Natale 2018: Dylan Dog contro Babbo Natale (2002)

Cover di Angelo Stano

Continua il Calendario dell’Avvento Fumettistico di questo Natale 2018!

Facciamo un salto fino al dicembre 2002, quando l’indagatore dell’incubo della Sergio Bonelli Editore affronta il caro vecchietto porta-regali: “Chi ha ucciso Babbo Natale?” (Dylan Dog n. 196) del romanziere Pasquale Ruju (che ho intervistato questa estate!) con i disegni di Giampiero Casertano.

Come ho più volte raccontato, dopo essere stato uno dei più appassionati fan di Dylan Dog – in un periodo in cui nessuno sopra i vent’anni lo conosceva – ho sviluppato un’allergia che me ne rende dolorosa la lettura. Ruju è un professionista e fa tutto ciò che deve per rispettare le regole del personaggio: il problema è sono proprio quelle regole che mi sono ormai insopportabili…

Dylan Dog e Groucho rimangono bloccati nella neve mentre da un manicomio criminale norvegese fugge un pazzo assassino, che una volta ucciso un tizio vestito da Babbo Natale ne indossa gli abiti.

Babbo Natale assassino è appena nato

Mentre Dylan e gli altri personaggi si lanciano in lunghissimi e quasi sempre inconcludenti dialoghi – ammazza che faticaccia leggere tutte ’ste vignette! – Babbo Natale assassino va in giro a fare quanto ci si aspetta da lui.

Un Babbo Natale assassino fa quello che un Babbo Natale assassino fa

Uccidi che ti ri-uccidi, scatta pure l’assedio a Dylan finché tutto finisce… boh, diciamo che finisce…

Occhio, che Babbo Natale potrebbe tornare…

Ogni volta che mi capita di leggere le “nuove” storie di Dylan – cioè quelle oltre il numero 50 in cui ho mollato la testata – il fastidio è confermato. Sarà la mia allergia ai bonellidi, sarà che l’amore si trasforma sempre in odio, ma proprio non riesco a tollerare questo personaggio, che a 14 anni mi conquistò con una violenza esplosiva…

L.

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17 commenti

      • Sì, ho seguito un po’ il tanto decantato “nuovo corso” del personaggio, cosa come in molti forum danno per non riuscita la trovata. Da tempo Dylan è dato per spacciato eppure le edicole sono piene dei suoi albi, ristampe, speciali e collaborazioni varie. Boh…

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      • Un paio di storie del nuovo corso le ho lette e mi son sembrate migliori di quelle classiche, ma in senso generale, sempre molto vecchio stampo e sapevano di già visto…
        Ormai il personaggio e il suo mondo sono fissati, non credo sarà facile rendere quel fumetto più moderno.

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      • Anche perché è nato in un periodo in cui tutti leggevano quintali di fumetti e in cui l’horror splatter dominava l’immaginario dei lettori: cioè l’esatto opposto degli anni Duemila. Probabilmente Dylan può contare sul “mistero” che tira sempre, ma ormai non può più contare su quella base forte di appassionati di cinema horror che gli faceva da colonna portante.

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      • E comunque, chi parla online non è mai un campione rappresentativo, in termini statistici 😛 a volte è una “minoranza rumorosa” e molti si esprimono solo quando vogliono (giustamente o meno) lamentarsi di qualcosa, non quando sono soddisfatti.

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      • Vero, perché tutta questa crisi di Dylan non la vedo proprio: questo dicembre ha uno speciale insieme a Martin Mystère e inizia una collaborazione con Morgan Lost: non mi sembra u personaggio in crisi 😛
        Per il povero bistrattato Nick Raider o lo storico Mister No non mi sembra ci siano state tutte queste discussioni: hanno chiuso le testate e ciccia…

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  1. In effetti i “Bonellidi” sono strapieni di dialoghi, il che non è male, leggere è sempre bello, ma il fumetto non è obbligato a raccontare solo basandosi sui dialoghi, e questo diventa un limite per i fumetti Bonelli, che sembrano sempre fermi agli anni ’70 per modo di fare fumetto. Cheers

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    • No in Bonelli ci sono anche fumetti nuovi che sono più vicini a un modo più moderno di concepire il fumetto. Quelli storici, invece, rimangono uguali a sé stessi perché è questo che vogliono i lettori, che sono anch’essi storici.

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      • Sto leggendo “Deadwood Dick” e direi che è a metà tra il classico e il moderno, però dici bene, sono i lettori Bonelli ad essere storici, Tex ad esempio da questo punto di vista è una roccaforte. Cheers

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      • Non ho avuto il coraggio di iniziare un “Lansdale in salsa Bonelli”, che è come dire “Un film porno prodotto dalla San Paolo Editore” 😀
        Tolte le chiacchiere e i luoghi comuni bonelliani, rimane qualcosa che assomigli ad un personaggio di Champion Joe?

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      • Se però ci pensi è quello lo stile italiano dei fumetti: serialità strettissima e verbosità dei protagonisti. Il mio timore è che fare fumetti “moderni” significhi farli “all’americana”.
        Da anni l’Editoriale Cosmo ha sdoganato in edicola il fumetto francese, che prima era noto solo ai lettori di Lancio e Skorpio e agli specialisti, e abbiamo scoperto che la verbosità non è un problema quando alle spalle hai una signora sceneggiatura, con un ottimo soggetto di base. La mia sensazione, che spero sia sbagliata, è che la verbosità dei fumetti seriali italiani serva solo ad allungare il brodo, a portare a 100 pagine una storia da 20. Infatti i nostri albi hanno molte più pagine degli americani e francesi messi assieme: però dietro non c’è la stessa corposità di storie.

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  2. Forse hai individuato uno dei problemi di Dyd, che all’inizio ci poteva anche stare e faceva figo, ma oggi…
    I dialoghi: lunghi, interminabili, inconcludenti, spesso citazionismo radical chic solo per dare un valore alto a una storia che poche volte è davvero “d’autore”, e il resto delle volte è semplicemente un qualsiasi numero di oltretomba color.

    Moz-

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  3. Addirittura un Dylan Dog natalizio!
    Da una parte mi piacerebbe leggerlo, dall’altra i testi nervosi mi annoiano tremendamente.
    Come te anche io ho mollato dopo i primi 50 numeri, mi sembra intorno al 60. Sono stato appassionato fino a quei numeri ma poi ha iniziato a stancarmi.

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  4. Beh, non poteva mancare all’appello pure il Dylan Natalizio 😉 facente parte del periodo per me ancora leggibile (senza clamori o grandi guizzi, magari, ma senz’altro ancora leggibile) dell’Indagatore dell’Incubo… che, almeno per il momento, la sua “nicchia” in edicola e fumetteria (come del resto succede per altri personaggi Bonelli più o meno storici) se la sta tenendo ben stretta. Non saprei dirti quanto questo sia merito effettivo del non poi così rivoluzionario “nuovo corso” (vedremo come andrà col Ciclo della Meteora), ma sta di fatto che Dylan Dog, oggi come oggi, non sembra ancora essere arrivato alla canna del gas…lo stesso recentissimo team-up con Martin Mystère lo trovo niente male, per dire.

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