Le donne di Greg Rucka: Carrie Stetko

Cover di Frank Miller
Cover di Frank Miller

Con soli quindici anni di ritardo faccio mente locale sul fatto che adoro le storie a fumetti di Greg Rucka, autore di San Francisco (classe 1969) nato romanziere e diventato apprezzatissimo autore di varie case fumettistiche.
Visto che il suo biglietto da visita è rappresentato dai suoi strepitosi personaggi femminili, ho chiamato questo ciclo “Le donne di Greg Rucka”.

Portland, inizi del 1998. Convention del fumetto, stand della neonata Oni Press. Un giovane Greg Rucka si sente fuori posto: è felice che il suo soggetto – in realtà una sceneggiatura già completa – sia stato accettato dalla casa ma finché non si trova un disegnatore è ancora solo un sogno: che ci fa l’autore di romanzi action (del ciclo con protagonista Atticus Kodiak) in una convention del fumetto?
Gli indicano un tavolo più in là, dove Steve Lieber sta disegnando bozzetti. Rucka lo avvicina e gli parla del suo soggetto: un mese dopo riceve per fax un foglio con su disegnata Carrie Stetko come la vediamo in “Whiteout: tutto bianco“, miniserie del ’98 (quattro numeri da luglio a ottobre) che Macchia Nera porta in Italia nell’ottobre del 2000.

Antartide, la fine del mondo. Da qui «si può solo risalire».
Whiteout_BIn questa terra gelida, lontana da tutto ciò che possa chiamarsi “mondo”, lavora la federal marshal Carrie Stetko: “la regina della Ghiacciaia”, come viene chiamata sprezzantemente dalla comunità di McMurdo, la più grande città della base antartica.
I ghiacci sono un mondo di uomini, nessuna donna chiede di lavorare in questo settore, perciò non è facile la convivenza di Carrie con i suoi colleghi, rudi e cavernicoli: è un mondo duro e tosto, ma calza a pennello a Carrie. Perché anche lei è rude e tosta. Non ha però scelto lei di finire lì, vi è stata confinata perché cinque anni prima, quand’era vice-sceriffo nella sua città, ha ucciso un prigioniero che voleva violentarla: legittima difesa, ok, ma per punizione… un calcio nel sedere e vai sui ghiacci! (In realtà sappiamo che non è stata proprio legittima difesa: un pizzico di malignità c’era.)
La storia si apre su un omicidio, e non esistono omicidi in Antartide. Tra i ghiacci si muore continuamente, per mille motivi: essere uccisi volutamente da qualcuno non era mai rientrato nelle statistiche.
Carrie si ritrova a dover indagare nelle peggiori condizioni, in un posto dove le informazioni sono lentissime a girare e dove qualsiasi pratica investigativa è ostacolata da mille problemi.

Scienziati scomparsi, spie, ingordigia, tradimento, amicizia, violenza: non manca nulla in questa storia, che vede Carrie costretta a sbrigarsi nelle indagini: tra due settimane quasi tutti andranno via, per cambio turno, e l’assassino dunque fuggirà indisturbato.
Non è però una questione professionale: quando Carrie perde due dita perché qualcuno l’aggredisce e la lascia tra i ghiacci, la questione diventa maledettamente personale…

Whiteout_CL’agente Carrie Stetko ritorna con “Whiteout: Melt“, apparso in patria tra il settembre del 1999 e il febbraio 2000 ed edito in Italia nel settembre 2009 da Edizioni BD.
Tayshetskaya, una delle stazioni di ricerca russe nella terra di Wilkes, ad un migliaio di chilometri da quella McMurdo in cui era ambientata la storia precedente. Qui nascondono anche armi che non dovrebbero trovarsi su suolo antartico, ma ci sono: finché un giorno un attacco di ignoti fa esplodere tutta la base e morire tutti gli abitanti.
Sul posto viene inviata una svogliata Carrie, che accetta solo perché le hanno promesso che finirà il suo “confino” tra i ghiacci e potrà tornare a casa, o se non altro in una città calda.

L’Antartide è una puttana assassina. Non sto esagerando: sempre in attesa di un’occasione per ucciderti. Non è una questione personale, al ghiaccio non importa: è semplicemente la sua natura.

Mentre nel precedente episodio Carrie è aiutata da Shelba – agente britannica, forse pure spia – qui è affiancata dall’agente russo Aleksandr Kuchin, con cui condividerà i disagi del viaggio.
Nel primo episodio c’è una leggera “tensione omoerotica” (come la chiamano molti in Rete) mai espressa e fatta solo di piccoli rimandi. E per fortuna, perché onestamente è l’idea meno azzeccata della storia: due sole donne in tutta l’Antartide e pure lesbiche? Rucka ammette che è voluta la tensione inespressa, ma si giustifica citando storiche opere di amicizia che travalica ogni limite di genere, tipo Hard Boiled (in realtà tutta la cinematografia di Hong Kong è basata sull’amicizia virile): però è meglio andare sul sicuro coi lettori e così nel secondo capitolo Carrie va a letto con lo spione russo. Diciamo che la sua sessualità non è la parte migliore del personaggio…

Melt è la storia della rincorsa di Carrie e Aleks per acciuffare i criminali che la mafia russa ha assoldato per rubare le armi atomiche nascoste in Antartide. Malgrado i russi siano ex militari, non conoscono i ghiacci come Carrie, quindi sarà a sorpresa uno scontro alla pari.

La seconda avventura è molto meno complessa della prima, anzi è praticamente una storiella molto lineare mentre la precedente è un poliziesco molto serrato e variegato, però si legge che è un piacere e poi ritrovare la grintosa Carrie è senza prezzo.
Stupisce però che Rucka abbia vinto l’Eisner Award per questa seconda storia, molto “semplicistica” sebbene appassionante.

Whiteout - Incubo bianco (7)Nel 2009 quattro sceneggiatori si avventano sui due graphic novel di Rucka, li attorcigliano, li ammalloppano e tirano fuori il film Whiteout, diretto da Dominic Sena. La tozza, muscolosa e ruvida Carrie Stetko viene interpretata dalla magra, longilinea, fighettosa e perennemente imbronciata Kate Beckinsale, che per rendere alla perfezione la repulsione verso gli stereotipi che contraddistingue l’opera di Rucka… inizia il film spogliandosi per fare la doccia! Ma siamo tornati negli anni Ottanta?
Quando ho visto il film la prima volta mi è piaciucchiato – complice la mia innata passione per le storie ambientate tra i ghiacci – ma rivisto dopo aver letto i fumetti è molto deludente: è un semplice e semplicistico guazzabuglio di spunti di Rucka cucinati alla hollywoodiana: far giocare a golf il dottor Furry in un ambiente dove si muore anche solo per aver respirato più forte, è davvero di cattivo gusto.
Preso il personaggio maschile del secondo ciclo, infilato a forza nella trama del primo, il risultato è lontanissimo dallo stile di Rucka: per dirla alla Woody Allen, «una congerie di asinini luoghi comuni»…

L.

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11 pensieri su “Le donne di Greg Rucka: Carrie Stetko

  1. Bello il ciclo nuovo su Rucka! 😉
    Hai ragione a citare il cinema di Hong Kong, ma più che la sessualità di Carrie Stetko ho sempre apprezzato la location, l’Antartide è una macchina assassina innevata, il Carpenteriano in me non può che esserne attratto 😉

    Il film era una porcheria, valeva solo per la guardabile Kate Beckinsale, ma non aveva un grammo dell’opera originale di Rucka, ci sta tutta la citazione a Woody Allen 😉 Cheers!

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    1. Arrivo sicuramente per ultimo, ma ho scoperto di adorare Rucka senza saperlo! Cioè già ho letto cose sue senza rendermene conto, così ho deciso di fare un ripasso ragionato 😉
      Le storie tra i ghiacci mi fanno impazzire, e hai ragione: è tutta “colpa” di Carpenter 😉

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  2. Un piccolo particolare gustoso: tra il 2000 ed il 2001 Lieber venne intervistato da una rivista italiana (se non ricordo male era la scomparsa “Fumetti d’Italia” di Graziano Origa, ma vista l’incipiente età potrei sbagliarmi) e quando gli chiesero se era contento del’edizione italiana curata da “Macchia Nera”. Ebbene il disegnatore rispose dispiaciutissimo che non poteva rispondere perché non solo lui e Rucka non erano stati pagati fino a quel momento dei diritti italiani, ma non avevano ricevuto nemmeno una copia dall’editore nostrano.
    Va detto che in quegli anni, purtroppo per noi, quella era una pratica comune a cui ricorrevano molti nostri editori. Lo stesso Pasquale Ruggiero di Magic Press (che è invece una CE molto seria) spesso infatti si lamentava della difficoltà di convincere gli americani riguardo all’affidabilità dei nostri operatori.

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    1. Grazie dell’aneddoto, che purtroppo testimonia una “fama” italiana molto diffusa. Parlando con un noto illustratore italiano mi ha detto che molte copertine presentano suoi disegni senza né autorizzazione né pagamento, e intervistando un agente letterario britannico mi ha detto che adorava avere rapporti con l’Italia… ma visto che non veniva più pagato ha dovuto interrompere ogni rapporto…

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    1. In pratica hanno preso la spia maschile del secondo episodio e l’hanno infilata a forza, e con lo sputo, nel primo, liberamente e vagamente “ispirato”. Molti elementi corrispondono – l’aggressione nella neve, le dita amputate, una parte del colpo di scena finale – ma davvero il film è troppo hollywoodiano anche solo per avvicinarsi alla bellezza del graphic novel di Rucka.

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