Cover di Juan José Ryp e Jacen Burrows
Cover di Juan José Ryp e Jacen Burrows

Dopo essere stato scaricato dalla Marvel e dalla Dark Horse Comics, il povero Robocop rimane nel limbo fumettistico per dieci anni.
La Avatar lo accoglie e presenta la sceneggiatura originale di Frank Miller, dopo di che prova a lanciare di nuovo il personaggio. Affida così al consueto Steven Grant – che aveva ridotto il testo di Miller – il compito di creare una storia one-shot in attesa di ulteriori sviluppi: il risultato è “Robocop: Killing Machine“, dell’agosto 2004.

In una ventina di pagine Grant – con i disegni di Anderson Ricardo – ci racconta di un giovane hacker di famiglia ricca che, tramite collegamento neuronale, prende il controllo di un grande robot che giace dimenticato nei magazzini della OCP. Appena si ritrova alla guida di un potente mostro robotico, il giovane che fa? Cerca di far fuori Robocop, che con una sberla meccanica distrugge il robottone e ma da in coma l’hacker. Fine.

Ma... Ann Lewis non era morta nel '93?
Ma… Ann Lewis non era morta nel ’93?

Non sembra che ci sia un luminoso futuro per Robocop, se questa è la qualità delle storie in serbo per lui, ma non dispero e mi preparo a questa novella vita a fumetti degli anni Duemila: saprà tirar fuori qualche storia almeno decente?

L.

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