Predator – Life and Death 3 (2016)

Cover di David Palumbo
Cover di David Palumbo

Continua la nuova lunga saga di Predator, targata ovviamente Dark Horse Comics. Ricordo che il personaggio è abbondantemente trattato da questo blog.
Ecco dunque ad aprile “Predator: Life and Death 3“.
Ai testi c’è il britannico Dan Abnett dalla produzione sterminata (per la Dark Horse ha scritto quel gioiellino di Dark Ages) mentre i disegni sono curati da Brian Thies (Star Wars: Legacy).

Intanto AvP Galaxy informa che potrebbero iniziare questo autunno le riprese per il nuovo film di Predator firmato Shane Black, sceneggiatore che ha esordito nel 1987 creando il successo di Arma letale e che vent’anni dopo è diventato anche regista, firmando il divertente Kiss Kiss Bang Bang (2005) e il supereroistico Iron Man 3 (2013). Black vuole scrivere e dirigere un Predator che si riallacci al primo film del 1987: qualcuno ha ventilato l’ipotesi del ritorno di Schwarzenegger…

PredatorLD3_AData astrale 2220, un anno dopo le vicende del ciclo “Fire and Stone“. Per dare una collocazione temporale, ricordo che le vicende del film Prometheus si svolgono nel 2093, quelle di Alien nel 2122 e infine quelle di Aliens nel 2179.
Ricordo che la capitana Paget della Hasdrubal è scesa con un manipolo di Colonial Marines su LV-797 detto Tartarus, pianeta appartenente alla Weyland-Yutani, per indagare se la compagnia concorrente Seegson stia “reclutando” personale e infiltrandosi nelle strutture.
Ciò che i Colonial Marines trovano è quasi scontato: un hard contact con i Predator.

Al contrario di ciò che abbiamo visto al cinema e in alcune storie classiche, i Predator non sono indifferenti alle pallottole: soprattutto quelle sparate dai mitici pulse rifle dei Colonial Marines, il cui motto scopriamo essere «Kicking your ass since 2101».
Finito lo scontro, dove incredibilmente i soldati costringono gli alienoni cacciatori alla ritirata, lasciandone due morti a terra, è il momento delle domande: chi diavolo sono quegli esseri?

Incredibile: i Predator costretti alla ritirata!
Incredibile: i Predator costretti alla ritirata!

A rispondere sono Humble e Melville, gli unici due superstiti dell’avamposto umano di Tartarus: li hanno battezzati hunters, ed erano già sul pianeta all’arrivo degli uomini della Compagnia, probabilmente per prendere possesso del relitto alieno naufragato sulla superficie. Relitto che per legge appartiene alla Weyland-Yutani e quindi vengono in contrasto due potenti forze dell’universo: la voglia di caccia dei Predator… e la spregiudicata avidità commerciale della Compagnia.
Avidità rappresentata da Lorimer, uomo della Weyland-Yutani che sin dall’inizio della missione contrasta con il capitano Paget, la cui priorità è riportare i propri uomini a casa, indipendentemente da ciò che preme alla Compagnia.

Il capitano Piaget alla testa degli USCM
Il capitano Piaget alla testa degli USCM

Inizia uno spiegamento di forze per prendere possesso del relitto alieno scacciando indietro gli attacchi dei Predator. Secondo voi come andrà a finire?
PredatorLD3_DLo scopriremo a giugno prossimo…

Continua in modo spettacolare una saga che dimostra l’alta qualità che la Dark Horse riserva ai suoi alieni “ammiragli”.
Una curiosità. Nel “backstage” in appendice all’albo viene raccontato come il disegnatore Brian Thies si sia basato sul film Aliens per ricreare le divise dei Colonial Marines, ma anche come lo sceneggiatore Dan Abnett abbia richiesto delle postazioni mobili con mitragliatrice: ha chiesto cioè di ripescare gli hoverbikes disegnati da Phil Norwood per Aliens vs Predator (1990). Thies però non era soddisfatto del risultato così non se ne è fatto nulla… ma sarebbe stato davvero gagliarda come contaminazione aliena!

L.

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6 commenti

  1. Copertina fantastica, quando leggo questi tuoi post mi viene voglia di vedere un nuovo film di Predator SUBITO! 😉 Poi io sono schifosamente di parte, per me Shane Black è un grande, davevro dita incrociate per il suo nuovo progettone 😉 Cheers!

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      • Allora contiamo sul fatto che Shane Black riesca a “ridurre” quello che può come si deve (e come credo sia all’altezza di fare) 😉
        I Predator, in effetti, raramente si procuravano qualcosa di più che delle ferite (molto) superficiali con le munizioni terrestri, tipo il “graffietto” del primo film: qui si dimostra che nel frattempo sono stati fatti dei progressi 😉 Ed ha una sua coerenza renderli un tantino più vulnerabili ad armi potenti (come devono essere quelle dei Marines), visto che comunque è nel loro codice d’onore accettare la possibilità di essere sconfitti dalla preda…

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