Cover di Mike Hawthorne
Cover di Mike Hawthorne

Se la Marvel è riuscita a disamorarmi con uno dei personaggi più “in” del momento, vuol dire che sono davvero privo del gene che codifica per la Casa delle Idee.
Il 2015 si è chiuso con il numero 24 (ex 55) della testata italiana “Deadpool” (Panini Comics), uno specialone di 96 pagine che promette la morte del titolare e – in terza di copertina – NON presenta il numero di gennaio, facendo immaginare la chiusura della testata.
Ok, mi spiace dirlo… ma per me Deadpool muore davvero…

Dopo il Punisher è l’unico altro personaggio Marvel che ho amato, ma a tutto c’è un limite. Gerry Duggan e Brian Posehn sono lì da troppo tempo e hanno finito le battute, anche perché la ripetitività delle storie di Deadpool è terrificante: prese singolarmente, le vignette sono divertentissime e fanno morir dal ridere, ma poi pensi alla storia nel suo insieme… e ti accorgi che è il nulla più assoluto, che da cinquanta numeri stai assistendo alla stessa identica storia, e in quest’ultimo numero devo ancora leggere menate su Weapon X? Un progetto così segreto che lo conoscono tutti e da cui in svariati decenni sono usciti decine di superminchioni con poteri rigeneranti?
Consentitemi una citazione classica: sono troppo vecchio per queste stronzate

Questa vignetta da sola giustifica l'intero albo...
Questa vignetta da sola giustifica l’intero albo…

Qualche tentativo lo si è fatto, si è data una figlia a Deadpool, ma l’unico effetto è stato quello di renderlo “responsabile” e quindi l’umorismo è crollato di brutto.
I disegni sono sempre meravigliosi e, ripeto, le singole gag sono gustosissime: ma per me Deadpool finisce qui…

La vignetta con Nick Fury è tratta dalla seconda metà dell’albo, dove ci sono varie storie schizzate e deliranti con vari comprimari, e robe che non ho neanche provato a capire: se non leggete i fumetti Marvel già dalla vostra vita precedente, difficilmente potrete apprezzarle…

L.

Annunci