Drive (2015)

Cover di Antonio Fuso
Cover di Antonio Fuso

È curioso leggere una novelization a fumetti così atipica e così gagliarda!
Atipica perché “Drive” è presentato dalla IDW Publishing a quattro anni di distanza dal film di riferimento – Drive (2011) di Nicolas Winding Refn – e già nel titolo fa riferimento al romanzo omonimo del 2005 di James Sallis (in Italia, Giano 2006) più che alla sceneggiatura di Hossein Amini: non ho letto il romanzo ma la storia è davvero uguale al film…
Non è quindi il solito fumetto da far uscire in contemporanea al film, la solita robbetta pubblicitaria che difficilmente soddisfa: si tratta di una miniserie in quattro parti, iniziata nell’agosto 2015 e sceneggiata da Michael Benedetto (di solito editor, per la prima volta scrittore), che non si riesce a smettere di leggere e appassiona ad ogni pagina, grazie anche agli ottimi disegni di Antonio Fuso (G.I. Joe, NinjakJudge Dredd: City Limits e un mucchio di altre testate).

Ok, è finita male, ma lasciate che vi racconti una storia...
Ok, è finita male, ma lasciate che vi racconti una storia…

Il protagonista senza nome – interpretato al cinema dal bravo Ryan Gosling – è un classico esponente della luminosa tradizione degli eroi senza nome: personaggi che arrivano dal nulla, con un passato tutto da scoprire e un futuro da salvatori.
Driver (chiamiamolo così) è un autista, punto. Non gli importa se chi lo ingaggia vuole fare una rapina o che altro (e di solito è così), perché lui si limita a guidare. Fa lo stuntman automobilistico per il cinema e cambia casa ogni sei mesi: è un uomo che non esiste, che nessuno conosce e che si limita a fare ciò per cui è nato. Guidare.
DriveCon pochissime pagine siamo già nella storia e ci sembra di amare da tempo il personaggio, mentre il film incede in oggettive lungaggini che annacquano un po’ il discorso: può piacere o meno lo stile, ma è innegabile che il film si lasci andare in tempi lunghi.
Cook ingaggia Driver per un colpo, che ovviamente finisce male e l’autista si ritrova con i committenti morti, una borsa strapiena di dollari e un boss locale particolarmente furioso. Il resto è puro manuale di scrittura di genere.

La scrittura snella di questo fumetto sembra prendere il succo della storia e ricucinarlo in modo da renderlo adatto al ristretto spazio di una miniserie in quattro numeri, creando un gioiellino che si legge d’un fiato e lascia un buon sapore in bocca.
Ad avercene molte di più, di novelization così!

L.

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7 commenti

  1. Nooooo io volere!! 😉 Senza girarci intorno, Refn mi piace molto, “Drive” è probabilmente il suo miglior film, questo fumetto non è fatto (solo) per lucrare denaro… Hai tirato fuori dal mazzo l’ennesima super-chicca! 😀 Cheers

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