William Gibson’s Alien 3 (2018) 2

Cover di Johnnie Christmas

Il 12 dicembre 2018 è il turno del secondo numero di William Gibson’s Alien 3, che trovate su Amazon a circa 3 euro.
Com’è noto, e come specifica il titolo, la storia è tratta dalla (pessima) sceneggiatura rigettata per il terzo film scritta dal celebre romanziere: per leggerla tradotta in italiano, in esclusiva, potete andare qui.

La storia continua fedelmente, con Newt giustamente esagitata e in cerca di Ripley, ma la donna è ormai in coma.

Newt e Ripley

Intanto su Rodina i “comunisti spaziali”, riconoscibili perché vestiti male e trasandati, al contrario degli americani più precisi, cercano di capire come utilizzare le informazioni carpite all’androide Bishop.

E infine Hicks, che dovrebbe fare qualcosa della propria vita ma non sa proprio cosa. Di sicuro non ha la minima intenzione di tornare a bordo della Sulaco.

Hicks ha chiuso con la Sulaco

I dubbi di Hicks sul futuro vengono spazzati via dalla “contaminazione” che interessa la stazione di Anchorpoint, e l’arrivo della Divisione Armi della Weyland-Yutani rende chiaro che la situazione sta per diventare molto calda.

Chissà cosa penserà il pubblico del 2018-2019 di una storia nata (già vecchia) nel 1989…

L.

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14 commenti

    • A voler essere buoni possiamo dire che Gibson ha cercato di fare del suo meglio a partire dal delirante soggetto di Hill e compari – guerra fredda nello spazio – ma a parte una parte introduttiva coi comunisti spaziali tutto il resto della storia è uno spara-spara, con però alieni diversi da quelli che conosciamo…

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      • La caccia al comunista fa parte del DNA americano, e ancora non si sono dati pace della fine del comunismo, il loro unico idolo. Ancora oggi nelle storie si parla solo di loro: ancora si parla di Ivan Drago nei film di Rocky, nel recente “Predator: Hunters” ci sono le mine sovietiche, e intere saghe a fumetti si poggiano sul comunismo: possibile non esista altro argomento se non un qualcosa scomparso trent’anni fa?

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      • Per i film di domani, sono state progettate le guerriglie di oggi: Islam radicale – e un po’ di Russia qua e là.
        Un giorno scopriremo che dietro lo stato islamico c’è Hollywood in cerca di nuove storie, mica i massoni illuminati o i rettiliani! 😛

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      • Io lo dico da sempre: le guerre sono fatte scoppiare dagli sceneggiatori! 😀
        Negli anni Ottanta era una pacchia, ogni personaggio era stato in Vietnam e avevi il soggetto pronto. Poi però sul finire dei Novanta cominciava a diventare imbarazzante – ma quando è andato in Vietnam, a 11 anni? – così si sono ricordati di una guerra mediatica molto secondaria, quella del Golfo, e sono usciti fuori centinaia di reduci “stressati”. Poi a salvarli è arrivato Bush figlio che ha avverato la previsione di George Orwell, per cui “La guerra è pace”, e ha cambiato il concetto di guerra: facci caso, nei film i reduci da Iraq e Afghanistan non dicono mai cosa accidenti erano andati a fare là, visto che non lo sa nessuno. Non sono reduci, sono veterani, non gli sputano più in faccia come facevano alla generazione di Rambo, sono eroi per aver sparato su civili innocenti, perché non esistono nemici. Le uniche vittime sono i ragazzini che saltano sulle mine e la gente al mercato spazzata via da bombe intelligenti. Tutto per avere sceneggiature pronte, non esiste altra spiegazione…

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      • Obiettivamente, il background da reduce/veterano potrebbe non pagare, dato che
        1) gli USA vanno a rompere le balle a gente per fregare loro risorse, rovesciare “-ismi” contagiosi e diversi dal loro o aprirsi mercati (dove non c’erano queste risorse, non ci sono mai andati)
        2) son più quelle che hanno preso che quelle che hanno dato, cioè: attaccano briga e perdono pure!

        Però, in questo periodo di estreme destre in salita, potrebbero creare “eroi” che vanno a menare gli intolleranti xenofobi in Europa. Devono solo aspettare che Trump molli la sedia, perché menare lo straniero quando hai la stessa roba in casa (con l’aggravante della cafoneria) è un’incoerenza grossa e vistosa 😛

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      • Infatti paradossalmente sarebbe il momento di rispolverare gli eroi d’azione anni Settanta-Ottanta, quelli politicamente scorretti, quelli che sparavano allo straniero solo perché è straniero, solo che oggi c’è la finta facciata della correttezza che smorza l’entusiasmo: sparare allo straniero va bene, raccontarlo in un romanzo è male…
        Anche perché poi non può esistere un eroe esagerato che possa eguaglaire Trump: di solito il protagonista fa cose che il Presidente si scandalizza e non approva. Oggi sarebbe impossibile, dovrebbero inventare un protagonista preciso e delicato che deve cercare di salvare la situazione prima che il Presidente Bullo ammazzi tutti 😀

        Intanto la “nuova guerra” ha sdoganato i contractor, figura che a seconda dei casi può essere buona o cattiva, anche se nella realtà dubito fortemente che abbia connotazioni positive. Nel 2012, quando ho iniziato a leggere fumetti francesi, trovai una splendida spy story con protagonisti i contractor, una bella narrazione classica ma virata ai canoni moderni, dove a dichiarare guerra sono le Compagnie multinazionali, che hanno di fatto sostituito gli Stati, e al posto dei vecchi eserciti ci sono i soldati privati, che quando tornano (se tornano) non hanno la possibilità di avvalersi dello stress post-traumatico…

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      • L’unico modo in cui un eroe potrebbe scandalizzare Trump… servirebbe un Robin Hood incrociato con una punta di Gesù (quello dell episodio del buon samaritano) e in più, ecoattivista.

        Riguardo ai contractor, sembra un po’ il modello delle corporazioni nel genere cyberpunk.

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  1. Chissà se una storia nata già vecchia nel 1989 potrà ancora interessare il pubblico del 2018-2019, esclusi tutti i “destroversi” magari ancora disposti a prendere più sul serio la minaccia comunista che non quella aliena 😛

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    • Purtroppo non sembra ci sia la possibilità di conoscere qualcuno che legga questi fumetti, quindi non sappiamo se in patria abbia avuto successo l’idea di ravanare così in basso il barile. Però capisco che chi non abbia letto la sceneggiatura di Gibson potrà trovare comunque interessante, a livello storico, conoscere l’entità della bojata (mentre per decenni fin troppi, ignari, si sono dispiaciuti che il “maestro” della fantascienza non abbia curato il terzo film), e al cui confronto il film di Fincher guadagna parecchi punti 😛

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