Macchie Nere (2): quando l’edicola era affollata

Macchie_NereDopo la prima puntata, ecco la seconda ed ultima parte di…

Macchie Nere

 Uno sguardo sul fumetto nero
nell’Italia degli anni Sessanta

Il menu è dunque pronto. Quando nel giugno del 1964 i concorrenti iniziano a contendere a Diabolik la supremazia nel mondo del nero editoriale, sanno che dovranno essere mascherati con tutine, fare e dire cose cattive e mostrare una qualche vaga conoscenza di karate.
Fantax 8La prima a scendere nel campo di quel genere che ancora non si chiama nero è la casa editrice Cofedit, che recupera un vecchio personaggio del 1948 – un curioso mix tra Fantômas e Lupin: «Il gentiluomo fantasma»! – e a giugno presenta Fantax (tutina nera con ossa bianche disegnate sopra), mentre a settembre presenta L’implacabile ispettore Gordon Schott; la Cervinia presenta ad ottobre Mister-X (tutina rossa) mentre l’Editoriale Corno ad agosto sforna Kriminal (tutina gialla con ossa nere disegnate sopra) e a dicembre Satanik, dando vita alla Guerra delle K.

Nel 1965 la Cofedit rilancia con Dany Coler (febbraio) e la Cervinia con Spettrus (marzo); la Ma.Ga. presenta Joe Sub. Agente F.B.I. del mare (maggio), la Nord Jnfernal (giugno), la Bianconi Il boia. Diario di un agente segreto (dicembre) e la U.D.B. Walter Sten (ottobre), ma è inutile: a comandare è la K.

Demoniak_BPerché nello stesso anno la Cofedit presenta Demoniak (febbraio) e Alika (luglio), la U.D.B. Sadik (marzo) e la Merconi Tenente Krabb (novembre): ma soprattutto a novembre la Astoria di Gino Sansoni (marito di quella Angela Giussani che fondò la Astorina in evidente richiamo e chiamò GinKo il personaggio all’epoca protagonista) presenta la sua Zakimort.
I rapporti “familiari” permettono a Zakimort più libertà espressiva degli altri cloni: può indossare una tutina pressoché identica a Diabolik e addirittura lo anticiperà nell’uso del “siero della verità”, che il re del terrore chiamerà sempre Pentothal. Questo non ferma altre case dal proporre i propri cloni, così nel 1966 la Europress sforna un’altra K, Masokis (marzo), mentre la Cervinia rilancia con la J de La Jena (settembre).

MisterXQuesto fiume di pubblicazioni di case editrici che nascono e muoiono nel giro di qualche anno, con testate che si moltiplicano per poi svanire, non è un fenomeno esclusivamente fumettistico: i libri da edicola seguono lo stesso iter, e il prezzo diventa quasi il simbolo di questo periodo.
150 lire è la targhetta che campeggia nelle edicole (ad eccezione de La Jena e Joe Sub a 200 lire), la stessa cifra chiesta da collane di romanzi polizieschi come “I Gialli dell’Ossessione”, “Cerchio Rosso” e “FBI Story”.
Quasi per distinguersi dal proliferare incontrollato di queste collane, la Mondadori proprio nel “diaboliKo” 1962 decide di alzare i prezzi e passare a 200 lire per le sue testate più note, “Il Giallo Mondadori” e “Urania”: solo “Segretissimo” rimane a 150 lire.
JenaPer avere un’idea del valore di questo prezzo nella metà degli anni Sessanta, si pensi che collane economiche di narrativa straniera come “Garzanti per tutti”, “I Pocket Longanesi” e gli “Oscar Mondadori” chiedono 350 lire, mentre la Sansoni per i suoi “Capolavori” ne vuole ben 450. I prezzi delle librerie sono molto più alti (dalle 1.500 lire in su) ma l’edicola rimane il regno delle “centinaia di lire”: quando nel 1963 la Mondadori riporta in edicola i romanzi di Fantômas con la collana omonima, si trattiene a chiedere 200 lire per volume, come le sue collane migliori. La versione moderna a fumetti di Fantômas, però, ne chiede solo 150…
Oggi, nel 2016, un albo di Diabolik costa circa la metà di un “Giallo Mondadori”, ma negli anni Sessanta la differenza è minima.

SpettrusIn questo periodo case editrici romane e milanesi nascono come funghi ed evaporano come neve al sole: non ci sono nomi di sceneggiatori o di disegnatori, è tutto evanescente e muta rapidamente al mutar della moda. Già nel 1968 tre quarti dei fumetti qui citati ha chiuso bottega, e gli altri condivideranno ben presto lo stesso destino. Gli unici a resistere fino al 1974 sono Kriminal e Satanik della Corno (anche gli unici fra tutti i fumetti citati a presentare ottimi disegni: persino il Diabolik di quest’epoca, non me ne voglia nessuno, è davvero inguardabile).

Stessa sorte è riservata ai fotoromanzi neri che nascono contemporaneamente ai fumetti.
KILLING-FOTOSTORIE_011Nel marzo del 1966 l’editore Ponzoni presenta Killing il cui primo albo ha un nome chiaramente diaboliko: Il re del delitto. Vestito come Fantax (tutina nera con ossa bianche) il nero criminale si comporta esattamente come Diabolik ma… è molto meno morigerato nei suoi rapporti con le donne: le mille acrobazie sessuali in cui è impegnato lo testimoniano. Il tema piace così tanto che la casa di produzione turca Metro Film porta al cinema Disi Killing nel 1967, e per rendere più pruriginosa l’operazione il protagonista diventa donna.
In realtà Ponzoni arriva secondo, perché nel febbraio dello stesso anno nasce Genius – identico a Diabolik con la sola aggiunta di un cappio tenuto a mo’ di cravatta – dell’editore Furio Viano, che nel 1969 ne trae anche una versione a fumetti disegnata dall’esordiente Milo Manara, che dura però solo fino al 1971.

GeniusFCome mai questa esplosione di idee e tematiche è scomparsa nel nulla, senza lasciare traccia se non grazie alle ricerche di quei pochi collezionisti appassionati rimasti in Italia? Un motivo plausibile potrebbe essere l’inizio dei guai giudiziari…

Il 20 ottobre 1965, nel momento di massima esplosione del fenomeno “nero”, i giornali informano che il sottosegretario all’Interno onorevole Guido Ceccherini, rispondendo ad una interrogazione, ha affermato che a Milano si stanno sequestrando migliaia di copie invendute di fumetti «che descrivono scene raccapriccianti», mentre a Roma è iniziato un procedimento penale per «commercio di scritti contrari alla pubblica decenza» contro il direttore responsabile di Demoniak. Questa precisione dei particolari dovrebbe indicare la veridicità della notizia… ma il 6 marzo precedente gli stessi giornali ci hanno raccontato che l’editore Ripalta si è incontrato di nascosto a Parigi con l’agente segreto Francis Coplan per avere i diritti dei romanzi che raccontano le sue vere avventure. Visto che era una (non dichiarata) burla per lanciare i romanzi di Paul Kenny, chi ci dice che anche la notizia dei sequestri non lo sia?

OLYMPUS DIGITAL CAMERAPassa un anno e il 14 settembre 1966 quindici dei più importanti responsabili dei fumetti neri – Andrea Corno, Franco Fruscalzo, Gianni Ingolla, Luigi Cocheo, Ernesto Colombri, Callisto Zeppegno, Paolo Bonoli, Fulvio Scochera, Luigi Bracciani, Sergio Pace, Carluigi Patuzzi, Ugo Del Buono, Fernando Poli, Edoardo De Gasperi e Giuseppe Ponzoni – vengono rinviati a giudizio e dovranno presentarsi alla III Sezione penale il successivo 28 ottobre. Sono accusati di aver divulgato opere atte a turbare «il comune sentimento», di aver esaltato il crimine e tutto il pacchetto di amenità che ne consegue.
Va sottolineato che tutti questi provvedimenti giudiziari nascono da denunce intentate dai lettori, proprio come oggi la piaga di YouTube è costituita da gente che non ha altro da fare nella vita se non denunciare gli altri. Quando un medium funziona e raggiunge grandi fette di pubblico, è quasi automatica la reazione violenta del pubblico stesso.

da "l'Unità" del 5 febbraio 1967
da “l’Unità” del 5 febbraio 1967

Mentre i giornali d’Italia fanno a gara a sputare sui fumetti neri, e l’illustre Enzo Biagi il 27 settembre 1966 testimonia su “La Stampa” tutto il suo disgusto («Ho sfogliato gli albi incriminati. […] Da una rapida analisi si deduce che, in questi libretti, abbondano le K e scarseggiano le idee») e vigliaccamente prende dei fatti di cronaca nera a casaccio e lascia intuire che siano legati al proliferare di questi fumetti, la situazione esplode quando il countdown del processo si avvicina al 20 ottobre: la data in cui lo Stato italiano deciderà il futuro del fumetto nero… Eh, no, non è andata così.
Il 28 ottobre si viene a sapere che dopo un fugace primo incontro è tutto rinviato a dicembre, a dicembre viene rinviato a febbraio e quando ormai non fa più notizia, un trafiletto del 9 febbraio 1967 ci informa dell’esito.

Edoardo De Gasperi è assolto per non aver commesso il fatto. Andrea Corno (Kriminal e Satanik) e Fulvio Scocchera (Sadik) sono condannati a sei mesi di reclusione e a 800 mila lire di multa a testa. Ugo Del Buono (Sadik) cinque mesi e dieci giorni di carcere e 700 mila lire, mentre tutti gli altri sono condannati a quattro mesi e 15 giorni e a 500 mila lire di multa.
«Tali fumetti esaltano il delitto e possono spingere i giovani sulla strada del crimine» è stata la scontata arringa della pubblica accusa. Curiosamente a fianco di questa notizia c’è il racconto della mamma che faceva prostituire le figlie minorenni mandandole con altri minorenni: gli italiani non hanno davvero bisogno di fumetti neri, sanno delinquere benissimo da soli…
Si aggiunge pure Milano a dare pene ulteriori agli incriminati, facendo in tempo nel maggio del 1968 a colpire pure Renzo Barbieri per i fumetti erotici Goldrake, Isabella e Messalina.

Jnfernal14Qualcuna di queste persone è finita davvero in galera? Faccio finta di rispettare la loro privacy per mascherare il fatto che non ho mezzi per appurarlo, comunque è indiscutibile: in ben tre anni di beghe giudiziarie (ed è andata ancora bene: con i tempi medi in Italia potevano ancora oggi stare sotto processo!) la voglia di raccontare il nero si è molto… sbiancata!
I cloni di Diabolik possono combattere il nero criminale solo compiendo gesti violenti e sgradevoli, quei gesti cioè che il Re del Terrore non compie (essendo un cattivo molto stemperato): se però questi gesti portano i direttori responsabili sotto processo… be’, è il caso di firmare un armistizio con Diabolik. I malvagi protagonisti del nero iniziano a collaborare con la giustizia e ad essere molto meno neri di un tempo… ed è probabilmente questo a segnarne la fine: i processi sono solo una causa indiretta.

Perché i fumetti neri sono tutti morti ed è rimasto solo Diabolik? Perché è il migliore, diranno i suoi fan: mi permetto di dubitarne. Rispetto agli standard attuali, dove le trame sono devastate da metastasi di stereotipi e luoghi comuni, gran parte delle storie dei fumetti neri mostrava grande creatività e intuizioni ispirate. Reputo la sopravvivenza diaboliKa più legata ad un graduale ma inesorabile ammorbidimento degli elementi neri più marcati, così da evitare problemi censori: oggi Diabolik non assomiglia neanche alla lontana a Fantômas, forse magari un po’ al gentiluomo Lupin.

BoiaPerò c’è anche il “fattore Tex”. Perché tutte le testate western italiane sono morte ed è rimasto solo Tex? (Non dite «perché è morto il western», visto che se fosse vero sarebbe morto anche Tex!) Perché tutti i personaggi western italiani sono bravi, buoni e risolvono casi, proprio come Tex: che bisogno c’è di tanti personaggi identici? Alla fine è rimasto quello con più mezzi per andare avanti. Che bisogno c’era, dunque, negli anni Settanta di decine di personaggi identici? Se gli anti-Diabolik non erano più “anti”, erano tutti Diabolik, e alla fine ne è rimasto solo uno.

Va però fatta una doverosa precisazione: il pubblico del Diabolik di oggi è una piccola percentuale dei fiumi di lettori degli anni Sessanta, quando anche la testata più becera e malfatta totalizzava un centinaio di migliaia di copie di tiratura: numeri puramente fantascientifici al giorno d’oggi, in un’Italia di non-lettori dove è difficile spiegare che quando si legge tanto si vuole leggere di tutto, anche storie sgradevoli, anche storie diseducative, magari per il solo gusto di parlarne male… ma intanto le si è lette.

morto001Finisco dunque con un caso curioso: l’esperimento del 2010 di riportare in vita il nero italiano con la testata a fumetti Il Morto (Mehnir).
Già dal primo numero il personaggio mette le mani avanti sottolineando di non aver commesso cose cattive o gesti riprovevoli, perché è comprensibile che gli autori abbiano paura di una censura oggi drasticamente più invasiva che negli anni Sessanta. Un gesto comprensibile e condivisibile, per non inimicarsi quei quattro lettori sparuti rimasti nel nostro illetterato Paese… ma allora che “nero” è? Se devo scusarmi per qualcosa che neanche ho fatto, che re del male sono?

Non si discute: l’Italia non è più un paese per fumetti neri…

L.

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7 commenti

  1. Concordo in pieno con il tuo giudizio su Diabolik. Da un certo momento in poi non sono più riuscito a leggerlo a causa dei disegni inguardabili. Kriminal e Satanik li ho invece comprati fino all’ultimo numero. Ricordo bene ancora oggi lo stupore misto al dispiacere che provai nel leggere che quelli che avevo in mano in quel finale del 1974 erano gli ultimi numeri della serie.
    Fine di un’epoca, ed è curioso considerare che questi fumetti “per adulti” mi hanno tenuto in realtà compagnia nell’infanzia e prima adolescenza.

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    • A un certo punto il “sentore comune” ha stabilito che i bambini sono delicati fiorellini (o dementi decerebrati) e quindi è necessario far leggere loro inutili stupidate fino ai 18 anni, altrimenti crescono con le turbe psichiche. Il risultato è che è pieno di adulti superficiali che non hanno idea di cosa sia la creatività o anche solo la fantasia.
      Leggere da bambino storie “da adulti” era un piacere infinito e sopraffino, che secondo me ti ampliava la mente: io passavo tranquillamente da Topolino a Diabolik, dai cartoni di Walt Disney a Lupin, che rubava e uccideva. Non sono diventato né un ladro né un assassino, quindi forse le storie “violente” tanto male non facevano 😛

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      • Adulti superficiali che considerano l’essere privo di creatività e fantasia sinonimo di 1) realismo e concretezza, vedi alla voce “povero stronzo che si vanta continuamente di avere i piedi per terra (esattamente dove sta il suo cervello)”
        2) Alta levatura culturale e intellettuale, vedi alla voce “patetica arroganza e miserabile spocchia”
        Per non parlare dell’accanimento contro la “violenza” nei fumetti tipico degli ipocriti, vigliacchi, ignoranti e in malafede che hanno sempre evitato con cura di affrontare il problema della violenza VERA… Non paghi di aver (tra le altre cose) contribuito ad affossare la produzione nera dell’epoca, hanno continuato allegramente a far danni per tutti gli anni a venire: esempio lampante per il tema trattato è proprio il simil-Kriminal del 2010 che, più che un personaggio, sembra essere -non per sua colpa, certo- un vero e proprio epitaffio involontario del genere. Sì, perché a meno di miracolose inversioni di tendenza, quel nero, almeno per come l’abbiamo conosciuto noi ai tempi, ormai è davvero “morto” 😦

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  2. Doppio pezzo bellissimo su un era fantastica del fumetto Italiano, inabissata come il continente di Atlantide, come è successo a troppe cose buone in questo strambo paese a forma di scarpa, poi essendo cresciuto a pane e Magnus, sono molto legato a questo Kattivoni 😉 Cheers!

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  3. Oltre ai Diabolik in gioventù mi sono passati tra le mani anche diversi Kriminal che per un certo periodo ho anche preferito al primo. Erano comunque difficili da tanere in casa per via del fatto che i miei genitori ritenevano (solo per via della scritta “per adulti”) che ci fossero dentro le donnine nude e, come tali, che andassero censurati. Ricordo di aver sfogliato anche qualche Satanik (di cui ricordo poco) e qualcuna di quelle altre “kappa” come Zakimort e Sadik (che mi pare ricordare fossero delle robe inguardabili, buone giusto per il camino.
    In tutto questo ti sei dimenticato il cattivo con la kappa per eccellenze: il mitico CATTIVIK!

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