God of War (2018) 1

Cover di E.M. Gist

Pur non essendo un giocatore – sono troppo schiappa per spendere soldi in videogiochi! – subisco fortemente il fascino pop del mondo che ruota intorno all’intrattenimento digitale, anche perché la mole di soldi che i videogiochi fanno spostare rende possibile chiamare tanti bravi artisti a contribuire, in ogni loro aspetto.

Così non ho saputo resistere davanti all’illustrazione di copertina di E.M. Gist (autore delle splendide copertine DHC di The Strain e di AVP: Fire and Stone) per questa nuova uscita della Dark Horse Comics: la casa ha preso i diritti fumettistici del videogioco God of War per Sony Playstation e il 14 novembre 2018 ne ha presentato il primo numero. (Disponibile anche su Amazon.)

La furia di Kratos

A quanto ho capito da Wikipedia è la prima volta dal 2005 che l’ambientazione si sposta nel gelido nord Europa, così da attingere alla mitologia norrena dopo aver viaggiato in quella greca, e Chris Roberson (autore che per la DHC ha curato Hellboy, Rasputin e Serenity, ma anche Aliens: Fire and Stone) ha il compito di introdurci alla trama dell’ottavo capitolo della serie, in vendita dall’aprile 2018: God of War 4.

Kratos si è ritirato a vivere in una solitaria baita fra le montagne con la moglie ed il figlio Atreus (anche se i nomi in questo primo albo non vengono citati), e mentre da una parte addestra (o cerca di addestrare) il figlio ad essere un granitico tocco di legno come il padre – ma partiamo male, visto che il giovane Atreus ha più interesse per i giocattoli che per le armi! – dall’altra ogni giorno si inoltra nella foresta gelida per il “test quotidiano”. Ogni giorno Kratos si mette alla prova nel tentativo di imbrigliare la sua rabbia, di tenerla a bada: vuole che sia lui a controllare la rabbia e non il contrario.

Non è facile controllare la rabbia…

La bollente rabbia di Kratos neanche nell’innevata foresta riesce a trovare pace, e quando vede un vecchio minacciato da un enorme orso… ogni controllo scivola via, e la rabbia prende il sopravvento.

Un trattamento radicale per il problema degli orsi nella foresta

Salvare il vecchio uccidendo l’orso non serve a molto, visto che l’uomo muore comunque. Tornato a casa, Kratos riceve la visita di due stranieri, che parlano una lingua incomprensibile. Per motivi a noi ignoti Atreus parla quella lingua e traduce al padre che i due uomini vogliono vendicarsi del fratello ucciso. E anche loro, come il fratello, si trasformano in orsi.
Chi sono questi strani figuri che passano dalla forma umana a quella animale? Kratos non lo sa… ma nel dubbio comincia a menar botte!

Però poi arrivano i parenti dell’orso…

Non conosco il videogioco, ho solo gustato un po’ di video su YouTube, ma questo primo numero è ghiotto. Il disegno di Tony Parker – che per la casa ha curato Mass Effect – rende perfettamente la rabbia che ribolle sotto ogni muscolo del protagonista, e le ambientazioni montane ed innevate sono il perfetto sfondo. Speriamo che anche i prossimi numeri saranno così intriganti.

Per finire, lascio spazio all’esperto redbavon per un approfondimento sul videogioco.

L.


Un compito improbo riassumere una serie nata da quei geniacci dei Santa Monica Studios, che è uno dei team interni più talentuosi di Sony Interactive Entertainment.

Kratos è uno degli (anti)eroi più tamarri mai creati in un gioco appartenente all’Action Adventure, con una buona dose di strappabudella e tritaossa (noto anche come “hack ’n ‘slash”). Il primo capitolo su PlayStation 2 (è un’esclusiva Sony) si impone per grafica e audio d’eccellenza, giocabilità non innovativa, ma perfetta per liberare le tossine da stress accumulate nel traffico. Kratos è l’omologo di The Rock al cinema, ma senza siparietti umoristici e buoni sentimenti seminati a spaglio.

Kratos è come l’automobilista di Joele Dix: “non può che essere sempre, costantemente, in…zzato”

Il secondo capitolo bissa il successo del precedente e lo consacra come “testimonial” Sony.

Sony si lancia nel mercato delle console portatili con la PSP, riscuote un discreto successo, ma viene asfaltata in termini di puri e freddi numeri da Nintendo. God of War appare anche su PSP in due capitoli che vengono poi rimasterizzati per la PlayStation 3: vale la pena giocarli, nonostante siano un porting da una console portatile, con tutti i limiti che ciò comporta.

Tra i due episodi portatili, viene pubblicato il terzo capitolo su PlayStation 3, chiaramente molto atteso su questa console. Per quanto spettacolare, la meccanica “ti spiezzo in due” inizia a soffrire di stantio, Forse è il capitolo meno riuscito, sopratutto nella percezione del pubblico (perché tecnicamente i Santa Monica sanno fare cadere la mascella a terra).

Così trascorre termina la generazione PlayStation 3 con l’edizione rimasterizzata della collezione dei due God of War per PSP,

Kratos Su PlayStation 4 era perciò dato per scontato. I Santa Monica hanno fatto tesoro dell’accoglienza del precedente e hanno fatto qualcosa che nel mondo dei videogiochi “non si fa”, ma proprio non si fa. Hanno stravolto completamente la meccanica di gioco, l’architettura dell’universo di gioco, inserito elementi ruolistici, mischiato il tutto con una grafica che, anche non in 4K, ti ribalta sul divano e, sopratutto, una storia di viaggio e formazione di un padre e figlio: Eh sì perché quel tamarro senza attenuanti generiche di Kratos ritrova la forza di farsi una nuova famiglia (la prima gli era stata trucidata nel primo capitolo).

Senza esitazione, se The Last of Us è stata la “killer application” per la PlayStation 3, God of War è il motivo per cui, finite queste righe, correre in negozio e procurarsi una copia di God of War e una PS4, possibilmente PRO.

Non è solo un videogioco d’azione ed esplorazione ben equilibrato e sufficientemente vasto e vario, è il modo in cui la narrazione viene “tessuta” all’interno dell’universo e lo rende verosimile. Il PEGI sulla confezione è “18” a causa di un combattimento all’arma bianca che non risparmia a budella e ossa rotte,ma comunque ben lontano da certa cinematografia splatter, horror e warmovie moderna. Insomma, non c’è nulla che un quattordicenne non abbia già visto in TV o al cinema e se va in giro a sfasciare crani con delle catene avvolte intorno ai gomiti non dipende certo dall’eccessiva esposizione alla tamarragine di Kratos. Per intenderci un film analogo di viaggio di un padre e figlio in un mondo violento come On the Road è decisamente più cupo, violento, opprimente di God of War, in cui alla fine ci sono tutti i “buoni sentimenti e i valori sani” della vita di un americano.

Che poi Kratos è greco e quest’ultimo capitolo è ambientato nella mitologia norrena, la dice lunga di quanto agli yankee piaccia infilarsi dappertutto 😉

PS:
è stato pubblicato anche un God of War su piattaforma mobile, ma se vi azzardate a giocarlo così, siete davvero delle bruttissime persone. Per fortuna è stato una caso isolato e di tanto tempo fa.

Redbavon


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19 commenti

    • Ho iniziato il viaggio di MikeShosha e questo God of War 2018 sembra molto bello, con un mondo norreno ricostruito fin nei minimi particolari. Certo, se giocato con Play4 in 4k. Invece di spendere un mare di soldi in console e gioco, e incagliarmi già al primo quadro, mi gusto gratis gli splendidi walkthrough su YouTube 😛

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  1. Eccomi! Arrivo in ritardo, ma arrivo. Certo, sono imperdonabile, chiamato pure in causa come “esperto”.
    Bando al cianciare e veniamo a Kratos che è notoriamente poco incline alle chiacchiere e andare per le vie spicce.
    Un compito improbo per riassumere una serie nata da quei geniacci dei Santa Monica Studios, che è uno dei team interni più talentuosi di Sony Interactive Entertainment.
    Kratos è uno degli (anti)eroi più tamarri mai creati in un gioco appartenente all’Action Adventure, con una buona dose di strappabudella e tritaossa (noto anche come “hack ‘n ‘slash”). Il primo capitolo su PlayStation 2 (è un’esclusiva Sony) si impone per grafica e audio d’eccellenza, giocabilità non innovativa, ma perfetta per liberare le tossine da stress accumulate nel traffico. Kratos è l’omologo di The Rock al cinema, ma senza siparietti umoristici e buoni sentimenti seminati a spaglio.
    Kratos è come l’automobilista di Joele Dix: “non può che essere sempre, costantemente, in…zzato”
    Il secondo capitolo bissa il successo del precedente e lo consacra come “testimonial” Sony.
    Sony si lancia nel mercato delle console portatili con la PSP, riscuote un discreto successo, ma viene asfaltata in termini di puri e freddi numeri da Nintendo. God of War appare anche su PSP in due capitoli che vengono poi rimasterizzati per la PlayStation 3: vale la pena giocarli, nonostante siano un porting da una console portatile, con tutti i limiti che ciò comporta.
    Tra i due episodi portatili, viene pubblicato il terzo capitolo su PlayStation 3, chiaramente molto atteso su questa console. Per quanto spettacolare, la meccanica “ti spiezzo in due” inizia a soffrire di stantio, Forse è il capitolo meno riuscito, sopratutto nella percezione del pubblico (perché tecnicamente i Santa Monica sanno fare cadere la mascella a terra).
    Così trascorre termina la generazione PlayStation 3 con l’edizione rimasterizzata della collezione dei due God of War per PSP,
    Kratos Su PlayStation 4 era perciò dato per scontato. I Santa Monica hanno fatto tesoro dell’accoglienza del precedente e hanno fatto qualcosa che nel mondo dei videogiochi “non si fa”, ma proprio non si fa.
    Hanno stravolto completamente la meccanica di gioco, l’architettura dell’universo di gioco, inserito elementi ruolistici, mischiato il tutto con una grafica che, anche non in 4K, ti ribalta sul divano e, sopratutto, una storia di viaggio e formazione di un padre e figlio: Eh sì perché quel tamarro senza attenuanti generiche di Kratos ritrova la forza di farsi una nuova famiglia (la prima gli era stata trucidata nel primo capitolo).
    Senza esitazione, se The Last of Us è stata la “killer application” per la PlayStation 3, God of War è il motivo per cui, finite queste righe, correre in negozio e procurarsi una copia di God of War e una PS4, possbilmente PRO.
    Non è solo un videogioco d’azione ed esplorazione ben equilibrato e sufficientemente vasto e vario, è il modo in cui la narrazione viene “tessuta” all’interno dell’universo e lo rende verosimile. Il PEGI sulla confezione è “18” a causa di un combattimento all’arma bianca che non risparmia a budella e ossa rotte,ma comunque ben lontano da certa cinematografia splatter, horror e warmovie moderna. Insomma, non c’è nulla che un quattordicenne non abbia già visto in TV o al cinema e se va in giro a sfasciare crani con delle catene avvolte intorno ai gomiti non dipende certo dall’eccessiva esposizione alla tamarragine di Kratos. Per intenderci un film analogo di viaggio di un padre e figlio in un mondo violento come On the Road è decisamente più cupo, violento, opprimente di God of War, in cui alla fine ci sono tutti i “buoni sentimenti e i valori sani” della vita di un americano.

    Che poi Kratos è greco e quest’ultimo capitolo è ambientato nella mitologia norrena, la dice lunga di quanto agli yankee piaccia infilarsi dappertutto 😉

    PS:
    è stato pubblicato anche un God of War su piattaforma mobile, ma se vi azzardate a giocarlo così, siete davvero delle bruttissime persone. Per fortuna è stato una caso isolato e di tanto tempo fa.

    Piace a 1 persona

    • Rimango “illibato” davanti a cotanta esposizione, ricca di particolari e densa di contenuti: spero di cuore di trovare altri fumetti presi da videogiochi non foss’altro che chiamarti in causa ^_^
      Ora sono costretto a prendere il tuo testo dai commenti e inserirlo nel post, che mi sembra decisamente più utile del mio commento al fumetto!
      Purtroppo non mi hai convinto a spendere soldi in apparecchiature che non saprei usare, ma hai infiammato ancora di più la mia curiosità per il personaggio, che sperò riceverà un trattamento pari ad altri suoi “colleghi”, che sono diventati protagonisti di romanzi e altro merchandising.

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