[Numeri 1] Demon Hunter 1 (1993)

Cover di Stefano Iorio
Cover di Stefano Iorio

Nel giugno del 1993 la milanese Xenia Edizioni presenta in edicola un nuovo personaggio,  creato da Gino Udina: “Demon Hunter“.
Malgraro lo stesso Udina nell’introduzione lo definisca modestamente «l’eroe degli anni ’90», è un personaggio ricopiato con la carta carbone dalla cultura televisiva anni ’80.

Non so spiegare perché io provi antipatia per i fumetti che, nel primo numero, snocciolano per filo e per segno la biografia dei protagonisti di una storia che deve ancora essere raccontata: sono cresciuto con personaggi che si spiegano da soli e, soprattutto, di co-protagonisti che vanno e vengono seguendo l’uzzo degli sceneggiatori e il gusto dei lettori. Imporre già dal primo numero il cast preciso, comprensivo dei personaggi minori, mi puzza di pacchetto chiuso: se in corso d’opera scopri che un personaggio non funziona – e può accadere – cosa fai? Lo trascini avanti perché ormai l’hai inserito nel pacchetto?
Chiusa la parentesi personale, mi limito a notare che tutti i fumetti nati morti negli anni Novanta presentano minuziosamente i propri personaggi nel primo numero…

Ma quant'è duro Michael Sloane...
Ma quant’è duro Michael Sloane…

Michael Sloane (alto 1,82 centimetri!) è il più banale dei poliziotti: segue le sue regole, non aspetta rinforzi, è rude con i rudi, giusto con i giusti, ambiguo con gli ambigui, distrugge i quartieri lasciando agli agenti semplici il compito di ripulire e – apoteosi apocalittica della banalità – ha un superiore di colore che grida sempre e ha l’ulcera. Insomma la sagra del luogo comune asfittico.
Mentre Michael e il suo codino fanno e dicono cose stupide, al St. James Hospital si apre un vortice nell’aria e ne fuoriesce qualcosa… tipo ’na mano… E che è? È ’na mano! Che senza motivo apparente ammazza la madre di Sloane.
Bla bla bla funerale bla bla bla lettera d’addio bla bla bla testamento bla bla bla negrone treppiedi bla bla bla ti lascio casa e via dicendo. Aspetta, cos’era quella storia del treppiedi?
A pagina 50 il lettore ha l’impressione che siano passati anni dall’inizio dell’insopportabile storia, e riecco ’na mano che strozza l’uccello: d’altronde la mano sta da sola nella casa vuota della madre di Sloane, avrà pure diritto de strozza’ l’uccello, no?

Sloane scopre nella casa degli avi che c’è un passaggio segreto con un laboratorio segreto, con un libro segreto che racconta di quella notte segreta in Brasile quando il padre segreto di Sloane prese il serpentone segreto in sé… Si sa che nelle notti brasiliane bisogna stare attenti…
Il tutto è così segreto che ho preferito smettere di leggere per mantenere il segreto.

Ma quanti libri magggici
Ma quanti libri magggici

Demon Hunter, si sarà capito, non è proprio un albo che mi abbia convinto e di sicuro non voglio leggerne una sola vignetta in più.
Essendo da tempo un detrattore della Bonelli, la lettura di questi fumetti che dovrebbero essere la “concorrenza” mi sta convincendo invece che non esista vita al di fuori della celebre casa milanese…

L.

11 commenti

  1. Questo me lo ricordo, appena ho visto il loro mi sono ricordato, confermo… zozzeria, compreso il codino alla Fiorello del protagonista, più che uno sbirro sembra uno pronto a presentare il Karaoke 😉 Cheers!

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  2. Credo che fumetti “bassi” come Demon Hunter et similia non avessero mai avuto la reale intenzione – oltre a non averne i mezzi – di fare concorrenza alla Bonelli: diciamo, piuttosto, che si limitavano a vivacchiare prendendone (male) spunti qua e là e rielaborandoli (peggio), quel tanto che bastava per non infastidire nessuno. Tranne i lettori, s’intende, capaci di vedere benissimo l’abisso tra i personaggi bonelliani e queste sotto-imitazioni…

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  3. onestamente, mi rispecchio in quella classe di utenza che a seconda del contesto ama o detesta i cliche… Demonhunter è sempre stato un fumetto aggressivo che si rifaceva a varie ispirazioni, come la maggior parte delle opere giapponesi tanto blasonate, come hokuto no ken per dirne una… vorrei poi capire quando si parla di bonelli cosa precisamente sia cosi superiore dal decretare una recensione tanto dura… sarà Dylan dog e le storie totalmente copiate di sana pianta da film e affini? le ridondanze da Giuda ballerino? o cosa? no perchè sebbene noti una edulcorazione di violenza visiva e volgarità non sempre necessarie in demonhunter posso dire che la storia sui demoni a me piaceva parecchio… ma ovviamente per un popolo cresciuto a pane e tex willer forse questa serie era troppo da aiutare… magari con del feedback piu gentile avrebbe potuto limare degli angoli che hanno impedito il decollo…

    cmqe per voi espertoni.. il codino era preso da steve seagal che menava come un fabbro e non da Fiorello…
    tra l’altro il fondatore di questo fumetto ora è in bonelli…

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    • Mi sono dovuto rileggere la recensione perché neanche ricordavo d’averla scritta, appartenendo ad un periodo in cui stavo viaggiando fra i “concorrenti” della Bonelli, quelle testate pencolanti che pur volendo proporre storie diverse in realtà – a mio giudizio – non facevano che cercar di usare lo stesso stile. Cioè una serialità molto stretta che è difficile da rendere piacevole per chi non possa contare su nomi già amati dal pubblico.
      Mi dispiace che tu ti sia offeso, o perché ti sia sentito in dovere di offendere il “popolo cresciuto a pane e tex willer”: se il tuo intento era dire che questi fumetti sono troppo complessi per dei sempliciotti, non solo credo che tu abbia usato il modo peggiore per farlo, ma temo tu sia fuori strada. Questo ciclo di miei post l’ho scritto leggendo personalmente e direttamente gli albi, io che in quell’epoca ero un divoratore di fumeti: conosco l’epoca, conosco il gusto del periodo perché ci sguazzavo, e all’epoca la complessita di Tex era inarrivabile per questi fumetti poco più che amatoriali dalle speranze alte ma dalla qualità bassina. Lo stile narrativo era di grana davvero grossa, anche quando gli intenti (nella mente dell’autore) erano molto più sottili.
      Non mi sembra proprio d’aver fatto una recensione dura, anzi l’ho buttata molto sullo scherzo: se a te piace questo personaggio non è colpa mia se a me non piace, e ci gioco un po’. Se non sei d’accordo puoi anche dirlo senza offendere altre testate. (Di cui peraltro non mi importa nulla e infatti non le ho citate).
      Sul codino alla Fiorello mi permetto di dissentire. Conosco i film di Seagal dal 1988 e per anni non se lo è filato nessuno, visto poi che era l’epoca dei codini e li avevano tutti. Ma so che per molti italiani Seagal è Dio e c’è sempre bisogno di infilarlo ovunque, soprattutto dove non c’entra niente 😀
      Per finire, ti consiglio di rileggere il numero 1 di questo fumetto e poi rileggerti la mia recensione, ignorando Dylan Dog e il resto: scoprirai che forse sono stato più onesto di quello che pensi 😉

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