Tarzan Pocket 1

Tarzan_Pocket1Visto che ieri il Ciclo Scimmie del Zinefilo ha iniziato il sotto-ciclo Legend of Tarzan (in vista dell’imminente arrivo nelle sale italiane del nuovo film), mi viene l’uzzo (che ormai non si dice più) di spulciare un Tarzan a fumetti.
Già ho recensito lo splendido e dinamico Tarzan del grande Joe Kubert, così come mi è capitato uno dei tanti tarzanidi italiani (argomento che voglio approfondire in futuro), ed ora mi è passato per le mani questo “Tarzan Pocket”  n. 1 (luglio 1974) della Cenisio, storica casa milanese specializzata in fumetti americani diretta (almeno a questa data) da Carla Arcaini.

Tarzan_Pocket1aLo sceneggiatore Gaylord DuBois adatta a fumetti per la Gold Key Comics i primi celebri romanzi di Edgar Rice Burroughs, già apparsi in forma di daily strips negli negli anni ’29-’30 con i disegni di Rex Marton.

  • Tarzan of the Apes, “The All-Story”, ottobre 1912 – a fumetti, “Gold Key Comics” n. 155, dicembre 1965
  • The Return of Tarzan, “New Story Magazine” dal giugno al dicembre 1913 – a fumetti, “Gold Key Comics” n. 156, febbraio 1966
  • The Beasts of Tarzan, “All-Story Cavalier Weekly”, dal 16 maggio al 13 giugno 1914 – a fumetti, “Gold Key Comics” n. 157, aprile 1966
  • The Son of Tarzan, “All-Story Weekly”, dal 4 dicembre 1915 all’8 gennaio 1916 – a fumetti, “Gold Key Comics” n. 158, giugno 1966
  • Tarzan and the Jewels of Opar, “All-Story Weekly”, dall’8 novembre al 16 dicembre 1916 – a fumetti, “Gold Key Comics” n. 159, agosto 1966

Tutti i disegni sono del californiano Russ Manning.

Il Pianeta delle Scimmie Parlanti...
Il Pianeta delle Scimmie Parlanti…

La prima particolarità di questo fumetto è che le scimmie parlano, e il giovane orfano viene chiamato Tarzan perché nella lingua delle scimmie significa “Pelle bianca”. Se a questo uniamo il fatto che Burroughs non sapeva nulla di scimmie – usa il generico ape senza mai stabilire di che razza siano, visto che molte all’epoca non erano ancora ben note – temo che di fondo ci siano ragioni razzistiche, magari anche in buona fede: Tarzan non è cresciuto da belve, bensì da un diverso tipo di neri d’Africa… Neri pelosi!

Tarzan_Pocket1cCuriosamente gli inglesi che arrivano in Africa anni dopo Lord a Lady Greystoke sono anch’essi vittime di un ammutinamento: com’è che tutti gli equipaggi ammutinano nello stesso punto e lasciano i ricchi inglesi sulla stessa identica spiaggia?
Comunque arriva la bionda Jane Porter, Tarzan la salva dalla scimmia crudele e i due si innamorano. Ma arriva una nave francese e Jane deve partire, chiudendo in fretta e furia il capitolo.
La seconda storia sembra correre a perdifiato, e non capisco se deve riassumere una precedente vicenda non inclusa in questa raccolta o se semplicemente tratta in modo sommario tanti avvenimenti da racchiudere in unico capitolo. Così Tarzan si mette giacca e cravatta e va in America da Jane (ma non era britannica?) ma lei è già fidanzata col cugino, quindi Tarzan gira i tacchi e torna nella giungla, venendo scaraventato in mare da degli sconosciuti senza alcun motivo apparente.
Casca da un ramo, viene salvato da un guerriero dei Waziri e diventano amici, poi fanno la guerra a tutti e Tarzan diventa re dei Waziri. Poi si va tutti ad Opar a cercar tesori ma Tarzan è catturato da omuncoli barbuti che lo vogliono sacrificare ma lo salvano delle donne… Oddio, fermate lo sceneggiatore!

Tarzan_Pocket1dVia, si riparte. Tarzan torna a casa e va in vacanza tra le scimmie, mentre Jane e il fidanzato naufragano sulla stessa identica spiaggia dove naufragano sempre tutti. Le scimmie raccontano a Tarzan dei due bianchi stranieri, lui va e salva tutti, poi arriva un’altra secchiata di occidentali giusto in tempo per officiare il matrimonio di Tarzan e Jane, nella capanna dei Greystoke: rimesse giacca e cravatta, il nostro eroe riparte per la civiltà con l’oro di Opar.
Ma non ci crederete, la nave subisce un ammutinamento e Tarzan viene riportato sulla solita riva – ma esiste una sola spiaggia, in Africa? – e viene spogliato così si sente più a suo agio. Aggredito istantaneamente da ogni animale africano esistente, il nostro eroe scatta con il suo consueto grido – «Tarzan Bundolo! (Tarzan uccidi!)» – e vince tutti tornando il re della foresta.

Tornato per l’ennesima volta alla civiltà, Tarzan con la giacca a quadretti fa un figlio, che però si vede subito è c’ha la giungla nelle vene: si arrampica sugli alberi! (Boh, a me pare che è frequente anche tra i ragazzini di città.)
Il figlio di Tarzan, Korak, mentre il papà si imborghesisce in terra britannica parte di nascosto con una scimmia per conoscere l’Africa, dove rimane a vivere. Salva la bambina Meriem e i due iniziano a vivere e crescere insieme: tanto sono entrambi bianchi, tutto a posto, la morale è salva.
E poi torna pure papà Tarzan, che non ce la fa proprio a stare lontano dall’Africa né a tenersi addosso degli abiti per più di due vignette.

La famiglia allargata
La famiglia allargata

Mi fermo circa a metà del volume perché è davvero stancante la lettura: una maratona in cui lo scorrere delle vignette sembra un treno in corsa: racchiudere un intero romanzo in poche pagine a fumetti – come sembra essere l’obiettivo di questa iniziativa Gold Key – fa girar la testa, è come se ti leggessero un libro estrapolando poche pagine e leggendotele ad una velocità al limite della comprensione.
È passato del tempo dalla mia lettura della versione di Kubert ma la ricordo infinitamente più piacevole: per quanto mi piacciano i disegni di Manning – in particolar modo le sue splendide scimmie – per me il Tarzan Gold Key di DuBois finisce qui.

L.

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4 commenti

    • Da ignorante totale, appena mi è capitato sotto mano un fumetto disegnato da Kubert mi sono innamorato: segno che quando uno è un mito non ha bisogno di spiegazioni né di tifo 😉
      Il suo Tarzan mi ha stregato gli occhi, tanto che al confronto sarà difficile trovarne uno altrettanto efficace…

      Mi piace

  1. Della Cenisio ai tempi lessi non pochi Tarzan, “dispersi” fra varie collane (extra, special, pocket, ecc.), sempre disegnati da Manning… e quello di DuBois non era di certo fra quelli memorabili.

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