Intervista a Stefano Di Marino

Disegno di Simone Ziliani
Disegno di Simone Ziliani

Per le “Interviste Etrusche”, sono andato a chiacchierare di fumetti e traduzioni con Stefano Di Marino.
È impossibile spiegare in poche righe la carriera di uno dei più versatili e prolifici narratori italiani, potrei invitarvi semplicemente a consultare la sua sterminata pagina Wikipedia, ma un paio di cose vorrei dirle. Per esempio che trovate ancora in edicola lo speciale di SegretissimoIl Professionista Story 11”, con una ristampa e un inedito con protagonista Chance Renard, il Professionista: storico personaggio action di Di Marino che ha compiuto ormai vent’anni di vita editoriale.
Così come trovate ancora lo speciale “Noi siamo Legione”, dove Di Marino e gli altri autori “sotto copertura” della collana raccontano un’avventura inedita del loro personaggio d’elezione.
Infine vi invito ad iniziare la sua saga western digitale Wild West  che trovate negli store Delos Digital.

SAS 06Quando nel 2008 la collana mondadoriana Segretissimo SAS ha deciso di tentare un esperimento a dir poco sorprendente – racchiudere in un unico volume da edicola tanto il romanzo di Gérard de Villiers quanto l’adattamento a fumetti della Glénat che ne era stato tratto – Di Marino ha tradotto questi rari fumetti di SAS giunti in Italia: Patto col diavolo (Segretissimo SAS n. 6, giugno 2008) e Polonio 210 (Segretissimo SAS n. 11, novembre 2008).

Il tuo rapporto con il mondo dei fumetti è notoriamente profondo, non solo come lettore. Hai tradotto due avventure a fumetti di SAS Malko Linge, il re delle spie nel suo tentativo di conquistare anche quel mondo, oltre a quello librario. Cosa puoi raccontarci di quell’esperienza?
In effetti il fumetto di SAS era interessante, non eccellente perché romanzi e fumetti hanno tempi e ritmi diversi. Questi (disegnati anche dall’ottimo Andrea Mutti) seguivano esattamente le trame dei romanzi e risultavano un po’ compressi. Poi il protagonista invece era diverso dal SAS dei romanzi, più Bond, quasi assomigliava a Daniel Craig.

Hai tradotto alcuni romanzi di un altro agente famoso, James Bond: ti è mai capitato di leggere quei pochi suoi fumetti usciti in Italia?
Certo, ne sono un collezionista. Avevo delle vecchie e pregiatissime edizioni di quelli di McLusky e Lawrence che poi sono usciti in tre magnifici omnibus inglesi con l’introduzione di Roger Moore. Fumetti di molte decadi fa, ma ancora piacevoli.
Tra le tante versioni di 007 a fumetti quella di Goulacy e Moench (Serpent’s Tooth, uscita nella gloriosa Hiperyon) è quella che preferisco [domani su questo blog! N.d.C.]. I due autori, se ricordi, realizzarono alcune delle più belle avventure di Shang Chi maestro del Kung fu negli anni ’70, ambientate proprio in un mondo spionistico molto bondiano.

OperazioniSegreteDopo SAS e Bond il terzo nome è obbligatorio: Chance Renard, il Professionista. Il tuo personaggio – il più prolifico eroe letterario italiano – ha vent’anni di onorata carriera sulle spalle e nel 2013 ha conosciuto anche una versione a fumetti: come ci sei arrivato? E com’è stata scrivere per le “nuvolette”?
In realtà il fumetto Operazioni segrete è quasi interamente frutto del lavoro di Simone Zilliani, che mi chiese un racconto che poi sceneggiò e disegnò lui. Un bell’attestato di stima di un giovane e talentuoso lettore che comunque ha dato una interpretazione un po’ manga del personaggio. È ancora disponibile per dbooks.it [su Amazon e ibs). N.d.C.].

Grazie a te ho conosciuto ed amato il fumetto francese, con una gamma di storie molto più ampia delle testate italiane: lo segui ancora?
Sì, assolutamente. Per la verità leggo più fumetto franco-belga che italiano o americano, anche se ci sono diverse iniziative recenti (come la ripresa di Mister No e i Tex a colori) che mi piacciono moltissimo.
Il fumetto franco-belga è più adulto, forse più breve nella paginazione ma più curato. In fin dei conti è quello che leggevo di più da ragazzo e al quale sono rimasto fedele anche negli ultimi anni. Di certo ha saputo reinventarsi più volte cambiando temi e personaggi.
Ricordo sempre l’opera del mio maestro ideale Jan Van Hamme (Largo Winch, XIII, Thorgal) dal quale ho imparato moltissimo sugli intrecci e i personaggi, anche nella narrativa in prosa.

XIIIPer finire, se ti proponessero una serie regolare a fumetti del Professionista, accetteresti? Pensi che Chance starebbe bene anche in quel formato?
Sarebbe una sfida. Lo vedrei sia in un formato Bonelli con albi sulle 100 pagine che in formato francese con 48 tavole. Il personaggio c’è, ma bisognerebbe rivederlo e riscriverlo per il fumetto. Un’operazione come quella che Van Hamme fece per Largo Winch.
Le storie dei romanzi sono troppo lunghe e complesse. Si tratta di media differenti con un linguaggio che ha tempi e modi diversi. Punterei più sull’avventura che sull’intrigo spionistico. Sarebbe bello…

Ringrazio Stefano Di Marino per la disponibilità e vi invito a seguire su Segretissimo – in edicola e in eBook – le avventure del suo Professionista, firmate come Stephen Gunn.

L.

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16 pensieri su “Intervista a Stefano Di Marino

      1. Ehhh ti ho visto e soffro perché anch’io ho da parte un po’ di materiale raccolto sui vari media in cui è apparsa la mitica Modesty, ma non riesco mai a trovare la spinta per chiudere il discorso. Sarebbe una Modesty “a blog unificati”: fumetti, libri e film, almeno tre miei blog a post battenti…
        Comunque pensavo anche ai vari altri personaggi delle strips inglesi, da Corrigan a Hawke e ai vari altri personaggi che ho conosciuto con la mitica rivista “Eureka” 😉

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  1. Io ricordo tra i miei preferiti, oltre a Jeff Hawkee: Garth, Dan Dare, Romeo Brown, James Bond. Però l’unica striscia che ho continuato a seguire nel tempo è stata proprio Modesty Blaise, mentre per gli altri mi sono fermato alle letture di quaranta anni fa. Mi piacerebbe recuperarli e ho in programma di farlo, ma per il momento non saprei davvero cosa scrivere su di loro.

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  2. Sì, direi che quella che ricordi è proprio Scarth, del “duo” Roca – Addams… Riguardo a Garth, se la memoria non mi inganna, negli anni ’70 un quotidiano nazionale aveva addirittura pubblicato per qualche tempo – modalità Daily Express – le strisce di Bellamy (ne avevo anche letta e ritagliata qualcuna, dove Astra doveva usare i suoi poteri contro dei nemici chiamati Gorgil, o qualcosa del genere).
    Tornando all’intervista a Stefano Di Marino (grande professionista) ancora riduttivo), devo complimentarmi di nuovo con il tuo stile… E’ come se – a livello di coinvolgimento e partecipazione – fossimo anche noi lì a chiacchierare amabilmente con l’autore 😉

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      1. E noi siamo parimenti curiosi, quindi ci troviamo in sintonia con il tuo modo di far le domande 😉
        A proposito di Scarth, dei vecchi Eureka purtroppo me ne è rimasto solo uno, e naturalmente NON è quello che conteneva “Scarth – Una donna anno zero” 😦

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