Prometheus: Life and Death (2016) 2

Cover di David Palumbo
Cover di David Palumbo

Secondo numero, questo luglio 2016, per “Prometheus: Life and Death“. La mitica Dark Horse Comics affida al solo Dan Abnett il compito di curare questo ciclo inter-testata, invece che incastrare più team creativi come nel 2014: vi invito all’intervista del 3 giugno scorso.

Ai disegni troviamo l’ottimo Andrea Mutti, che per la DHC ha curato diverse saghe di Star Wars e Conan, e la miniserie western Rebels (arrivato in Italia nel novembre 2015 per Mondadori).

Prometheus2aSiamo sempre nel 2220 e l’astronave a ferro di cavallo – il celebre Relict conosciuto nel film Alien (1979) – sta trasportando gli ignari Colonial Marines su un pianeta sconosciuto: a guidare c’è un Ingegnere che non è certo interessato a dare spiegazioni.
Atterrano finalmente su un pianeta e l’Ingegnere se ne va per affari suoi, disinteressandosi degli umani che ne approfittano per allontanarsi il più possibile dalla nave.

Ingegnere con il "respiratore"
Ingegnere con il “respiratore”

Tutti loro non sanno che occhi umani li stanno spiano: occhi di superstiti che sono riusciti a rimanere vivi su un pianeta così ostile. Gli occhi del capitano Foster e di Galgo, che abbiamo imparato a conoscere nella precedente grande saga.

Tornano in scena Foster e Galgo
Tornano in scena Foster e Galgo

Durante una rapida esplorazione i nostri protagonisti scoprono grandi pozze di black goo e giungono rapidamente alle conclusioni che noi già conosciamo grazie al ciclo Fire and Stone: quel liquido è l’accelerante evolutivo usato dagli Ingegneri per colonizzare nuovi mondi e creare nuove forme di vita.
L’incontro con le forme di vita del pianeta è particolarmente traumatico e i Colonial Marines avrebbero la peggio se non arrivassero in loro soccorso Foster e Galgo con l’aiuto del loro “amico particolare”… Un Predator!
Ne vedremo delle belle, tra un mese.

L.

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8 commenti

  1. Mutti se la cava assai bene in queste saghe spaziali, anche dallo specifico punto di vista tecnoorganico: del resto, fu lui a disegnare Andras, uno dei primi tecnodroidi artificiali -creati da Aristotele Skotos- sulle pagine di Nathan Never 😉

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