Robocop: Dead or Alive (2014)

Cover di Goñi Montes
Cover di Goñi Montes

Il nuovo film di Robocop è uscito e subito dimenticato, così che la Boom! Studios – l’unica casa che ancora provi a presentare fumetti con il personaggio – decide che non è il caso di continuare a parlare del nuovo fallimentare ropo-poliziotto cinematografico: è il momento di tornare alle origini!
«Lo compro per un dollaro!» con questo celebre tormentone del televenditore visto nel primo film, nel luglio del 2014 inizia la lunga saga nota col semplice titolo “Robocop” – ribattezzata poi Robocop: Dead or Alive per l’edizione TPB – scritta da Joshua Williamson e disegnata da Carlos Magno.

Carlos Magno ci riporta al Robocop del 1987
Carlos Magno ci riporta al Robocop del 1987

Dimenticate il remake-reboot, dimenticate gli esperimenti del mondo a fumetti e degli immani danni provocati da Frank Miller: tornate al film del 1987, perché è da lì che comincia il fumetto.
Robocop e la sua inseparabile Anne Lewis – che muore e rinasce a raffica – si muovono per le strade di Detroit affrontando tutti i pazzi e i criminali armati fino ai denti. Fiumi di pallottole inondano la città, mentre ogni squilibrato ha in casa un enorme arsenale.
Lewis è giustamente un po’ stufa di questa vita, e prova a fare l’esame da detective sperando che finalmente inizi la sua carriera: non le sorride affatto l’idea di rimanere agente a vita… come il suo partner.
Murphy ormai è una proprietà della OCP, le viene fatto notare: non c’è pensione né altro per lui, è solo un’apparecchiatura da usare. Lo stesso ragionamento lo fa Murphy, che quando scopre le intenzioni dell’amica – che in fondo sta cercando di allontanarsi da lui – la incoraggia e la spinge, in realtà confondendola.

Non vedrete mai un Robocop più violento di questo!
Non vedrete mai un Robocop più violento di questo!

Un giorno il sindaco ha la malaugurata idea che risolverà i problemi di Detroit: dichiara illegali tutte le armi che non siano impugnate dalle forze dell’ordine! Capite che in un paese come l’America, questo vuol dire guerra.
Lewis e Robocop si ritrovano a gestire rivolte su rivolte di gente che diventa violenta perché vuole avere un’arma per difendersi dai violenti… Va be’, per un europeo è davvero roba da camicia di forza, ma capisco che è un attacco profondo al cuore americano.
Uno degli artefici della “Get the Guns Initiative” è un certo John Killian, politicante locale… che fa un gran bel doppio gioco: sposa l’iniziativa davanti al sindaco, ma poi per strada infuoca la folla contro l’OCP cattiva.
Come apparirà chiaro ben presto, Killian è un super-cattivo che vuole usare tutte le armi confiscate per usarle nei suoi traffici: e già che c’è, approfitta della confusione per derubare gli archivi della OCP.

Una saga piena di sequenze spettacolari
Una saga piena di sequenze spettacolari

Sedata una rivolta popolare, di gente furiosa che vuole possedere armi, Robocop e Lewis per il momento hanno frenato i piani di Killian, ma in realtà il sindaco – amico del criminale – li penalizza: ora Robocop deve girare disarmato e Lewis viene promossa a detective… e nei fatti sepolta in un ufficio polveroso.
Quando Killian attua la seconda parte del suo piano – rapinare banche con gli stupidi Ed209 potenziati – c’è solo Murphy disarmato a tenergli testa. Non lo rimarrà a lungo, perché la Lewis scoprirà le prove della colpevolezza di Killian e, con Robocop alla guida di tutte le forze della OCP, inizierà una vera e propria guerra per le strade di Detroit.

E Robocop... segna!
E Robocop… segna!

Lo scontro fra criminali e cittadini esaltati da una parte e le esigue forze dell’ordine dall’altra sembra deciso in partenza, finché sul campo di battaglia piomba dal cielo Robocop: catapultato dal… RoboCopter! (L’idea è geniale, peccato che nella vignetta successiva l’apparecchio venga subito distrutto…)
Uno scontro violento ed epico completa quella che ha tutta l’aria di essere un addio: è ora che Robocop saluti il mondo dei fumetti, sembra voler dire questa lunga saga di 12 numeri, conclusasi nel giugno 2015. E lo fa tornando alle origini.
Anne Lewis si infila la divisa da agente e chiama Murphy per tornare in azione, e il suo partner di sempre la segue, correggendola: «Chiamami Robocop».
Una storia ottima, come non si vedeva da tanti anni, credo sia il modo migliore di congedare il personaggio: se questa o un’altra casa si azzarderà a ripescare Robocop, dovranno avere per le mani una storia dannatamente buona!

Goodbye, Murphy...
Goodbye, Murphy…

Una curiosità. La dottoressa che cura Robocop non poteva chiamarsi Lazarus – nome creato dalla Dark Horse e poi usato da Frank Miller per il terzo film – ma il personaggio c’è ed è identico… però si chiama dottoressa Tyler.

Addio, Murphy, e spero ti lascino in pace…

L.

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8 commenti

  1. Almeno il noem di Murphy viene riabilitato dopo tante schifezze.ti segnalo questo gioco che parla di transumanesimo e uomini bionici in cui compare un poliziotto di nome Murphy ed è ambientato a Detroit ,Deux Ex Human Revolution lo trovi a 4 spicci.

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