Cover di Phil Norwood
Cover di Phil Norwood

Se anche per un secondo vi fosse balenata per la mente l’idea che questo capolavoro a fumetti abbia anche solo vagamente qualcosa a che vedere con il filmettino omonimo di Paul W.S. Anderson, be’… state sbagliando di grosso!

Non saprei dire che mese fosse, ma sicuramente era la primavera del 1992 – forse maggio, ma l’edizione italiana manca di data – quando la PlayPress portò in edicola uno di quei capolavori che cambiano per sempre la storia del fumetto: “Aliens vs Predator” (PlayBook n. 21, traduzione di Claudio Bispuri).
Lo trovai per caso in un’edicola lontano da casa mia, mi diressi ansimante alla cara edicola sotto casa e, scoperto che non l’aveva, tornai di filata a quella lontana: un calcolo veloce mi fa affermare che percorsi più di quattro chilometri a piedi per acquistare quel fumetto. Il giorno dopo chiesi a uno dei rari amici che leggevano fumetti alieni se l’avesse trovato: mi rispose che sotto casa sua era già finito… E te credo, gliel’avevo comprato io il giorno prima!

Omaggio successivo di "Predator 2" (1990)
Omaggio successivo di “Predator 2” (1990)

Per anni sono stato convinto che la storia di Randy Stradley avesse avuto la scintilla iniziale nella celebre sequenza di Predator 2 in cui si vede una testa di Alien fra i trofei dell’astronave dei Predator: solo recentemente, confrontando le date, ho scoperto che così non è. Il film di Stephen Hopkins è del novembre 1990, mentre già a luglio la Dark Horse Comics ha rilasciato la prima puntata del fumetto: quindi è plausibile immaginare che dato il successo del fumetto si sia voluto citarlo nel film…

Le tre razze, disegnate da Phill Norwood
Le tre razze, disegnate da Phill Norwood

Un’introduzione ci spiega che i Predator tengono prigioniera una Alien Queen perché produca uova di maschi alieni: se nasce una femmina, una sonda se ne accorge e la distrugge, così si evitano problemi. A cosa servono questi maschi alieni? Sono le prede perfette per i riti di passaggio dei Predator, razza aliena tribale amante del Big Game, la caccia a… be’, a qualsiasi cosa fugga!
I Predator lanciano i maschi alieni su un pianeta, aspettano che diventino grandi poi scendono e danno loro la caccia: chi torna a casa vivo, è un fiero cacciatore. Tutto molto bello ma…
Se queste prede aliene finissero su un pianeta abitato da umani? E soprattutto, se la Alien Queen riuscisse a fregare la sonda e liberasse una femmina, pronta a deporre altre uova?

Falò di Predator, disegnato da Phill Norwood
Falò di Predator, disegnato da Phill Norwood

Pianeta Ryushi, al confine tra la Chigusa Corporation e il sistema Beta Cygni. Unico avamposto umano: Prosperity Wells. Popolazione: 115 unità, principalmente agricoltori indipendenti con le loro famiglie.
Qui beghe tra i lavoratori distraggono dagli strani avvenimenti e così nessuno in realtà si accorge dell’arrivo degli alieni, men che meno Machiko: la capa dell’avamposto. (Siamo negli anni Novanta in cui l’America era invasa dai giapponesi e quindi si immaginava un futuro comandato da loro.)

Machiko, secondo Chris Warner
Machiko, secondo Chris Warner

Non sto a raccontare tutta la trama, è complessa e non farei che rovinarla, mi preme sottolineare come lo scontro di civiltà sarà devastante: ci sono gli Aliens che uccidono per istinto, i Predator che uccidono per gioco, e gli umani… che uccidono per soldi. Chi è il buono? Chi è il migliore?

Incontrastata si erge nella sua bellezza Machiko, samurai del futuro che si alleerà con un Predator: tra guerrieri ci si capisce. (Probabile che il ridicolo e inutile personaggio dello Yakuza nel film Predators sia ispirato a lei.)
L’unico punto in cui il filmetto di Paul W.S. Anderson e questo fumetto geniale si incontrano è nel finale: quando cioè il Predator morente incide il marchio del suo clan sulla fronte della protagonista. Machiko diventa così la Predatrix per eccellenza… e state tranquilli: tornerà… vestita da Predator! (Aliens vs Predator: War)

L.

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