Robocop: Mortal Coils (1993)

Cover di Ray Largo
Cover di Ray Largo

Quanto sono brutti gli anni Novanta, così pieni di anni Ottanta!
La moda americana è devastante e i disegnatori sono dei pazzi furiosi, che riescono a mettere le spalline pure a Robocop!
La Dark Horse Comics nel settembre del 1993 presenta un grande passo falso nella carriera fumettistica del personaggio: “Robocop: Mortal Coils“.

RobocopCoilsAIl terzo film sta ancora facendo danni al cinema, dimostrando che non è colpa di nessun altro: è proprio Frank Miller che non è capace di conquistare gli spettatori come ha conquistato i lettori!
Servirebbe un fumetto forte, che acchiappi per i capelli il robottone e non lo faccia scivolare nel ridicolo: lo sceneggiatore Steven Grant – che adatterà nel 2004 la sceneggiatura di Frank Miller per il secondo film – manca totalmente l’obiettivo, né lo aiutano i disegni di Nick Gnazzo, il cui gusto nel vestire i personaggi fa schifo alla rima col cognome…

In trasferta a Denver per dare la caccia ad un pericoloso criminale, Robocop e la sua fedele dottoressa Lazarus – che, lo ricordo, è nata proprio nei fumetti della DHC e addirittura si subodora una love story meccanica!  – si ritrovano in una città ostile in mano a bande criminali, mentre la polizia corrotta si fa gli affari propri.
A sorpresa Robocop è stato nominato federal marshal, e si sente subito Chuck Norris andando in giro a tirarsela e ad arrestare la qualunque.
Il boss locale apre dunque la stagione di caccia al robo-poliziotto, spingendo i criminali peggio vestiti della storia a fare cose stupide a dirne di ancora più stupide…

Mio Dio... ma come sono vestiti?
Mio Dio… ma come sono vestiti?

Vignette così brutte credevo potesse farne solo la Marvel: odiavo il suo stile nei primi anni Novanta, con costumi esageratamente cafoni e le bocche dei personaggi sempre contratte a gridare stupidaggini. Dispiace trovare ‘sta roba in una saga DHC, che un minimo ha sempre mantenuto uno stile “al di là della moda del momento”.
È una storia fastidiosa che non merita altre parole: spero non sarà questa la qualità media del personaggio…

L.

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7 pensieri su “Robocop: Mortal Coils (1993)

  1. Come fai a disegnare in stile anni’ 80 negli anni’ 90 dove il fumetto americano era codificatissimo… Bhe se ti chiami Nick Gnazzo, il cognome dice anche come disegni, a Gnazzo 😉 Il problema che nello stile anni ’90 i super eroi hanno dato il loro peggio… che idea del Gnazzo scopiazzarli 😉 Cheers!

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    1. Io già all’epoca non capivo una mazza di quello che succedeva nelle storie Marvel, poi mi ritrovavo gente con spalline di due metri e vestiti come dei papponi anni ’70: capisci perché poi uno si butta su Tex? 😀

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  2. Si negli anni ’90 c’è stato la speculazione dei fumetti con copertine di tutti i tipi,donne mezze svestite dai fisici ultra da pin up e l’anatomie ipertrofiche con costumi orribili,Rob Liefeld (pessimo designatore) si fatto ricco con l’Image(se non ricordo male) portò al crollo del fumetto americano.

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  3. Il fatto è che, a quei tempi, le dosi di pacchianaggine grafica in campo supereroistico potevo anche capirle, in un certo qual modo (si cercava di rinnovare… riuscendoci rarissimamente, in genere. Avrebbero dovuto cercare molto meglio). Ma qui si tratta di Robocop, e i supereroi non c’entrano assolutamente un Gnazzo (appunto): va da sé che quando a una storia irrilevante aggiungiamo pure lo stilista sbagliato, il flop non è solo garantito, ma ampiamente meritato… ah, e la copertina non fa che peggiorare involontariamente il tutto, perché il solido e realistico Robocop (con altrettanto realistici criminali annessi) di Largo non fa proprio presagire alcunché di quei Gnazzo di disegni che si troveranno all’interno.

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