In ricordo di Darwyn Cooke

Darwyn Cooke
Darwyn Cooke

Il 14 maggio 2016 ci ha lasciati Darwyn Cooke, nome illustre del fumetto statunitense – dai grandi supereroi DC al Parker di Richard Stark – ma soprattutto fra i grandi autori di Jonah Hex.
Per ricordarlo, presento qui in italiano (tradotta da me, nel bene e nel male) un’intervista del 2 luglio 2008 curata dai due padri moderni di Jonah, Jimmy Palmiotti e Justin Gray, per presentare l’albo di settembre di Jonah Hex (uscito in anticipo a luglio) con i disegni di Cooke: The Hunting Trip (n. 33).

Il testo originale dell’intervista lo trovate qui.

Jimmy Palmiotti: Sei un nome importante nell’industria del fumetto e puoi portare avanti qualsiasi progetto tu voglia: cosa ti ha spinto a sfornare un numero di Jonah Hex?

Darwyn Cooke: I soldi, baby, i soldi. E poi l’opportunità di lavorare con te e Justin, che ammiro. Scherzi a parte, vi ho adocchiato con volumi tipo 21 Down e Monolith: mi sembrate gli unici che cercano di sviluppare nuove idee, e parlando con voi mi è subito stato chiaro che Hex è un pezzo del vostro cuore. Così un drink dopo l’altro abbiamo fatto Hex: perché voi ragazzi volevate me?

Justin Gray: Io volevo lavorare con te già anni fa, dopo averti incontrato mentre firmavamo alla DC uno accanto all’altro: stavi ancora perfezionando quella grande storia supereroica sulle frontiere o qualcosa del genere, ho dimenticato il titolo. Ti è capitato casualmente di dire che avresti voluto fare una storia di Hex e abbiamo cercato di coinvolgerti.

Cover di Jordi Bernet
Cover di Jordi Bernet

JP: Io e Justin siamo tuoi fan da tempo… e quando hai vinto tutti quei premi Eisner abbiamo pensato che fosse tempo di proporti un numero di Jonah Hex. Se tu avessi accettato avremmo finalmente avuto qualcosa di importante con i nostri nomi sopra, qualcosa da mostrare agli amici. Eri su una nostra lista molto ristretta di artisti da coinvolgere, insieme a Joe Kubert e Jordi Bernet. Alla fine Jordi ha accettato e sta facendo un ottimo lavoro, mentre Kubert è inamovibile: dice che ha modi migliori per impiegare il suo tempo. Comunque quando ti abbiamo chiesto se fossi interessato non pensavamo che avesti accettato sul serio. Siamo riconoscenti che tu l’abbia fatto, ma temo che sarò in debito con te per il resto della vita.
È noto che noi ritagliamo lo stile e le tematiche del nostro Jonah sugli artisti che lo disegnano: quale elemento di questa storia ti ha colpito maggiormente?

DC: Una notte dell’anno scorso, a San Diego, ho consegnato a Justin la mia “lista della spesa” per una storia di Hex: doveva svolgersi in Canada, doveva rompere il cliché dei montanari, doveva esserci un combattimento di coltello con dei lupi, e via dicendo. Che io sia dannato, due settimane dopo appare la sceneggiatura, migliore di quanto avessi sperato. Voi ragazzi siete in gamba e la storia è puro J&J. [Justin & Jimmy]
L’unico errore che voi due Einstein avete commesso è il tempo: perché ogni yankie crede che appena messo un piede oltre il confine ci sia la neve? Abbiamo estati ed aria condizionata anche noi! Comunque la neve è stata graficamente un gran divertimento.

JG: Andiamo, lo sanno tutti che il Canada è il “bianco nord”, nevica sempre e la gente vive negli igloo anche d’agosto.

JP: Tutti sanno che il Canada è famoso per il bacon. Comunque tu hai lavorato in un gran numero di generi e stili differenti, dai supereroi a The Spirit, ma questo era il tuo primo western? È un genere che hai voluto trattare in passato?

DC: Come molti della mia età sono cresciuto divorando western. Eastwood, Bronson, Peckinpah, Hawks, Ford, Zane Gray ed Elmore Leonard, giusto per citare qualche nome. Nei fumetti, ho letto qualcosa del Jonah Hex originale: è davvero un personaggio perfetto.

Hai capito Jonah che fisichetto!
Hai capito Jonah che fisichetto!

JP: C’è qualche altro personaggio dei fumetti che ti piacerebbe trattare?

DC: In realtà non sono molti. Forse Jim Corrigan, Nick Fury e i Metal Men.

JP: Concordo, sarebbe bello scrivere un volume Spectre o un’avventura classica di Nick Fury: una spy story bondiana con Fury e la Vedova Nera. Tornando ad Hex, non è il tradizionale eroe del western americano che la gente si aspetta: cosa ti è piaciuto della storia che hai disegnato?

DC: La forza della storia sta nell’abilità di dosare il patos e la spietatezza: il finale è davvero duro.

JP: Ti ringrazio. Quale credi sia il mio segreto?

DC: Secondo me sei una creatura benedetta, un buddhista del Jersey. Capisci il mondo che ti circonda in un modo che io ammiro, e il tuo cuore è grande.

JP: Sono felice e al tempo stesso imbarazzato.

JG: Voi due state per abbracciarvi?

DC: Io invece vengo descritto su una scala che inizia con “molto difficile” e finisce con “pazzo”: come ti è venuto in mente di trattare con uno come me, così diverso da te?

JP: Nel profondo, credo abbiamo tantissimo in comune. Entrambi abbiamo un passato simile, siamo usciti con più di dieci donne, amiamo il cinema, l’arte e viaggiare. Abbiamo punti di vista differenti su molte cose e gusti differenti, ma alla fine ci capiamo.

Jonah Hex e Tallulah Black
Jonah Hex e Tallulah Black

JG: Tornando a quella firma a San Diego, temevo di farti annoiare invece sorridevi. Pensavo: ecco un artista con cui adorerei lavorare… e non è un cazzone egomaniaco! Al contrario, questo tizio ha il senso dell’umorismo ed è generoso.

DC: Lo dico sempre: ci vado giù duro con gli editori, ma con i fan e i collaboratori sono adorabile.

JP: La moralità in una storia di Jonah Hex tende ad essere non convenzionale, una specie di favola nera ambientata nel vecchio West. Cosa ne pensi?

DC: Amo Hex come personaggio, ma come persona… lo ammazzerei come un cane, per ragioni di pubblica sicurezza.
Ci sono volte nella serie in cui rimango scioccato dalla cupezza di alcune scelte. Non so se potrei mai scrivere quel tipo di storia: tu invece senti che questo approccio sia storicamente importante?

JP: La storia del West è stata raccontata così tante volte e in modi così diversi che la gente sembra aver dimenticato quanto brutali e spietati siano stati quei tempi. Con Jonah cerchiamo di rispecchiare al meglio quel tempo, cercando di illustrare come realmente certa gente è sopravvissuta: gli elementi duri sono inevitabili. Ci sono storie più luminose ma anche lì ci sono lati oscuri. In definitiva, vogliamo intrattenere rispettando la natura oscura di Jonah.

JG: Gli aspetti più oscuri della natura umana mi affascinano, tanto che leggo un sacco di storie crime. Hex per me impone una “giustizia livellatrice”, un uomo conscio di quanto sia malato il mondo e cerca di essere più malato e violento dei cattivi a cui dà la caccia. Hex fa cose che nessuna brava persona farebbe: lo penserebbe, magari, ma non lo farebbe.

Un cacciatore di taglie... con stile!
Un cacciatore di taglie… con stile!

JP: Per quel che mi riguarda ci sono pochissimi supereroi che si meritano il mio dollaro ogni mese. Lavorando a qualcosa di non-supereroistico un artista può andare a curiosare in altre produzioni non-supereroistiche: è questo il tuo caso? Credi ci siano più ispirazioni in questo genere?

DC: Mi piace pensarlo, e se guardiamo al mercato vedremo che è in crescita. C’è un’esplosione di grandi opere, da Diary of a Wimpy Kid ad American Born Chinese a Thirty Days of Night. Ciò che hanno in comune è che offrono tematiche molto apprezzate dal grande pubblico. Spero di entrare a far parte di questo mercato nel prossimo anno e di raggiungere un nuovo pubblico.

JP: Perché senti di doverti prendere questa responsabilità?

DC: Credo fortemente che gli autori abbiano l’obbligo di cercare di ampliare il mercato. Inoltre voglio essere dov’è l’azione: per me, l’azione ora è nelle librerie e nel mercato di massa.

JP: D’accordo al 100%. Quando spulcio gli scaffali delle librerie sotto casa trovo pochi titoli che non siano in serie. Per me Jonah Hex riuscirebbe meglio in libreria se la grafica fosse migliore. Ho comprato le edizioni cartonate di Hellboy e la loro grafica è splendida, che vuol dire tutto per il mercato. Personalmente un’edizione cartonata di Hex con quel tipo di trattamento potrebbe avere risultati duraturi. Bisogna lavorare in modo differente e cambiare alcune cose.

La nuova vita di Tallulah Black
La nuova vita di Tallulah Black

JP: Ho una personale top five di coloristi (e sì, Paul Mounts c’è) tra cui campeggia Dave Stewart: cosa pensi del suo lavoro sui tuoi disegni?

DC: Dave crea una patina organica, umana su ciò che spesso è solo un’immagine in bianco e nero. È inoltre capace di creare tonalità uniche per una scena: in pochi sanno farlo. Dave è il maestro.

JP: Concordo in pieno. […] Ci stavo pensando l’altro giorno: credi che i contratti esclusivi per fumetti con le compagnie abbiano ancora senso?

DC: Se hai una famiglia e sei americano… be’, sì, credo proprio di sì. L’assicurazione medica è una brutta bestia. D’altro canto la trovo una situazione limitante.

JP: Concordo, per alcuni funziona. Io ho scoperto che metà del mio tempo è spesa cercando lavori da altre parti, ma può essere utile. L’assicurazione medica è un problema per un freelancer, magari potrei trasferirmi in Canada: hanno già un tizio come me?

DC: Sì, ma se il Canada può accogliere Amanda Conner, anche tu puoi venire.

JG: Anch’io voglio vivere in un igloo!

DC: Tu invece devi rimanere qui, Justin.

Una brutta notte per partorire...
Una brutta notte per partorire…

JP: Cosa deve fare (o non fare) un fan quando si presenta davanti ad un artista del tuo calibro, durante una convention?

DC: Come direbbe Mike Manley, “Non fare il ragazzino”. Io faccio di tutto per compiacere i miei lettori – che amo tutti – e se volete incontrarmi voglio che sia un bel momento, ma se siete oltre i 30 anni e mettete il broncio perché non posso mollare tutto e disegnarvi Batman… be’, la cosa allora diventa imbarazzante per entrambi.

JP: Condivido. Molti fan sono eccezionali, ma se devo trattare con un altro tizio che mi chiede di disegnargli Painkiller Jane in maglietta attillata sul suo quadernetto, potrei esplodere. La mia regola è che autografo ogni volume che la gente mi porta ad una convention ma niente doppioni! La cosa migliore è che un fan mi portasse ad autografare un’intera saga di volumi che ho scritto.

JG: Una cosa che ho notato di te a questi incontri è che sei onesto nel trattare con chiunque. Sfortunatamente alcuni passano il limite della buona educazione, al che afferro il mio popcorn e mi preparo a gustare la scena di te che impartisci una lezione di etichetta. Sempre senza agitarti, mentre io finisco con l’essere sgradevole per colpa del sonno arretrato di tre giorni: naturalmente io sono un anti-sociale.

JP: Qual è la peggiore esperienza che hai mai fatto?

DC: Una volta ho ricevuto del cibo avariato portato al mio stand. Alla fine avevo una pessima cera, con febbre e fortissimo mal di testa. Mentre il mio amico Fletcher della DC Comics mi porta via arriva questo fan e ci blocca il passaggio, pretendendo un disegno. Gli spiego che in quel momento non posso, e quello non ci fa passare: vuole un disegno mentre io mi sento svenire. Fletcher riesce finalmente a farsi strada ma il fan ci segue. Alla fine devo essere rude con quel tizio: ero in pieno delirio quindi non saprei dire cosa gli ho detto.
Al di là di questi incidenti, ho splendidi fan e lettori: andare ad uno show e incontrare queste splendide persone è la parte migliore del mio lavoro. Questi giorni devo incontrare dalle 100 alle 200 persone e sarà fantastico.

La furia di Hex
La furia di Hex

JP: Qualche domanda veloce. Da dove deriva il nome “Mr Neutral”?

DC: Credo si riferisca alla mia natura oggettiva, che qualcuno potrebbe definire deferente.

JP: Ci sono speranze che tornerai a disegnare Jonah Hex in futuro?

DC: Sì. Il problema è l’alta qualità che richiedo: potrebbe volerci un po’ prima che voi due scriviate ancora qualcosa di buono. [Tornerà nel febbraio 2010 con il numero 50 di Jonah Hex: la storia più dura e oscura del personaggio da cui sono prese le immagini qui sopra.]

[…]

JP: A parte quella di San Diego, qual è la convention più divertente a cui partecipi ogni anno, e perché?

DC: È la scelta di Sophia. Wonder Con, Megacon ed Heroes Con le porto nel mio cuore.

JP: Megacon è la prima della mia lista perché è gestita in modo perfetto ed ha un più ampio spettro di fan. […] Entrambi collezioniamo lavori di altri artisti: c’è qualcosa in particolare che ti piacerebbe avere?

DC: Sì, la splash page di Airbust di Harvey Kurtzman.

JP: I fan posso venire da te a farsi autografare questo Jonah Hex?

DC: Assolutamente no, mi seccherebbe oltremodo.

Cover di Darwyn Cooke
Cover di Darwyn Cooke

JP: Tutta la fatica per farlo uscire la prima settimana di luglio… e ora non vuoi neanche autografarlo? Allora è vero quello che dicono di te.

JG: Sai, i giornali di fumetti amano parlare di te ogni mese, ed io non ho tempo di leggere tutto: cosa mi sono perso?

DC: Posso suggerire un nuovo fumetto che parli di quanto la vita sia miserabile per voi ragazzini? Trovate un’artista di gran gusto che sappia rendere le tavole con più umanità della gente stessa, e io dirò che siete sulla strada giusta.

JP: È il nostro nuovo progetto. […] Io provo ogni nuovo personaggio che veda la luce… e questi giorni la maggior parte la si trova fuori da DC e Marvel. Perché pensi che succeda, quando entrambe le case avrebbero i mezzi per tentare nuove strade?

DC: Paura, abitudine, compiacenza e desiderio sincero di mantenere lo status quo. Mi piacerebbe sentire la tua opinione in merito, Jimmy, visto che hai più esperienza.

JP: Onestamente non so spiegarmelo. Magari le due grandi case cercano solamente di assecondare il mercato e non si preoccupano del resto. Ecco perché un volume come Back to Brooklyn può essere stato fatto solo grazie alla Image Comics. Non ho davvero la risposta giusta ma vedo cambiamenti e le cose accadono per le due case, cose molto positive.

JG: Soldi, ragazzi, puro e semplice denaro: sicurezza nota contro l’ignoto. Ma ci sono tantissime persone illuminate che stanno facendo un gran lavoro in vari generi.

JP: Ok, altre domande rapide: mare o montagna?

DC: Qualunque posto abbia un bar fornito.

JG: Ecco perché andiamo così d’accordo!

DC: Burro o margarina?

JP: Burro per sempre. Tanto morirò lo stesso, allora perché i miei toast dovrebbero sapere di scarto di burro? Film preferito?

DC: Bella domanda, amico. Ecco la mia risposta e dovrebbe avere senso quando consideri il fatto che puoi sceglierne solo uno per la tua intera vita: Il mago di Oz. Il primo film che mi ha spaventato, accendendo la mia immaginazione, mostrandomi il colore. Catturandomi per la vita.

JG: Divertente, 21 Down prende alcuni degli elementi horror dalla canzone dello spaventapasseri: giuro su Dio. Ascoltare la colonna sonora del Mago di Oz e scrivere storie horror è un’esperienza purificatrice.

JP: Per me è Il pianeta delle scimmie: amo quelle dannate sporche scimmie! Peggior personaggio a fumetti?

DC: Ben Stiller: non è per nulla divertente.

Addio Darwyn…

Intensa cover di Darwyn Cooke
Intensa cover di Darwyn Cooke

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8 pensieri su “In ricordo di Darwyn Cooke

  1. L’Intervista è molto bella, e apprezzo moltissimo questo tuo omaggio, anche perchè la notizia della morte del grande Darwyn Cooke è stata una bella mazzata, non sarà celebre come gli altri lutti famosi di questo disastroso 2016, ma era un artista unico, ho apprezzato moltissimo il suo Spirit, e dopo il grande Will Eisner, in poco sono riusciti a non sfigurare su quel personaggio… Ci mancherà. Cheers

    Liked by 2 people

      1. E hai fatto benissimo. Visto che da noi Jonah Hex è stato praticamente cancellato dalla memoria collettiva, non credo che questa intervista a uno dei suoi “padri” più importanti avrebbe trovato altrove lo spazio che meritava…

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      2. Nel paese in cui il fumetto più venduto è Tex mi aspettavo maggior interesse per Jonah – visto che il recente speciale a colori texiano di Serpieri lo ricalca abbondantemente, facendo addirittura usare al celebre ranger un Tomahawk, arma simbolo di Hex – invece se non indossa una supertutina e non ha una stupida spalla comica non ha futuro in questo strano e arido Paese…

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