Tex a Cinnamon Wells (2018)

Cover di Mario Alberti

Questo settembre 2018 compie 70 anni Tex Willer, il re incontrastato del fumetto italiano, che continua a riscuotere immotivato successo stupendo i suoi stessi autori. Non esiste una sola spiegazione plausibile perché un eroe del West di 70 anni, che ancora presenta storie che andavano di moda negli anni Sessanta, riesca a vendere a manetta in un Paese che se ne sbatte del genere western e negli ultimi cinquant’anni lo ha dato per morto in continuazione. Non sarà certo questa la sede per scoprirlo.

Invece è la sede per parlare di Cinnamon Wells, nuovo numero della misteriosa collana che la Sergio Bonelli Editore ancora non ha capito come cazzo chiamare. Iniziata come “Romanzi a fumetti”, cioè come episodi “solitari” di Tex che apparivano saltuariamente in mezzo ad altre storie, con la chiusura di “Stella d’Oro” – cioè la ristampa a colori degli speciali annuali di grande formato di Tex, noti come “alboni” – ha preso questo nome con relativa numerazione. In pratica sono uscite a casaccio che non si sa come chiamare, tanto perché le edicole già abbondano di confusione.

Quando ho visto campeggiare in copertina l’autore della sceneggiatura, Chuck Dixon, ovviamente sono saltato in aria: uno degli autorevoli padri dei fumetti di Punisher: War Zone che scrive Tex… oibò, questa non me la voglio perdere.

Cinnamon Wells è una storiellina di circa 50 pagine, la metà esatta degli albi mensili di Tex in edicola, che costano € 3,50: quindi costa € 1,75? No, costa quasi 9 euro.

Cinnamon Wells però è a colori, tipo la collana “Color Tex” che costa € 6,30, ma è lunga meno della metà: quindi costa € 3,00? No, costa quasi 9 euro.

Cinnamon Wells però è una di quelle storie che levati, levati proprio. Ecco, appunto, levati, che 9 euro sono un’assurdità per un albetto che ai tempi d’oro non avrebbero neanche presentato come allegato a “Comic Art”…

Dixon è Dixon e quindi si legge con piacere, i disegni di Mario Alberti sono spettacolari e si gustano con piacere, i colori di Matteo Vattani sono da applauso. Però parliamo di una storiellina di 50 pagine che costa 9 euro. Sarà per la scomodissima copertina di adamantio che pesa un chilo?

Da anni ormai non sono più un estimatore di Tex, ma è certo che siamo molto lontani dal livello qualitativo di una sua storia: è un semplice antipastino che di solito sarebbe servito da prologo alla storia vera. Quindi è come andare al ristorante, mangiare degli ottimi grissini e invece di vederti arrivare il pasto… ti arriva il conto di 9 euro. E ti rimane pure l’appetito.

 

L.

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17 commenti

  1. Insomma una ladrata per sfruttare il nome di Chuck Dixon. Malgrado il buon Chuck mi sa che salto, mi piacciono i grissini ma vorrei alzarmi e non avere ancora fame. Per il resto, qualche settimana fa chiacchieravo con il mio edicolante di fiducia, la sua conclusione è stata che nessuno legge i fumetti, l’unico che va e gli garantisce solide entrate è Tex in tutte le sue varianti. Forse perché questo strambo Paese a forma di scarpa è rimasto agli anni ’60. Cheers!

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  2. Questo non l’ho ancora letto, quindi non posso dire se sia bello o meno. Ma il progetto in sè secondo me è più che valido. TEx presenta ancora le stesse trame di cinquant’anni fa (quelle di settant’anni fa erano più varie) per il semplice motivo che quelli che lo leggono sono gli stessi di cinquant’anni fa, e che vogliono sentirsi propinare sempre le stesse storie. Qualsiasi deviazione anche minima dal canone narrativo e grafico classico viene salutata con un’alzata di scudi che neanche i no-vax, sono iscritto ai gruppi facebook dedicati al personaggio e di queste cose ne ho viste in abbondanza. E’ un po’ lo stesso discorso che fai tu sull’altro blog quando parli dei film horror seriali: basta vedere tex in azione che picchia, spara e pronuncia frasi colorite, non importa se la storia è sempre la stessa.
    Gli stessi autori hanno più volte dichiarato che scrivere nuove storie di Tex è difficilissimo, con questi paletti inamovibili.
    Le varie uscite speciali sono in pratica lo spazio che si prendono gli autori per provare qualcosa di nuovo, e che magari possa attirare anche un pubblico più giovane. Sul Texone si tenta la via dei disegnatori “ospiti” esterni alla saga, sui Maxi al contrario ad essere “ospiti” erano gli sceneggiatori, ma temo che negli ultimi non sia più così. Sui Color ogni tanto si sperimenta la formula delle storie brevi, devo dire con buoni risultati. Il “Romanzi a fumetti” è l’apice di questa sperimentazione: formato alla francese, in cui spesso sono “ospiti” sia l’autore che il disegnatore, nei quali viene definitivamente messa da parte la classica e ormai superata “gabbia” bonelliana. Inoltre negli utlimi tempi in questi formati vengono proposte storie di Tex da giovane, ai tempi in cui era ancora un fuorilegge, il che permette anche maggiore libertà di trama.
    A me piacciono. Peccato che costino come un mutuo.

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    • Infatti la mia recensione verte proprio su questo: è una storiellina così, al volo, senza pretese, ma sfoggia 9 euro! Almeno in Color Tex ce ne sono quattro…
      D’accordissimo sul discorso e anche a me è capitato di leggere di fan inviperiti perché avevano osato cambiare mezza virgola della consuetudine, un po’ come reagiscono i fan delle saghe quando toccano il Sacro Canone. Ma quello che mi chiedo è: possibile che siano solo i vecchi lettori di Tex a comprare il mare di pubblicazioni del personaggio? Uno che per anni ha avuto cinque ristampe mensili in edicola, più speciali annuali, trimestrali, quadrimestrali e che so io, come fa ad avere SOLO lettori d’annata? Che poi si sono comprati i 250 volumoni a colori della Espresso? O sono tutti possessori di castelli dove tenere quintali di fumetti, sono tutti ricchi sfondati per comprare ‘sta roba, o forse esistono davvero le fantomatiche “nuove generazioni”. In fondo io stesso ho iniziato a leggere Tex perché sono figlio di texiano. (Mio padre è nato il 27 agosto 1948, esattamente un mese prima di Tex! Era predestinato ^_^ )
      Se però davvero esistono trentenni o quarantenni che comprano Tex, o addirittura ventenni, come fanno ad apprezzare l’apoteosi della serialità canonica infeltrita? Come fanno ad apprezzare un personaggio così datato?
      Per carità, la Bonelli mette in campo sceneggiatori da applauso quindi tanto di cappello a delle storie comunque scritte benissimo, ma davvero hanno mille legacci e devono dire sempre la stessa cosa. Mio padre legge Tex da tutta la vita e ancora gli piace, io l’ho amato per almeno cinque o sei anni, ma non mi immagino un giovane che si accosta ad un personaggio del genere… Oddio, avevo 14 anni quando sono stato folgorato da Tex e ho cominciato a rileggermi tutte le sue storie dall’inizio, ma magari io sono un caso a parte 😛

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      • Secondo me i volumoni a colori se li sono comprati anche se avevano già gli originali. L’ha fatto anche mio fratello con Zagor, e lui di anni ne ha solo 35… 😀
        Di certo lo zoccolo duro si compra tutte le pubblicazioni, ristampe a parte. E immagino che il pubblico di Tex abbia anche una notevole maggioranza silenziosa, che compra e legge e non va a dire la sua su faccialibro.
        E poi Tex ha ormai raggiunto una certa legittimazione culturale. In un paese dove i fumetti sono considerati in ogni caso roba da bambini, Tex è l’unico che può essere letto da un adulto senza che nessuno gli dica niente. Anche questo vuol dire.
        Ma è lo stesso difficile capire come Tex in Italia riesca a vendere più copie di Batman negli Stati uniti.

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      • Ricordo un editoriale del compianto Bonelli in cui lui stesso si diceva stupito del successo del personaggio, e in pratica di come nessuno sapesse spiegarsi questo fenomeno, soprattutto in un paese in cui tutti (a parole) odiano il western, a meno che non ci siano gli zombie o i robot. (Ai tempi d’oro Tex se l’è vista pure con gli alieni! 😛 )
        Vivendo a Roma sono abituato ad una desolazione culturale totale, con gente che si farebbe tagliare le mani piuttosto che prendere un qualsiasi pezzo di carta in mano, ma sono contento che comunque il fumetto italiano sia ancora primo in classifica e storie adulte come quelle di Tex sappiano tenere banco davanti alle supertutine.

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      • Ricordo quello dell’alieno. Giusto ieri stavo pensando a un post dedicato in modo specifico a quella storia, che ricordo come il perfetto esempio, difficilmente ripetibile, di come poter inserire un extraterrestre in Tex rispettando però i rigidi paletti del personaggio.
        Nel frattempo Zagor ha affrontato anche il Predator e lo Shrike…. 😀

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    • Chiaramente un sosia… XD
      Zagor ha fatto da sempre dell’ispirazione/citazione cinematografica uno dei suoi marchi di fabbrica, a partire da quelli vecchissimi con i mostri della universal. In tempi più recenti ha citato anche predator, appunto. Gli albi sono “Fuoco dal cielo” e “minaccia Aliena” (li ho cercati su internet, non sono così impallinato da ricordarmelo!), dove c’è appunto un alieno dall’aspetto e dal comportamento mooolto simile al predator… ma la storia in realtà ha forti influenze anche dal film “il mio nemico”.
      Non una storia particolarmente memorabile, comunque.

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    • I disegni sono sempre meravigliosi, possono piacere o meno ma non si può dire che esistano storie disegnate male. Accontentare i fan comunque è sempre impossibile 😛
      Sul “pollice verso” la questione è spinosa: la storia è simpatica e carina, anche se certo da un maestro come Chuck Dixon mi aspettavo molto di più, non posso dire non mi sia piaciuta: solo che una storiellina ina ina da 50 pagine per 9 euro è davvero oltremodo esagerato.

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      • Boh, in effetti non c’é rapporto qualità/prezzo. Forse bisogna considerare che per gli stranieri è strano lavorare su volumi di 90 e passa pagine, per loro più che un albo è una graphic novel. Sembra che Bonelli, ai tempi, avesse proposto persino a Moebius di fare un Texone e quello stava per accettare, ma quando gli disse che sarebbe stato di 200 pagine, si rifiutò.

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      • Di sicuro è storica la differenza abissale fra scuola italiana e francese, e ancora oggi la nostra produzione è qualitativamente superiore: per fare una sola storia media – penso agli speciali da 300 paine, o a tre albi di Tex per completare una storia – i francesi ci metterebbero dieci anni!
        Qui nel blog ho raccontato le sette puntate di Sisco uscite in Italia, un bel fumetto spy action che però ha fatto dell’includenza la sua bandiera: i lettori francesi hanno dovuto aspettare sette anni per leggere quello che, alla fin fine, è una storia molto leggera con sette interruzioni che ne spezzano il ritmo e spesso le fanno cambiare direzione. Sette anni per una storia che al massimo andrebbe bene per uno speciale annuale in Italia, ma di quelli non proprio di punta.
        In tanti anni di Skorpio e Lanciostory ho seguito parecchie storie action e spy, ma davvero fanno dell’inconcludenza la loro filosofia di vita: ogni storia è una “puntata”, quindi non ti dice una mazza e ti tocca aspettare un anno, e se la saga dura dieci numeri devi aspettare dieci anni, quando ormai non te ne frega più nente di sapere chi è stato il mandante dell’azione del primo numero, dieci anni prima…
        Da questo punto di vista Tex è un carro armato imbattibile: macina storie su storie, pagine su pagine, a ritmo ingestibile per chiunque altro nel mondo, e quanto valgano le sue “storie medie” lo dimostra questo esperimento di fare un “fumetto alla francese”, che appunto è una storiellina da leggersi in dieci minuti apprezzandone gli ottimi disegni. Però so’ 9 euro, che è un prezzo assurdo. Non so se in Francia costino così i fumetti da 50 pagine, ma da noi è un’assurdità. Tanto più che il 5 ottobre esce il MaxiTex che costa quasi la metà ed è grande sei volte di più!

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  3. Dixon e Alberti mi aggraderebbero assai, certo, ma è di Tex che continuo a non sentire la mancanza, a maggior ragione con questa sproporzione fra prezzo e numero di pagine. Quindi passo, senza problemi…
    P.S. Conosco anch’io il Predator zagoriano: diciamo che è MOLTO MENO cattivo dell’originale 😉

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  4. Mah! Io Dixon come sceneggiatore lo ho sempre trovato un onesto artigiano e nulla più e in questo Tex non fa nulla per farmi cambiare idea.
    I disegni di Alberti sono semplici , poco particolareggiati e affrettati, non sono adatti per un formato “francese” ( nonostante abbia lavorato in Francia) che richiederebbe disegni minuziosi e di impatto ( come lo erano quelli di Serpieri ).
    I disegnatori francesi saranno lenti a disegnare, ma ti fanno cose che il buon Alberti si sogna.

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