Frank Miller’s Robocop (2004)

Cover di Juan Jose Ryp
Cover di Juan Jose Ryp

Scopro che Robocop è una creatura fortemente milleriana, e anzi pare che il celebre fumettista Frank Miller si sia lamentato che il film del 1987 attingesse sin troppo alle atmosfere del suo Il ritorno del Cavaliere Solitario. Leggo ciò dall’introduzione di Roberto Recchioni e in effetti ad andare a controllare, le date coincidono: l’ultimo numero del fumetto di Miller esce nel giugno del 1986 e la sceneggiatura definitiva di Robocop (la quarta stesura) viene depositata nell’ottobre del 1986.
Dopo il grande successo del primo film, viene proposto a Miller di scrivere il secondo: Recchioni parla di una specie di risarcimento morale, ma in realtà è il classico trappolone. Perché alla fine il pessimo film, che non piace a nessuno, è molto diverso dalla storia che Miller scrive per il cinema.
(Ad essere maligno, potrei aggiungere che poteva far togliere il proprio nome dai titoli, come si fa in questi casi, ma forse il richiamo pubblicitario era troppo forte.)
Dopo tanti anni finalmente la sceneggiatura di Miller diventa un fumetto, adattata per la carta da Steven Grant e portata in Italia da Avatar (MagicPress diretta dal mitico Daniele Brolli) con la traduzione di Matteo Casali e Mauro Neri. I disegni sono di Juan Jose Ryp e spero di non avere più la disgrazia di incontrarlo.

Sarò strano io, ma Juan Jose Ryp mi dà il mal di testa...
Sarò strano io, ma Juan Jose Ryp mi dà il mal di testa…

Al contrario del resto del mondo, provo totale disinteresse per Batman e me ne frego altamente della saga milleriana del Cavaliere Oscuro, e se QUESTA è la sceneggiatura che Miller ha scritto per il secondo film, comprendo benissimo che è stata smaneggiata fino allo sfinimento, nel tentativo di tirar fuori qualcosa di vagamente compensibile al grande pubbico. Massima stima per chiunque abbia dovuto mettere le mani su ’sta roba: spero si sia fatto pagare bene.

Pare che Miller abbia inventato il futuro oppressivo in cui l’uso deviato dei media televisivi cambia la percezione della realtà. Eppure questo lo si ritrova nella sceneggiatura de L’implacabile – uscito nell’87, quattro mesi dopo Robocop, ma già in lavorazione dall’85, prima della saga di Miller – come lo si ritrova ne Il dormiglione (1973) di Woody Allen e sono tutti debitori del romanzo 1984 (1948) di George Orwell.
Che le corporazioni e le multinazionali detengano il potere, anche politico, lo sappiamo dal secondo dopoguerra giapponese, con le zaibatsu che vengono “perdonate” dagli americani e riprendono il pieno potere sebbene colpevoli di una guerra rovinosa, e anche a livello narrativo basti pensare alla Compagnia di Alien (1979) che è figlia dichiarata della Compagnia di alcuni romanzi ottocenteschi di Conrad (in particolare Cuore di tenebra).
Insomma, non essendo io schiavo del fascino di Miller posso dire apertamente che non sta dicendo nulla di nuovo, sta solo prendendo buoni elementi e li sta usando per costruire storie che molti considerano buone.
Quindi non riesco a concordare con Recchioni quando usa questi elementi per dimostrare che Robocop è una creatura milleriana.

Boh, a me questo pare il Damon Killian de "L'implacabile"
Boh, a me questo pare il Damon Killian de “L’implacabile”

Questo Frank Miller’s Robocop ho provato più volte a leggerlo, fallendo regolarmente: ho riprovato ora per il blog ma è più forte di me. Questo indigesto guazzabuglio di vignette in libertà supera la mia sopportazione, e non essendo un seguace di Miller non provo alcuna referenza nei suoi confronti: mi sento anzi preso in giro da un autore osannato da ampie schiere di lettori.
Quel poco che sono riuscito a leggere non mi sembra così distante dal film, e visto che Miller oltre che autore del soggetto appare anche come sceneggiatore, ho il sospetto che il mito del film che “non è come l’ho scritto io” nasconda semplicemente una storia sfortunata, nata male e continuata peggio.

Sarà sicuramente un mio limite e mi tiro indietro senza problemi dal giudicare un tale maestro del fumetto, ma se ’sta sceneggiatura la lasciavano inedita non facevano un soldo di danno…

P.S.
Segnalo la recensione del Moro di questo fumetto dal blog Storie da birreria.

L.

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11 pensieri su “Frank Miller’s Robocop (2004)

  1. Concordo con Recchioni quando dice che è Milleriano, ma solo per una ragione, il finale:
    Robocop e Batman si ribellano al sistema di cui facevano parte… Ma solo per questo, e non è che sia una peculirità così distintiva 😉 Questo quando ancora Miller aveva la testa sulle spalle e non faceva tirate contro “Occupy Wall Street”. Detto questo la trama è un gran casino hai ragione a dire che chi ci ha dovuto mettere le mani per il film meriterebbe un premio. Concordo anche sui disegni di Juan Jose Ryp…. Riempie la tavola di roba, verante da mal di testa 😉 Cheers!

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    1. Per il mio saggio ninja “bazzicai” il Miller di Elektra e Stone (ninja bianco a fumetti quando all’epoca l’unico altro ninja bianco era quello di “Enter the Ninja” creato da Mike Stone!) per il resto non l’ho mai seguito molto

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  2. Feci una serie di post su Robocop e fumetti dedicati…. Questo è ancora il migliore. Pensa un po’. Miller scrisse anche un Robocop Vs terminator, non orribile ma nemmeno da ricordare. Ho la recensione sul blog ma dal cellulare non riesco a inserire il link….

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    1. Uh, ti vado a cercare e ti linko ai vari posti del ciclo. (Dopo il ciclo di Terminator ero obbligato a fare Robocop :-P)
      Pensa che Robo vs Termi lo presi appena uscì e non lo trovai malaccio, anche se pure lì era tutta ‘na caciarata. A un certo punto ho perso il filo ma almeno mi sono gustato le mazzate universali 😀

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  3. Che Miller sia destrorso si sa ,comunque Il ritorno del cavaliere oscuro,Batman anno uno e L’uomo senza paura ottimi fumetti,Miller ha fatto di peggio del film Robocop 2 dirigendo quella porcheria di Spirit.
    Comunque il film 1984 l’ho visto cìè John Hurt che poi faraà il dittatore in V for vendetta e come easter eggs nel film Oxford Murders(Frodo si dedica alla matematica)Hurt per la festa per Guy Fawes si mette la sua maschera.
    Comunque il primo vero Grande Fratello era l’occhio di Sauron.

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