestano le storie è qualcosa di sorprendente: quando pensi che il ridicolo abbia un limite, ti accorgi che è ridicolo solo pensarlo. Se non altro l’esagerata stupidità delle chiacchierate scimmiesche crea alla fine più simpatia delle insopportabili battutine che funestano ogni pagina delle pubblicazioni Bonelli.

La storia è talmente banale da risultare divertentissima a leggerla: è un bignami di ogni possibile tema “tarzanide” da affrontare. Un team di esploratori che si addentra nella jungla per vari motivi; uno scienziato occhialuto e una bella esploratrice tutte curve; un mellifluo traditore erotomane che concupisce la bella; la regina dei selvaggi, ovviamente popputa e bonazza; scimpanzé che prendono in giro gorilla… ehi, ma dov’è il protagonista? Zan alla fin fine è solo il pagliaccio finale di uno spettacolo tutto da gustare.

zan2Visto che con una impegnativa sospensione dell’incredulità dobbiamo credere che Tarzan conosca le arti marziali, perché Zan dovrebbe essere da meno? Così se il Tarzan di Kubert si lancia in stupende sequenze di ju jitsu, non stupisce vedere il buon Zan esibirsi in quei calci volanti che abbondano nei film marziali che proprio in quegli anni riempiono i cinema italiani.
Che ci sia un maestro-scimmia di arti marziali nella jungla che sfugge alla conoscenza occidentale?

L.

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