Terminator 2 (1991)

Terminator2È il momento di fare il punto della situazione, per capire bene la continuity.

Utilizzando il nome dell’eroe di alcuni romanzi d’azione di John Quinn del periodo (che comunque si rifanno a un’avventura del 1975 del Matt Helm di Hamilton), il 3 febbraio 1984 James Cameron e l’amante Gale Anne Hurd depositano il titolo Terminator. (Scusate il gossip, ma visto che Cameron divorzia da Sharon Williams nel luglio 1984 mentre già lavorava a stretto contatto con la Hurd, che sposerà nel 1985, me lo immagino come “producevano”!)
Il 26 ottobre 1984 il film esce nelle sale prodotto dalla britannica Hemdale Film Corporation, che rimane proprietaria del marchio: lo concede a Tony Caputo e alla sua casa NOW Comics per raccontare storie a fumetti nell’universo del film. Nel settembre del 1988 nasce la testata The Terminator, e dopo 17 numeri la NOW Comics rilascia due miniserie: Terminator. The Burning Earth, che inizia nel marzo 1990, e Terminator. All My Futures Past, a partire dall’agosto 1990.
Quest’ultima miniserie, un’edizione per collezionisti, si sovrappone ad una realtà più grande: dall’agosto 1990 infatti la Dark Horse Comics ha acquisito i diritti del marchio dalla Cinema ’84, una divisione della Hemdale, e presenta la miniserie Terminator. Tempest.
Dal novembre 1990, con due case interessate al marchio, i fumetti di Terminator scompaiono: solamente le notizie dell’arrivo del secondo film scuotono la Dark Horse, che si sbriga ad approfittare dell’occasione. Il 1° luglio 1991 presenta l’albo unico One Shot, esattamente due giorni prima che arrivi in sala Terminator 2. Judgment Day.

Questo sequel di Cameron sancisce il passaggio dalla britannica Hemdale alla statunitense Carolco Pictures, che nel settembre 1991 concede il marchio alla Marvel per la novelization ufficiale del film, Terminator 2. Judgment Day: in fondo già dal 1981 la Marvel aveva un suo Terminator, nella serie Rom: SpaceKnight. (Per fortuna la DC Comics, che già dal 1980 aveva il robot Deathstroke the Terminator, non ha voluto provare pure lei a fare il suo fumetto!)
Per la prima volta la Casa delle Idee entra nel mondo del Terminator di Cameron… e per fortuna ne esce subito.

Hasta la vista, baby
Hasta la vista, baby

Gregory Wright elabora la sceneggiatura di James Cameron e William Wisher in chiave di fumetto ed affida a Klaus Janson i disegni. Ok, Janson era il colorista di Frank Miller, ha messo lo zampino nella storica serie Batman. Il ritorno del Cavaliere Oscuro e gli sono affezionato perché sono sue le prime storie del mensile Il Punitore: i disegni di questo Terminator 2 però non è che convincano molto. (Soprattutto nella orrenda versione in bianco e nero che arrivò in Italia!)

La celebre scena tagliata da T2
La celebre scena tagliata da T2

La storia è quella che avete visto al cinema, ad eccezione della scena tagliata in cui tolgono il chip dalla capoccia del T800 e Sarah vole distruggerlo: John la convince a non farlo e riattiva il Terminator. La stessa identica scena si ripeterà nella serie Terminator. Sarah Connor’s Chronicles ma stavolta protagonista sarà la Terminatrix Cameron.

Come dicevo, il fumetto arrivò in Italia agli inizi degli anni Novanta e lo comprai subito: non so la data precisa, ma il film arrivò nelle nostre sale nel dicembre 1991 e ho letto il fumetto prima, quindi sarà arrivato poco dopo settembre.
Non averlo conservato significa che proprio non mi è piaciuto: se qualcuno ha ricordi più freschi mi faccia sapere…

L.

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5 commenti

  1. Il punto è che NON voglio averne ricordi più freschi 😀 … a parte scherzi, Il problema principale (a parte quell’orrido bianco e nero che impoveriva ulteriormente il tutto, comunque non reso certo più eclatante nemmeno dal colore) secondo me è che il mondo di Terminator non era proprio adatto alla matita di Janson, mentre in qualità di inchiostratore affiancato a un disegnatore più “tecnologico” avrebbe probabilmente reso di più. Una scelta sbagliata, insomma, tanto che ebbi subito l’impressione – e mi è rimasta ancora oggi – di un’operazione fatta molto alla pene di segugio… a volte penso cosa ne sarebbe stato di questa trasposizione se, ponderando più a fondo, avessero magari affidato il lavoro a John Byrne (per dire).

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