Cover di Tim Bradstreet
Cover di Tim Bradstreet

Dopo aver fatto rinascere Frank Castle, il Punisher, il mitico irlandese di Holywood (con una L sola) Garth Ennis evidentemente deve aver pensato: troppo banale un uomo che fa l’assassino a tempo pieno… perché non immaginare una donna dalla doppia vita a cui applicare tutti i temi “punitoriani”?
JenniferBlood1aNel febbraio del 2011 la Dynamite fa uscire “Garth Ennis’ Jennifer Blood 1“: una geniale rivisitazione in chiave femminile del mito di Frank Castle. Il primo ciclo di sei storie viene raccolto in volume TPB nel febbraio 2012 con il titolo A Woman’s Work is Never Done e la Panini Comics lo porta in Italia nell’aprile successivo come Il lavoro di una donna non finisce mai.

Sin dalla sua nascita negli anni Settanta il Punisher espone i suoi racconti come se fossero un diario, quel “diario di guerra” da allora rimasto quasi prerogativa del personaggio. Ora conosciamo un altro War Journal: quello scritto da Jennifer Blood.
Con questo palese rimando al Punitore marvelliano Ennis introduce la sua creatura: Jen Fellows, una moglie amorevole di provincia, una housewife per nulla desperate perché ha un marito che stravede per lei e fa le riparazioni in casa, è madre di due ragazzini che aiuta nello studio e vive in una casetta di provincia che è un gioiellino. Quella di Jennifer è una vita da cartolina in una famiglia da cartolina, e come si sa… ogni cartolina ha due facce! (Questa è bella: spero ve la siate segnata.)

Jennifer Blood secondo Adriano Batista
Jennifer Blood secondo Adriano Batista

Quando cala la sera e la casa dorme, Jen va nella sua stanza segreta, indossa la sua parrucca e la sua tutina attillata nera, imbraccia i suoi fucili e prepara i suoi coltelli.
Quando ha finito di massacrare gente, la polizia che arriva sul posto trova solo una scritta sul luogo del delitto: Jennifer Blood.

JenniferBlood1cEnnis va giù pesante e la sua Jennifer fa fuori i mafiosi e i criminali con molta più efferatezza di Frank Castle, trovando ogni numero un modo diverso di lasciare la propria firma: fino a creare un grande monogramma JB con le budella di una sua vittima!
La violenza della donna non si limita alla storia e aggredisce anche il suo disegnatore, come testimonia questo delizioso sketch di Adriano Batista.

Visto che Ennis è un folle, butta giù nel mucchio tre assassine asiatiche ingaggiate per uccidere Jennifer: Kiki, Suki e Taki. Le Ninjettes! Ovviamente è una sonora spernacchiata in faccia al lettore, con tanto di parlata da giapponesine stereotipate, e prima di diventare spin off della serie le tre guerriere verranno ripassate a dovere da Jennifer, con grande soddisfazione anche dei lettori.

Jennifer secondo Kewer Baal
Jennifer secondo Kewer Baal

Non può mancare l’inserimento di altre “maschere”: cosa come Ennis nel 2000 si divertì a lanciare contro Castle dei buffoni mascherati, anche qui Jennifer trova una curiosa controparte. Cioè il suo vicino di casa Jack che, scoperta la doppia identità della donna, decide di vestirsi ugualmente di pelle – più una maschera sul viso – e inseguirla per poter avere quella soddisfazione sessuale che gli è stata negata “dal vivo”.

Queste sei storie chiudono idealmente il primo ciclo del personaggio, mostrando la sua nascita, il perché uccida, i suoi nemici e i suoi familiari. È anche l’unico ciclo che finora ho letto di Jennifer Blood, alla sua prima uscita e ora ripassandolo per il blog: saprà la giustiziere spietata rendere bene anche nei cicli successivi? Lo scoprirò andando avanti nella lettura. Per ora mi limito a trovare già esaurito il soggetto con questi primi sei numeri: spero il genio di Ennis saprà rinfrescare la storia…

L.

– Ultimi post simili:

Annunci