Ronin Island (2019) 1

Cover di Giannis Milonogiannis

Incuriosito dalla scrittura di Greg Pak, che ho conosciuto con Mech Cadet Yu, ho subito spulciato il suo nuovo fumetto: “Ronin Island“, il cui primo numero trovate su Amazon a circa 3 euro.
Gli ottimi disegni sono di Giannis Milonogiannis, quindi il minestrone di culture è completo: sono un italiano che vi recensisce una storia giapponese scritta da un coreano-americano e disegnata da un greco…

Sono passati più di trent’anni da una misteriosa catastrofe che ha colpito l’Asia dell’est, dopo il quale i superstiti che si sono rifugiati in un’isola sperduta nel Mar della Cina si convincono di essere gli ultimi viventi rimasti al mondo. Provengono dalle tre culture principali che lì si incontrano – cinese, giapponese e coreano – ma ormai non ha più molta importanza.

L’ultima isola abitata del mondo

Gli abitanti dell’isola sono guidati dalla Vecchia Jin, la quale si occupa anche di dar spazio alle nuove generazioni di capi. Gli unici due contendenti a guidare la popolazione sono Kenichi Okamoto, giovane nobile di buona famiglia, ed Hana, ragazzotta contadina ovviament di umili origini. È facile immaginare tutto lo scontro culturale che si svilupperà tra i due, provenienti da ceti diversi – malgrado vivano a poche centinaia di metri di distanza.

Le due nuove promesse dell’isola

Per fortuna dopo qualche prova fisica – una serie di test che ricordano curiosamente i fantomatici riti di passaggio mostrati dal film Rapa Nui (1994) – la storia assume un pizzico di originalità in più, perché malgrado il mondo sia finito e siano tutti morti… arriva sull’isola una nave dello shôgun.

Un fantasma dalla “terra ferma”

L’emissario del Giappone guarda incuriosito quegli isolani che credono di essere gli unici rimasti vivi al mondo, ma non c’è tempo per troppe chiacchiere: bisogna prepararsi. Perché qualsiasi cosa sia successa trent’anni prima… di sicuro ha creato mostri.

L’isola si fa affollata

Una storia semplice ma fulminante, con tanto di mostri zombeschi finali: promette molto bene, e mi sa che questo Pak è un ragazzo in gamba…

L.

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5 commenti

  1. Greg Pak è un dritto, ha una buona capacità di mescolare i generi è da sempre una connotazione, diciamo orientale alle sue storie. Uno dei pochi che ha saputo scrivere Hulk in era recente, spedendolo nello spazio e facendolo diventare uno schiavo costretto a guadagnarsi la libertà lottando come gladiatore, su un pianeta dove tutti erano mostri giganti potenti quanto lui (Planet Hulk). Persino quando fa cose assurde tipo “Il fichissimo Hulk” (in cui l’alter ego del Golia Verde era un ragazzo di origini Coreano-Americane) sforna cose con un buon brio che si leggono più che volentieri, malgrado le premesse strampalate. Questo non lo conoscevo però mi sembra in linea con lo stile di Pak, sono molto curioso di vedere cosa si è inventato per il resto della storia 😉 Cheers

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      • Proprio sua, ma bisogna dire che è una delle poche saga Marvel davvero meritevoli, quindi per una cosa che ti perdi, tante altre riesci a schivarle credimi 😉 Pak è stato a lungo sulla pagine di Hulk, devo dire che il suo lungo ciclo mi è piaciuto, anche se “Planet Hulk” era l’apice. Cheers

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