Il ritorno di Barracuda

BarracudaDirompente e dilaniante nuova uscita della “Garth Ennis Collection”, una collana che la Panini Comics ha dedicato alle migliori storie che il celebre sceneggiatore ha scritto per il Punisher. Per questa 14ª uscita – dal 10 luglio scorso in fumetteria – il buon Frank Castle si fa da parte perché protagonista assoluto è l’incontenibile e irriducibile Barracuda.
Il ritorno di Barracuda” (Punisher presents Barracuda), con i magici disegni di Goran Parlov e la frizzante traduzione di Pier Paolo Ronchetti,  ripresenta per intero la minisaga di 5 episodi usciti fra l’aprile e l’agosto 2007 negli USA che è già stata protagonista del n. 31 della testata italiana “100% Marvel MAX” (maggio 2008).

Di solito i nemici del Punitore hanno vita breve, e più sono cattivi e spietati e meno durano. Tutt’altro discorso per Barracude, il titanico e muscoloso nero che sembra rispettare la regola di cui sopra… solo che non ci sta ad abbandonare l’universo del Punisher.
Garth Ennis dev’essersi talmente divertito a creare questo personaggio estremo oltre ogni umana sopportazione, da aver accettato con gusto non solo di scrivere questa miniserie del 2007, ma addirittura di cucire addosso a Barracuda un passato in Vietnam in cui ha combattuto contro Castle… e Nick Fury! (Il tutto nel secondo volume che Panini ha dedicato alla saga Fury MAX.)

barracuda2Troviamo Barracuda più in forma che mai, intento a smantellare persone e a farsi nemici ovunque, ma che non ci pensa un attimo ad accettare uno strano compito: un boss della mafia italiana – palesemente costruito sull’attore Christopher Walken – gli affida il proprio figlioletto emofiliaco perché ne faccia un uomo e gli faccia uccidere un proprio nemico, il sudamericano Luna.
Iniziano intrighi geo-politici come solo Garth Ennis sa scriverne, dove ogni virgola e ogni spazio fra le parole è denso di critica alle incredibili scelte americane dagli anni Settanta in poi, quando hanno iniziato a creare il mondo assurdo in cui noi oggi viviamo. Fra agenzie americane che non sanno neanche più bene cosa debbano fare, fra un capo sudamericano che ha una statua di Reagan in giardino, fra donne dalle tette finte e finte donne, si dipana una storia delirante ma assolutamente perfetta: un meccanismo ad orologeria che sposa il ridicolo con la genialità.

Dietro un fiume di parolacce ed espressioni gergali, che il nostro povero Ronchetti avrà fatto fatica a rendere con un minimo di decoro, si nasconde una feroce satira all’America più “sborona”, che davvero si confonde nel proprio agire coi mafiosi italiani e i dittatori sudamericani. L’unico puro è quello che insegna a un ragazzino a non fidarsi di nessuno; l’unico onesto è quello che insegna al piccolo Oswald ad essere sempre disonesto; l’unico buono è quello che insegna a fare il cattivo. Questo è Barracuda, questo è il nostro mondo.

L.

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