Sesso morboso (1989) 8 fumetti di fantascienza erotica

La testata milanese “Naja” (Ediperiodici) diretta da G. Bentivoglio nel 1989 (quasi sicuramente giugno) presenta uno speciale estivo dal titolo “Sesso morboso. 8 fumetti di fantascienza erotica“.
Come sempre ogni autore è omesso, ma di sicuro sono otto disegnatori diversi per le varie storie.

La prima storia, “La danzatrice dello spazio“, ci parla di due astronauti a bordo della Astounding – citazione della storica rivista novecentesca di fantascienza, che fa il paio con il codice “2001” stampato sullo scafo – che durante un loro viaggio incontrano una misteriosa donna nuda che galleggia nel vuoto.

Astronave citazionista

Uno dei due astronauti si lancia allo “studio” di quell’essere misterioso, che riesce a sopravvivere in condizioni così ostili alla vita umana.

Questo sì che è un valzer spaziale

Completato l’incredibile amplesso spaziale, dei filamenti afferrano l’uomo e ne assorbono ogni linfa vitale. La donna infatti è solo l’esca di una astronave organica rimasta senza energia: ora che è “ricaricata”, può tornarsene a casa.
E l’altro membro dell’equipaggio? È la “benzina di scorta”…

Da conservarsi per il viaggio di ritorno…

Nel secondo racconto siamo all’Università di Gottinga nel futuro, quando il professor Otto Weimer e il suo collega Adolf Stubb stanno per portare a termine un loro esperimento segreto: rapita e sedata la bella Ulla, vogliono “replicarla” utilizzando un androide neutro.

La copia informe e l’originale

Mentre continuano a seguire l’usanza dell’epoca e chiamano “androide” qualcosa che palesemente non è “a forma d’uomo”, l’esperimento va a buon fine ed ottengono una Ulla-clone programmabile al computer per sottostare ad ogni perversione dei due professori.

Il problema però è che durante la “duplicazione” la vera Ulla è morta, e ai professori – finito di spassarsela con il suo clone – non resta che mandare a scuola la finta Ulla.

Prova di come i cabinati fossero parte integrante del pop italiano

Avere per cervello un computer fa sì che la donna ricordi tutto ciò che i due “creatori” hanno detto in sua presenza, e comincia a tradirli con i compagni di scuola curiosi: appena datole uno spintone per farla tacere, Stubb scopre che il clone è delicatissimo, e subito si distrugge.

La fine di ogni ginoide…

Ne “Il mercenario” troviamo un’aliena dal seno scoperto che si invaghisce di un esemplare umano privo di alcun valore morale: un guerriero perfetto da rapire e portare nella propria astronave.

Incontro ravvicinato del tipo nudo

In realtà la donna viene dal futuro. La Terza guerra mondiale ha distrutto la civiltà umana e le donne superstiti, stanche del violento e prevaricatore potere maschile, hanno massacrato gran parte degli uomini rimasti e instaurato una pace perpetua derivante dalla sorellanza. Gli uomini vivono relegati in stalle come esemplari da monta o semplice capriccio sessuale.
Ora però un certo Marzio è fuggito ed è riuscito a prendere il controllo di tutti i robot poliziotti: minaccia la donna di una strage se non libererà gli uomini dalle stalle.

Joe il mercenario deve far fuori Marzio e poi tornarsene ricco al suo tempo.

Leggi robotiche…

Com’è facile immaginare, Joe rimarrà in questo tempo come “unico gallo del pollaio”, ma è da notare la grafica dei computer che ricorda i disegnatori francesi ed argentini dell’epoca, quando le macchine erano al tempo stesso oggetto di meraviglia e di orrore.

Un mondo claustrofobico fatto di computer

Ne “L’appuntamento” ci spostiamo nella New Chicago del 21 settembre del 2098, in una vecchia villetta di periferia dove Greena si lamenta che suo marito Jordan perde tempo appresso ad invenzioni assurde invece di pensare a guadagnare di più.
Jordan ha inventato una macchina del tempo che va solo indietro, ma non può dimostrarne il perfetto funzionamento perché… è un viaggio si sola andata.

Mentre si spupazza l’amante Ross, Greena ha un’idea per liberarsi del marito inutile e sposare l’amante: mandare indietro nel tempo Jordan così da avere campo libero.

Quando si dice “Sei storia antica”…

Ritrovatosi nel 12 luglio 1927, Jordan si rende conto di essere fra le fondamenta di quella che un giorno futuro sarà la sua casa. Come può vendicarsi della donna… avendo a disposizione solamente un orologio perpetuo? Semplice: impostando una bomba nelle fondamenta che esploda nel 2098.

La vendetta di Jordan ce la spiega Greena morendo, sotto il crollo della casa.

La vendetta nel tempo.

In “Robot City” incontriamo Darya e Velda, che durante il loro volo spaziale alla volta della Costellazione del Sagittario finiscono con la propria nave risucchiata in una nube magnetica.
Si ritrovano catapultate chissà dove, nello spazio profondo, e decidono di atterrare su un pianeta vicino, adatto alla loro vita. Appena atterrate, però, vengono avvicinate da uno strano robot parlante.

Un robot molto arcaico

Portate in una città abitata esclusivamente da esseri meccanici, abbandonati dalla civiltà umana che ora risulta scomparsa, le due viaggiatrici scoprono quale sia il problema con i robot: per loro “servire gli umani” ha un significato ben strano…

Nuovi significati del termine “servire gli umani”

Sfuggita per miracolo, una delle due donne trova rifugio sottoterra, chiamata dagli umani superstiti. Sono infatti i pronipoti di quelli che crearono i robot per soddisfazione sessuale dimenticandosi di mettere dei limiti: tutta la popolazione della città è stata così uccisa… da soddisfazione sessuale ad “libidum”

Un’orgia letale…

Rifugiatisi nelle fogne, dove i robot non hanno il permesso di scendere, ci che resta dell’umanità del pianeta conduce una vita di stenti e fame, costretta a nutrirsi di muffe e non disdegnando la carne umana. Per fortuna è appena scesa una succulenta viaggiatrice…

Dalla padella robotica alla brace cannibale

Con “Caccia grossa” ci trasferiamo nella campagna inglese, alla fine del secolo scorso… che in prospettiva del fumetto è l’Ottocento. Una carrozza lascia una signorina davanti al palazzo di Lord Nimoy: si tratta di Beryl Whitman, giornalista del “Daily Globe” mandata ad intervistare il miglior cacciatore dell’impero britannico.

Il suo roboante (e falso) racconto di come ha ucciso una tigre in India è solo una scusa per sedurre la giornalista, ma proprio in quel momento sbarca un’astronave e un essere alieno prima violenta la donna e poi spara all’uomo: è un cacciatore spaziale in cerca di nuovi trofei.
Vista la data di uscita dell’albo, 1988, e che l’alieno caccia con un cannoncino laser, direi che è una chiara citazione di Predator (1987).

Trofei di caccia degni di un Predator

Facciamo un altro bel salto temporale in avanti e con “L’arma segreta” arriviamo all’anno 5674 della “quinta èra convenzionale”, qualsiasi cosa questo voglia dire. Come al solito c’è una guerra di dimensioni titaniche, fra l’impero terrestre, che raggruppa i pianeti a popolazione umana, e l’impero ktartzico, a popolazione sauriana.
Dopo una battaglia, un uomo di nome Josh naufraga su un pianeta sauriano, dove riesce a liberare una donna terrestre dai torturatori nemici. Nascosti in una grotta, i due trovano il modo di “passare il tempo” sciogliendo la tensione, ma subito dopo l’amplesso Josh ha una terribile rivelazione: in realtà la donna è una sauriana “mascherata”!

La squamosa rivelazione

Josh è finito nel bel mezzo di un esperimento militare, in quanto i sauriani stanno sperimentando un’invenzione per apparire umani ed infiltrarsi fra i terrestri, così da colpirlo al cuore. Un piano perfetto… peccato che gli umano siano arrivati prima, e metà degli aggressori di Josh siano in realtà suoi commilitoni!

Facciamo un saltino indietro, alla New York del 2387. “La macchina chiaroveggente” ci racconta di un grande Luna Park del futuro con un’attrazione curiosa: una macchina che predice scientificamente il futuro. Arlene e Sheila non riescono certo a resistere alla curiosità.
Seduta con degli elettrodi davanti ad un grande computer azionato da un mago, che spiega le previsioni con il fatto che l’universo è ciclico e “ciò che sarà è ciò che è già stato”, Sheila assiste ad un futuro ben strano… ma di sicuro masochistico.

Nel tuo futuro c’è Hellraiser!

Sconvolta dalla visione di se stessa nel futuro, ad uccidere una donna nuda dopo essersela spupazzata, Sheila è angosciata ed essendo ricca prende una decisione drastica: si ritirerà nella sua villa sull’asteroide TKS-11 e lì riceverà solo compagnia maschile.

C’è chi ha la villa al mare, chi sull’asteroide

Passano gli anni ma non l’ossessione: malgrado si circondi di maschi copulanti tipo “catena di montaggio”, Sheila non riesce a dimenticare la previsione, finché ormai anziana non si rende conto che nel video era giovane… quindi ormai è impossibile che la predizione si avveri.
Torna dal mago, anche lui ormai vecchio, e scoperto che la macchina non ha previsto una realtà futura bensì un sogno – che la donna non avrebbe mai fatto se il mago non l’avesse “contagiata” – uccide il vecchio. Scappando alla polizia viene uccisa a sua volta: quella parte della previsione era giusta.

Otto divertenti storie di fantascienza con dimenticabili inserimenti sessuali del tutto gratuiti: sono racconti che andrebbero letti più per la loro fantascienza che per la sessualità di grana grossa.

L.

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18 commenti

      • Oltre che scopiazz… citare qua e là, naturalmente: oltre ai “ricalchi” dei sempre graditi Gimenez e Zanotto, Il Mercenario prende qualcosina anche dal Lance McLane riciclato in Jeff Hawke, in particolare la doppia avventura “Time Out/2082-2182 A.D.” con le sue viaggiatrici temporali provenienti da un futuro matriarcato militare in cui gli uomini sono poco più che servizievoli ammennicoli senza spina dorsale 😉
        Che dire poi dei Predatoriani protagonisti di caccia grossa, se non che omaggiano contemporaneamente pure i carnivori Kzinti creati da Larry Niven e apparsi nella serie animata (oltre che in alcuni fumetti) di Star Trek? 😉

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      • Grazie delle splendide “fonti” ^_^
        Sarebbe da fare mente locale, ma credo che il tema del “matriarcato futuristico” sia girato sottopelle da parecchio tempo. In fondo negli anni Cinquanta o giù di lì una delle prime “bionde dallo spazio” (anche se aveva i capelli neri era bionda ad honorem!) sbarcava sulla Terra in cerca di maschi fertili perché sul suo pianeta matriarcale ormai gli uomini erano tutti frustrati ed infertili. Credo sia un’idea prettamente maschile che sarebbe curioso leggere scritta da una donna, per vedere cosa penserebbe 😛
        Sai che anch’io ho pensato a Zanotto guardando quei disegni? Visto che all’epoca lui e gli altri maestri argentini imperversavano nelle riviste a fumetti italiane, credo proprio sia un omaggio voluto.
        E devo decidermi ad affronare Jeff Hawke, anche perché in questi giorni ho provato lo Star Trek Gold Key dei Fratelli Spada ma proprio non mi piace, essendo profondamente NON statrekiano! (Se avesse come titolo “John Smith e i suoi avventurosi tizi in tutina” sarebbe la stessa identica cosa!)

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      • E in effetti “John Smith e i suoi avventurosi tizi in tutina” sarebbe stato un titolo più adatto, visto che quasi nessuno dei responsabili aveva dimestichezza con la serie originale (come nei fumetti britannici, del resto: di nuovo divise dai colori sbagliati, tecnologie mai viste nella TOS, mezzi presi da altri fumetti -Dan Dare- e film o, in questo caso, pure da serie tv andersoniane… infatti, se non ricordo male, il curatore della testata contenente lo Star Trek UK era proprio Gerry Anderson)! Le eccezioni realmente in stile Trek sono davvero rarissime: una di queste -facente parte della produzione “tarda” (1975)- che mi sento di consigliarti è “La scelta”, enigmatico incontro tra due Kirk non avente nulla a che fare con l’Universo dello specchio… qui c’è di mezzo nientemeno che il Big Bang 😉

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      • Ho letto i primi tre o quattro numeri ed è incredibile come non c’entri assolutamente nulla con Star Trek! A parte alcuni primi piani che assomigliano a Kirk e Spock (gli altri personaggi per puzza vengono citati) sono tutte storie avventurose su pianeti lontani in cui i nostri corrono di qua, corrono di là, sparano, fanno, urlano… oh, ma un episodio di Star Trek TOS l’hanno mai visto? Temo di no…
        Speravo fosse un’ottima lettura serale pre-sonno, ma mi indispettisce! Ora sto spulciando Magnus Robot Fighter, la cui assurdità mi fa ridere, ma credo che passerò quanto prima a Jeff Hawke 😛

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  1. La seconda storia potrebbe essere un omaggio, anche se alla lontana, a Metropolis: in fondo ci sono il ginoide, l’ambientazione tedesca, i nomi Adolf e Weimar che rimandano all’epoca storica in cui il film fu girato.

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    • A quanto ne so, in greco sia Anthropos che Andros significano uomo, ma l’ultimo termine ha più in significato di “essere umano maschio”. Forse il termine più giusto sarebbe Antropoide per definire generici robot dalla forma umana, ma non esiste.

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      • Guarda, in effetti la cosa sarebbe spinosa, perché una scuola di pensiero vorrebbe già “anthropos” derivato da “andros” + “ops, opos”, e quindi con il significato di “a forma d’uomo”, ma non c’è bisogno di entrare in questioni greche: termini come “androide” e “antropoide” non fanno parte della Grecia classica ma della nostra modernità.
        La distinzione generica di solito vuole “andros” come “uomo”, nel senso di maschio, mentre “anthropos” come “appartenente alla razza umana”. Infatti quando nel Novecento è stata fondata la “paleoantropologia” la parola è stata scelta proprio per indicare lo studio (logia) degli umani (antropo) antichi (paleo): che fossero uomini o donne era uguale, bastava fossero umani.
        Invece l’andrologo è un dottore che si occupa proprio dell’uomo in quanto maschio, perché alle donne ci pensa il ginecologo, da quel “gin-” che misteriosamente non è mai venuto spontaneo trasformare in “ginoide” fino al 1984, e in italiano è ancora assente.

        Antropoide non incontra i miei gusti, ma al di là del mio giudizio esiste sebbene gli venga preferito il molto più gradevole “antropomorfo”, visto che sono termini usati nella descrizione animale.
        Generalizzando potremmo dire che l’antropoide è l’animale che ha somiglianze umane, l’androide è la macchina a forma d’uomo.
        Non umana, ma a forma d’uomo, perché le donne artificiali non sono mai state prese in considerazione, esistendo da appena duecento anni (cioè dalla prima rivoluzione industriale che rendeva concettualmente plausibile una donna “costruita”) mentre di uomini “finti” ne esistono a iosa sin dalla nascita della cultura umana.
        E’ strano che le femministe non si siano mai occupate di questi argomenti, visto che il 99,9% delle donne artificiali sono scritte e descritte da uomini e quindi riflettono tutti i loro più reconditi e taciuti pregiudizi, anche in epoche che si considerano “liberali”. Per fortuna ci sono pazzi come me che ci scrivono sopra dei saggi 😛

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      • Ci manca solo che nasca un movimento contro gli abusi sui ginoidi, una sorta di metoo che sostiene che anche Eva Futura e Metropolis erano maschilisti. Cmq grazie della bella spiegazione.

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    • Ti ringrazio e piacere di conoscerti: quindi le storie di questo albo sono tutte opera tua? L’averle lette fuori tempo non mi ha fatto apprezzare la parte sessuale – che sono sicuro avrei maggiormente stimato se l’avessi letto all’epoca, che avevo 14 anni! – mentre la parte fantascientifica è davvero ottima, con i rimandi giusti alle opere giuste 😉 davvero complimenti.

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      • Nooo…fermi tutti! Mi sono espresso male: quando parlavo di autore, parlavo di scansione! Ho scansionato io questo albo e l’ho pubblicato sul blog di Tippy…!
        Gli autori dei fumetti sono invece dei grandissimi maestri come Lorenzo Lepori…
        Lucia ieri sera ti ho scritto un’email in privato? L’hai vista?

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