Robocop: Prime Suspect (1992)

Cover di Nelson DeCastro
Cover di Nelson DeCastro

Nel gennaio del 1992 appare l’ultimo numero della collana Marvel e la Casa delle Idee congeda Robocop, che subito viene fagocitato da una casa che da anni sta comprando personaggi cinematografici: la Dark Horse Comics di Mike Richardson.
Nell’agosto successivo la casa inaugura una rivista mensile omonima – la “Dark Horse Comics”, appunto – dedicata a storie inedite a puntate: il primo numero presenta il prologo della nuova serie di Robocop.
La storia in tre parti è giusto un assaggio, in pratica il numero zero della saga che inizierà nell’ottobre successivo, firmata dal decano John Arcudi – fresco di Terminator: Tempest ed Aliens: Genocide – e disegnata da John Paul Leon: “Robocop: Prime Suspect“.

Per il crimine non serve una pistola grande... ma una grande pistola!
Per il crimine non serve una pistola grande… ma una grande pistola!

La gente non ama Robocop, i cittadini che lui protegge con tanto robotico zelo gli danno addosso in ogni occasione, e il povero Murphy ci soffre.
Nel numero zero lo vediamo intento a resistere agli sberleffi di alcuni facinorosi finché cede quando le cose si fanno serie, cioè quando cominciano a sparargli addosso. Da ufficiale della polizia di Detroit risponde al fuoco e tutti giù a criticarlo.
RobocopSuspect_CLa voce più alta la fa Isaiah Tucker, proprietario della catena di negozi di elettrodomestici “Insane Izzy”, che subisce dei danni a un proprio negozio durante uno scontro tra Robocop e alcuni criminali armati: il primo numero della storia si apre proprio con Isaiah che va in uno show scandalistico in TV ad urlare quanto sia infame Robocop.
Quando l’uomo viene ritrovato cadavere, ucciso da una pistolona che solo Murphy può usare, i sospetti ricadono tutti sul nostro eroe.

Aiutato dalla fedele dottoressa Lazarus – la solita partner Anne Lewis non si sa che fine abbia fatto – Robocop cercherà di discolparsi ma senza successo: le prove lo inchiodano e il suo archivio video risulta cancellato proprio all’ora dell’omicidio. Il verdetto è «Spegnete Robocop!», ma il nostro eroe non può permettere che venga messa a rischio la sua memoria umana, così tenta il tutto per tutto: prende in ostaggio la Lazarus e fugge dal tribunale.

Robbottone = pistolone
Robbottone = pistolone

Approfittando della illegalità di Robocop, il sindaco tutto contento intasca le solite bustarelle e inaugura l’uso in polizia del solito robottone scemo Zed-309, inutile macchinona che prende sberle in ogni storia di Robocop.
Fatto fuori il suo ingombrante sostituto e dimostrata la propria innocenza, il nostro eroe robotico potrà tornare a calcare le scene della Detroit criminale.

Ma quanto è stupido il modello Zed-309?
Ma quanto è stupido il modello Zed-309?

Dopo un inizio frizzante e intrigante, onestamente trovo che Arcudi diventi un pochino opaco, cedendo all’uso di deux ex machina – è il caso di dirlo! – che non sono all’altezza della sua bravura. Tutto si risolve “da fumettone” e di solito la DHC in generale e Arcudi in particolare non fanno fumettoni.
Però è solo la prima storia del personaggio e speriamo acquisti spessore in corso.

L.

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11 commenti

  1. Il titolo fa pensare ad uno spin-off di CSI 😉
    Persino John Arcudi perde colpi… Uff! ma cosa è successo ai disegni di John Paul Leon?
    Lo ricordo bravissimo (Terra X della Marvel era una bomba) qui sarà stato uno dei suoi lavori giovanili. Anche perchè sembra disegnato da un bambino 😉 Cheers!

    Liked by 1 persona

    • Magari i grandi autori andavano alla DHC per farsi esperienza e sperimentare, prima di fare cose migliori!
      Non è una brutta storia, però le premesse intriganti finiscono troppo sbrigativamente e in modo semplicistico: da Arcudi non me lo aspettavo!

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      • In effetti, è strano che un Arcudi perfettamente a suo agio con Aliens e Terminator si trovi a essere poi come “frenato” da un personaggio come Robocop. Questa accoppiata buon inizio/fine convenzionale non è certo il suo marchio di fabbrica, tanto da dar quasi l’impressione qui di essersi limitato a eseguire un semplice (e nemmeno troppo convinto) lavoro su commissione…

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