Fatale (2012)

Cover di Sean Phillips
Cover di Sean Phillips

Nel 2013 la collana “Collezione 100%” della Panini Comics porta in Italia i primi cinque numeri di una serie della Image Comics davvero particolare: “Fatale”.
Il mitico sceneggiatore Ed Brubaker e il grande disegnatore Sean Phillips uniscono le loro forze per una grande contaminazione: arricchire il grande mondo del noir anni Cinquanta con temi ed atmosfere tratte dalle opere di H.P. Lovecraft.
Per quanto sia grande la mia venerazione nei confronti di Brubaker, non considero questa operazione del tutto riuscita.

Con la cura di Aurelio Pasini e la traduzione dell’ottimo Fabio Gamberini, la celebre casa modenese presenta ai lettori italiani “Libro uno. La morte alle costole”, raccolta dei primi cinque numeri della saga (apparsi in patria da gennaio a maggio del 2012).
Tutto inizia con i funerali del romanziere Dominic Raines, dove il suo figlioccio Nicolas Lash incontra Josephine detta Jo, donna misteriosa che giustifica la sua presenza raccontando che sua nonna era amante di Raines. Sembra un incontro fortuito, ma la donna piomberà nella vita di Raines come un uragano, cercando di salvarlo da misteriosi assassini senza però riuscire ad evitare che l’uomo subisca un incidente automobilistico in cui perderà una gamba.

Cover di Sean Phillips
Cover di Sean Phillips

Da qui si parte per un viaggio indietro nel tempo seguendo come scintilla il manoscritto inedito che Raines ha lasciato alla sua morte, datato giugno 1957 e intitolato Il lato perdente dell’eternità (The Losig Side of Eternity): classico espediente dello pseudobiblion (“libro falso”) di cui il buon vecchio Lovecraft ha spesso e volentieri fatto uso.

Dalla Los Angeles degli anni Cinquanta di questo primo volume, con una misteriosa setta satanica che cerca di mettere le mani sul testo di Raines, con il secondo volume “Gli affari del diavolo” – che raccoglie i numeri da 6 a 10, giugno-novembre 2012 – si salta nella Los Angeles degli anni Settanta, dove Josephine è sempre giovane e si alternano le vittime che finiscono sotto le sue mani.
Le fusioni temporali e gli elementi lovecraftiani hanno intorbidito la lettura in entrambe le volte che ho provato ad affrontare questa saga. Il vagare (e divagare) tra vari personaggi buttati dentro velocemente e poco sviluppati è un elemento di fastidio che non mi aspettavo da un Brubaker invece di solito molto bravo ad affascinarti con un personaggio già alla prima vignetta: in effetti di Nicolas Nash ci si intriga subito… ma rimane purtroppo protagonista solamente delle poche pagine di prologo ed epilogo dei due volumi.
Ho provato e riprovato, con le migliori intenzioni, a leggere questi due volumi ma non c’è stato niente da fare: già dopo poche pagine il fastidio è tanto e la confusione della storia fa passare rapidamente la voglia di girare pagina. Spero di riuscire a trovare i numeri successivi per spiluccarli e cercar di capire se magari poi la saga migliora…

L.

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