Cover di Nelson DeCastro
Cover di Nelson DeCastro

Dopo due titoli della Marvel, tocca alla Dark Horse Comics presentare la novelization del terzo film: nel luglio 1993 in cui il film gira per l’Asia e l’Europa – in attesa che ad agosto lo veda io a Roma, grazie a provvidenziali biglietti omaggio – esce il fumetto “Robocop 3“.
Il film uscirà nelle sale americane solo a novembre, quindi per quei lettori questa era un’anteprima.

Robocop3dNon so se ci sia parentela con l’Alan Grant che firma Robocop 2, ma questa terza novelization – tratta dalla sceneggiatura ancora di Frank Miller – è curata da un altro celebre autore Marvel: Steven Grant, futuro adattatore per la Avatar della sceneggiatura di Frank Miller per il secondo Robocop e all’epoca fresco della novelization di Alien 3. (In realtà veniva da anni di gavetta alla Marvel, anche con il Punisher.)
Ai disegni troviamo Hoang Nguyen, che non so se sia l’illustratore vietnamita che gira oggi in rete: il nome comune non aiuta l’identificazione…

La Detroit del futuro è sempre più violenta, con le sue bande di punk così spietati… da firmarsi Splatter Punk! (Probabile strizzata d’occhio al termine coniato nel 1986 da David J. Schow per identificare un genere letterario sfociato in una splendida antologia omonima del ’90.)
Il nostro Robocop fa quello che fa sempre: prende un mare di sganassoni da chiunque nel tentativo di riportare l’ordine. Stavolta però nello scontro tra banditi “buoni” e le forze “corrotte” dell’OCP ci scappa la morte della sua storica collega ed amica Anne Lewis, già bella che dimenticata nelle storie a fumetti.
Questo scatena il going berserk di Robocop ma stavolta non dovrà affrontare il solito robottone scemo, bensì un robo-ninja-samurai-o-quello-che-è!

Ok, questo piace da morire al nerd che è in me!
Ok, questo piace da morire al nerd che è in me!

Sono i folgoranti primi anni Novanta, gli anni del Rising Sun di Crichton, delle multinazionali giapponesi che si comprano mezza Hollywood e diventano i nuovi cattivi; sono i tempi in cui ogni grande storia deve vedere una zaibatsu, una Yutani da aggiungere ad una Weiland, una Compagnia che giustifichi la violenza dei personaggi contro l’invasore (economico) dagli occhi a mandorla.
Robocop3bRobocop non sfugge a questa moda.

Malgrado adorassi l’attore protagonista Robert Burke – all’epoca impegnato in alcuni deliziosi film indipendenti – e il robo-ninja rientrasse nelle mie corde, nulla di questo terzo film mi è rimasto in memoria un secondo dopo essere uscito dalla sala vuota del cinema, dov’ero solo io e un mio amico che avevo convinto a seguirmi solo grazie alla gratuità del biglietto.
L’unico ricordo è quello più nerd e tamarro… cioè Robocop che vola! Vruuum vruuum e spara ai cattivi!

Non un gran film, non un gran fumetto, che la Dark Horse presenta quasi costretta dalla moda delle novelization. Che scusa avrà inventato ora Frank Miller? La bruttezza del secondo film l’ha giustificata dicendo che era tutta tagliata la sua sceneggiatura, ma il terzo come ce lo spiega? E se gli hanno massacrato un film, perché accettarne un altro?

La dottoressa Lazarus e Murphy secondo Hoang Nguyen
La dottoressa Lazarus e Murphy secondo Hoang Nguyen

Chiudo con una curiosità.
La dottoressa Lazarus, che gestisce l’hardware e il software di Robocop, non appare al cinema se non con questo terzo film: ma il personaggio l’abbiamo già incontrato l’anno precedente in Prime Suspect, il fumetto che inaugura la stagione Dark Horse Comics di Robocop: possibile che un’invenzione fumettistica arrivi immediatamente al cinema? E perché invece le belle storie non lo fanno mai?

L.

– Ultimi post simili:

Annunci