Robocop: Roulette (1993)

Cover di Nelson & Juda Tverski
Cover di Nelson & Juda Tverski

Ultimo appuntamento targato Dark Horse Comics dedicato al poliziotto robotico: la casa poi abbandona il personaggio che evidentemente non ha avuto il riscontro preventivato. Complici, certo, delle storie non proprio ispirate.
Nel dicembre del 1993 inizia dunque l’ultima avventura di Murphy per questa casa: “Robocop: Roulette“.

Il Robocop di Mitch Byrd
Il Robocop di Mitch Byrd

Ai testi viene chiamato un pezzo da novanta come John Arcudi, già autore di ottime storie per le testate AliensPredatorTerminator, mentre dei disegni di occupa Mitch Byrd.

RobocopRouletteBAlcuni nomi di spicco dell’ingegneria robotica spariscono misteriosamente, ma la polizia non sembra badarci: le strane sciabordano di pazzi furiosi che distruggono quartieri per hobby, quindi non c’è tempo per pensare agli scienziati scomparsi.
Questi però si stanno riunendo per mettere in pratica un progetto di robot nato insieme a Robocop, ma mai sviluppato dalla OCP: un super robottone con cervello umano controllato a distanza, insomma un robottissimo che fa malissimo.

Gli scienziati non curano certo la grafica della loro creatura, che risulta davvero bruttarella, ma appena è pronta la scagliano contro Robocop: i due cominceranno a darsi sganassoni metallici di santa ragione, finché ovviamente il nostro robo-amico avrà la meglio.

Di sicuro Arcudi ha scritto storie decisamente migliori, ma alla fin fine questa si legge senza particolari problemi.
Pare che esistano delle tavole disegnate per proporre un incredibile “Robocop vs Predator”, ma alla fine la Dark Horse Comics decide di mollare il personaggio, che per dieci anni scompare nel nulla. Vedremo la settimana prossima come cambia il suo destino…

L.

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6 commenti

    • Purtroppo in un mare di fake e fanart è difficile capire qual sito mostri “roba vera”: visto che il Predator si è scontrato con la qualunque, non avrebbero sfigurato Robocop 😉
      Ridevo come un matto da ragazzino quando a “Drive In” Greggio presentava un “Macistissimo che fa malissimo” 😀

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  1. Forse all’epoca si sarebbe potuta dare qualche possibilità in più al Robocop di Arcudi, alzando il tiro di quel tanto da non dover rinunciare del tutto al personaggio… Ma è molto probabile che, alla fine, il (poco) venduto effettivo sconsigliasse di accollarsi ulteriori rischi. Peccato perché, potendo superare l’impasse, penso ne sarebbe uscita una serie di storie degne della migliore produzione Dark Horse..

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    • Non so quanto abbia realmente venduto Robocop all’epoca, per cacciarlo dalla casa dopo solo un annetto di vita mi sa che è andata malino. Visto poi che per i successivi dieci anni nessuno l’ha più disegnato, mi sa che i numeri di vendita saranno stati scarsini. Certo che i due sequel-flop al cinema non hanno minimamente aiutato…

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