Cover di Darko Perovic
Cover di Darko Perovic

Stuzzicato da questo post di Alex Girola, ho voluto provare di nuovo a tornare a leggere una delle pubblicazioni della storica Sergio Bonelli Editore.
Sono un bonelliano sin da quando avevo 14 anni quindi non posso essere tacciato di “esterofilia”, però ad un certo punto i canoni rigidissimi delle storie e la serialità troppo spinta (e basta con le spalle comiche, hanno sfondato gli zebedei!) mi hanno costretto a mollare le testate bonelliane. Stuzzicato da Alex, dicevo, ho voluto provare questo nuovo personaggio: “Adam Wild”, creato da Gianfranco Manfredi e uscito nell’ottobre 2014.
Posso anticipare di esserne rimasto favorevolmente sorpreso.

Adam Wild non ha spalla comica, e questo gli fa guadagnare 1000 punti nella mia valutazione. Finalmente qualcuno deve aver preso il coraggio a due mani e ha confidato alla Bonelli che le sue spalle comiche non fanno più ridere da tanto tempo, e che i tormentoni dopo trenta o quarant’anni possono dare adito a fastidio.
Sia i tormentoni – grande firma bonelliana, da «Peste» a «Giuda ballerino», da «Gran Matusalemme» a «Per l’animaccia mia» – che la insopportabile spalla comica sono elementi assenti in questo primo numero di Adam Wild, “Gli schiavi di Zanzibar”, e questo è finalmente un segno di vita della casa: che finalmente stia intuendo che non può descrivere dieci personaggi tutti identici e tutti con lo stesso schema fisso?

Disegno di Alessandro Nespolino
Disegno di Alessandro Nespolino

Un po’ di punti Adam Wild li perde invece quando si batte strenuamente contro la schiavitù e contro il commercio d’avorio perché stermina gli elefanti: sono idee modernissime che è davvero buffo trovare in un uomo di inizio Novecento. Però è il paradosso che deve affrontare chiunque scriva un testo di ambientazione storica: se i personaggi pensano come davvero pensavano all’epoca trattata, i lettori moderni non solo si scandalizzerebbero, ma rischierebbero addirittura di non capirli affatto.
E quindi chiudiamo un occhio su uno scozzese che ha a cuore il destino degli elefanti africani. E chiudiamo anche un occhio sul fatto che consideri i neri come esseri umani degni di rispetto: già oggi è una concezione fasulla di pura facciata – il fatto che continuino a prendere in giro i calciatori di calcio neri dimostra quanto siamo ancora fortemente razzisti – figuriamoci in un’epoca in cui il politically correct non era neanche nato…

Queste però sono inezie, lo specifico. La storia – disegnata da Alessandro Nespolino – è divertente e veloce, Adam Wild non si perde in pipponi moralistici o in descrizioni chilometriche, entra in scena di getto e inizia subito a vivere un’avventura che strizza l’occhio un po’ all’adventure ottocentesco e un po’ al pulp di inizi Novecento. Senza ovviamente essere nessuna delle due cose, ma è anche giusto che sia uno stile a sé.
Adam Wild ha un po’ della baldanza spudorata di Allan Quatermain, l’eroe di H. Rider Haggard che però è impresentabile ai giorni nostri perché aveva le idee del suo tempo, ma Manfredi riesce nel lavoro di equilibrismo di omologare pesantemente il personaggio perché entri nella scuderia Bonelli senza renderlo troppo uguale a quelli già in essa presenti.
Visto che Adam plausibilmente sarà un Uomo Bonellide – cioè politically correct secondo i canoni del XXI secolo, sebbene viva agli inizi del XX – lascio il giudizio aperto sul futuro della serie, a forte di rischio di essere semplicemente “Tex in Africa”: mi limito a consigliare caldamente questo primo numero perché fa egregiamente il suo lavoro.

L.

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