Vampirella: le origini (1969)

Cover di Frank Frazetta (remake del 2001)
Cover di Frank Frazetta (remake del 2001)

Come ho raccontato nel precedente post, l’arrivo di Vampirella in Italia risale al 1976 con l’Oscar Mondadori Mordimi sul collo, ti prego! Malgrado il valido aiuto di Fra Moretta – mio Navigatore nel mondo dei fumetti – non è facile capire la distribuzione italiana di un personaggio tanto famoso quanto inedito da noi. Solo una parte infinitesimale delle storie di Vampirella ha avuto una edizione italiana documentabile, eppure non si può certo dire che sia un personaggio poco noto agli italiani.
Continuo a cercare – e se qualcuno ha info precise mi faccia sapere, commentando qui o mandandomi una mail – ma intanto vi invito ad un viaggio fino alle vere origini di Vampirella…

VampirellaOrigini1bNel settembre del 1969 la Warren Publishing presenta una rivista davvero innovativa per l’epoca (ma lo sarebbe anche oggi): «Captivating comics about fantastic females» è la scritta che campeggia in copertina sotto uno storico quanto insuperabile disegno di Frank Frazetta.
L’esperienza con i fumetti dell’orrore, la celebre testata “Creepy”, aveva dato problemi di censura: ecco dunque una vera e propria rivista a fumetti, destinata teoricamente ad un pubblico adulto e quindi con meno noie.
Merita di essere riportaga per intero l’introduzione che Vampirella stessa ci recita dalla seconda di copertina:

Ciao e benvenuti nella più bella rivista “ragazze-contro-mostri” del mercato. Il mio nome è Vampirella e sono la cosa più nuova nel mondo delle riviste a fumetti. Se mi portate a casa con voi, potete chiamarmi Vampi. (Questo se non vi chiamo prima io.) Ho chiamato a raccolta tutti i più mostruosi artisti del paese (e voi sapete a che paese mi riferisco: la Transilvania) e sarò dispiaciuta “a sangue” se questi non risponderanno alla chiamata per questa rivista di donne fantastiche.
Le mie avventure entusiasmanti le trovate solo qui, in ogni numero, e in più avrete una mezza dozzina di altre storie del brivido per tutti i gusti.
Cos’altro volete, il sangue? Be’, l’avrete!
Venite con me…

Con una presentazione del genere, c’è solo da leccarsi il sangue dai baffi!

Prima apparizione
Prima apparizione

Nella prima pagina del primo numero della testata “Vampirella” (edito da James Warren) troviamo la nostra eroina intenta a fare la doccia… be’, in realtà scopriamo che non è proprio una doccia: sta facendo colazione, essendo lei ghiottissima di sangue.
Inizia così “Vampirella of Draculon”, la storia che presenta il personaggio, con i testi di Forrest J. Ackerman e i disegni di Tom Sutton.

Mmmm buono, il sangue!
Mmmm buono, il sangue!

Come verrà ripetuto nel reboot dell’undicesimo numero (che costituisce la storia che apre l’Oscar Mondadori citato) Draculon è un mondo simile al nostro ma in cui l’acqua è sostituita dall’emoglobina (H2O, Hemoglobin and Oxygen), alimento principale di tutti gli abitanti: la siccità però sta portando all’estinzione la razza di Vampirella.
Un giorno cade sul pianeta un’astronave terrestre – chiamata Arthur Clark, un divertente omaggio al celebre autore che dall’anno precedente è sulla bocca di tutti per la sceneggiatura di 2001: odissea nello spazio – e Vampirella corre sul posto mutando forma in pipistrello: ha però troppa poca energia per mantenersi in quello stato, visto poi che i terrestri la stanno prendendo a pistolettate, e così si trasforma proprio davanti a loro.
Questi non hanno il tempo di stupirsi perché già hanno i denti di Vampirella nelle giugulari, mentre la vampira lancia una frase di grande effetto ma curiosa da sentire in bocca ad una aliena:

Non c'è furia all'inferno come una Vampirella disprezzata!
Non c’è furia all’inferno come una Vampirella disprezzata!

«Non c’è rabbia in Paradiso quanto quella di un amore trasformato in odio, né furia all’inferno come quella di una donna disprezzata». Questa citazione da La sposa afflitta (The Mourning Bride, 1697) di William Congreve è così piaciuta agli anglofoni che si è trasformata in un modo di dire molto ripetuto: Hell hath no fury like a woman scorched.
La si può trovare nelle opere più disparate – uno degli pseudobiblia di Richard Castle si intitola Hell hath no fury – ma è soprattutto la frase che apre il racconto di un’altra “donna fantastica”: Anita Nera, cioè Anita Garibaldi in chiave zombie nel dittico di miei eBook Anita Nera e Voglio la testa di Garibaldi. Come dite? Vi sembra una marchetta vergognosa? Be’… in effetti lo è!

Soddisfatta dalla bevuta di sangue, Vampirella esplora il relitto dell’astronave e scopre decine di umani criogenizzati: in pratica un enorme frigorifero pieno di pietanze prelibate!
La vampira non può che esplodere in una espressione entusiastica ed orgasmica: «Smorgasblood!».

Davvero un frigo pieno di cibo!
Davvero un frigo pieno di cibo!

Qui si chiude il primo numero della rivista e a questo punto chiudo anch’io: continuerò il discorso la settimana prossima.

L.

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9 pensieri su “Vampirella: le origini (1969)

  1. Lo sai, su Frank Frazetta mi alzo in piedi e mi tolgo il cappello, e se non ne ho uno, corro a comprarlo solo per toglierlo 😉 Questa storia di esordio della più sexy rappresentante di Drakulon l’ho letta, ricordo anche l’omaggio ad Arthur Clark. Non ricordavo “Smorgasblood!”, ma forse perchè ho letto la storia in italiano e chissà come diavolo l’avevano tradotto 😉 Altra gran rubrica, un buon motivo per attendere il Martedì 😉 Cheers!

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    1. Ah, ora hai l’obbligo morale di passare il resto della vita a sfogliare fumetti per dirmi dove mai l’hai trovata in italiano ^_^
      Purtroppo le info sicure su Vampirella in Italia sono rarissime e per ora mi concentrerò sulla sua cronologia inglese: se trovi qualsiasi cosa non esitare a farmi sapere, che ti nomino Padrino di Vampirella 😛

      Mi piace

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