Natale 2018: Martin Mystère, una storia di Natale (1989)

Cover di Giancarlo Alessandrini

Continua il Calendario dell’Avvento Fumettistico di questo Natale 2018!

Anche un detective dell’impossibile festeggia il Natale, quindi anche una testata come “Martin Mystère” può vantare un albo dal titolo “Una storia di Natale” (dicembre 1989) firmata addirittura da papà Alfredo Castelli, con i disegni di Gino Vercelli.

Natale in casa Mystère

New York, 24 dicembre 1989. Il buon vecchio zio Martin brontola e fa il Grinch, perché a lui non piace il Natale, e questo è fonte di divertimento per i suoi convitati: Java e Diana.
Dopo non si sa quanti cori natalizi, Martin sta per sbottare quando alla porta suona qualcun altro: una persona misteriosa che lascia davanti alla porta un neonato! Già così è la premessa per un Natale diverso dal solito, figuriamoci poi quando durante la notte il neonato… scende dalla culla, accende il Macintosh di Martin e scrive “Ma”…

Macintosh, il futuro degli anni Ottanta

Il bambino dimostra una intelligenza esagerata per la sua età, e addirittura sembra capire le parole di Martin. Prima di essere consegnato ai servizi sociali, fa in tempo ad indicare un libro nella biblioteca del protagonista: un saggio sulla memoria cellulare.
Avete già capito, no? Quello non è un bambino bensì un uomo intrappolato nel corpo di un infante. Mi sembra ovvio… invece servono 100 pagine di inutili chiacchiere per arrivarci.

Dopo altre infinite pagine, compresa una lotta contro i pericolosi cani randagi di New York – una parentesi allunga-brodo da mani in faccia – il neonato comincia a scrivere la sua storia al Macintosh, e partono altre sterminate pagine di inutili chiacchiere, fino all’apice: è un uomo nel corpo di un neonato: chi l’avrebbe mai detto?

Un piccolo computer per un piccolo uomo

Spero che la voglia di fare una “storia di Natale” strappa-lacrime – che non strappa altra lacrima se non quella generata dalla noia – abbia spinto Castelli a creare un albo atipico: voglio sperare che la serie non sia fatta da storie così inutilmente verbose, con soggetti così eterei da non bastare neanche per due vignette…

Una curiosità. Quando Martin chiama il distretto di polizia di New York… intravediamo il buon vecchio Nick Raider! Bei tempi…

Una comparsata di Nick Raider…

L.

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14 commenti

  1. Leggibile storia natalizia senza infamia e senza lode, a quanto ricordo, dalla copertina però ingannevole: il bimbo in copertina, infatti, richiamava alla mente l’amorale e ben poco umano -apparenza fisica a parte- ragazzino prodigio dalla crescita accelerata (e capace di accedere a passato, presente e futuro di qualsiasi individuo/entità/ecc.) Jaspar… a lui certo nulla sarebbe fregato, né del Natale né di chi lo festeggiava 😉
    P.S. Il BVZM per me DEVE essere verboso, fa parte del personaggio (la nuova versione “parallela” uscita per qualche tempo nelle edicole non mi ha mai attirato granché): il problema semmai sono le storie ancora capaci di dare un senso alla sua verbosità, e qua e là la stanchezza si nota (più che in passato)… a proposito di storie mi ricordo un’avventura in cui il BVZM, ritrovatosi catapultato nella capitale Atlantidea pochi anni prima della catastrofe, viene fermato da due poliziotti telepatici con i volti di Giovanni Storti e Aldo Baglio 😀

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    • Da bonellide doc, sono sicuro che il personaggio si sia trovato in citazioni su citazioni: mi pare che su tuo consiglio tempo fa ho recuperato le due storie legate agli “Scanners” di Cronenberg trovandole una lettura più che piacevole, neanche tanto verbosa.
      Può darsi benissimo che sia un non-difetto a cui sono più sensibile ora che in passato: ho letto più di 600 numeri di Tex e mai l’avrei definito un personaggio verboso, poi quando mi è ricapitato in questi anni di rileggere vecchie storie sono morto di noia!
      Il problema di questa storia di Mystère è che si capisce subito il “mistero” quindi le successive 100 pagine di chiacchiere risultano parecchio noiosette e allunga-brodo. Confido che altre storie siano meglio strutturate.
      Ma quanro dici “versione parallela” ti riferisci al nuovo formato bimestrale? Racconta di un “altro” BVZM? (Ho letto solo l’avventura del turco scacchistico, trovandola talmente inutile e noiosa che neanche l’ho recensita nel CitaScacchi 😀 )

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      • Mi riferisco a un BVZM non legato alla regolare testata bimestrale, ringiovanito e reso – almeno nelle intenzioni- più dinamico per un pubblico giovane e non necessariamente lettore anche della testata storica: “Martin Mystère – Le Nuove Avventure a Colori”… al momento, però, ha già cessato le pubblicazioni. E non ho ancora capito se le riprenderà o meno, a dire il vero.

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  2. Oddio, molti mi rimproverano di amare un personaggio troppo verboso come Martin Mystére, sono pure socio dell’Associazione Nipoti di Martin Mystére (AMYS) e col tempo ho fatto amicizia con gran parte dei disegnatori (Piacentini in primis), oltre che con gli sceneggiatori Castelli, Recagno, Beretta e Lotti. Temo sia un po’ come Corto Maltese, un personaggio che un suo stile tutto particolare che o si ama o si odia. Io cmq adoro ancora oggi le storie dei primi special estivi dal tono più ironico e auto-ironico.

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    • Sicuramente non è una storia-simbolo del personaggio, e più della sua verbosità qui critico il fatto che sia una storia da dieci pagine tirata a 100: ovvio che tutto è portato all’eccesso, sia la chiacchiera che il diversivo. Ho fede che in storie più ispirate il personaggio abbia fatto furore, ma non mi piaceva all’epoca – negli anni Ottanta in cui veneravo la Bonelli con la faccia per terra – quindi è altamente improbabile che possa piacermi oggi 😛

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      • Come per tutto “de gustibus non est disputandum”, infatti citavo Corto Maltese, perché sento alcuni amici dire “belli i disegni, ma ha un tono troppo letterario”, a me invece piace il marinaio di Pratt proprio perché le sue storie sono dei veri romanzi grafici, quando ancora il termine non era usato.

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