Aliens: Rescue (2019) 1

Cover di Roberto De LaTorre

Il fatale 24 luglio 2019 è giunto e scopriremo se il crollo totale dell’universo a fumetti di Alien sta rallentando o se non c’è più alcuna speranza: riuscirà il pessimo Brian Wood, l’uomo che ha ucciso trent’anni di fumetti alieni, a riparare alla sua grave colpa?
Tutto viene rivelato a partire da questo “Aliens: Rescue” n. 1, disponibile anche su Amazon a circa 3 euro.
Ai disegni c’è Kieran McKeown, che ha esordito con la Dark Horse quest’anno curando Halo: Lone Wolf.

Come sempre, ogni mese racconterò i singoli episodi sul mio blog Fumetti Etruschi, mentre qui il post dedicato alla saga sarà uno solo, aggiornato ogni mese.

Variant Cover di Mack Chater

Piccolo riassunto. Dopo aver vissuto avventure “in solitaria”, Amanda Ripley – creata già nel 1983 (come racconto qui) e diventata celebre nel mondo grazie al successo del videogioco Alien: Isolation (2014) – e Zula Hendricks – creata da Brian Wood (non potendo utilizzare Amanda) per il fumetto Aliens: Defiance (2016) – si ritrovano insieme senza una sola parola di spiegazione sulla loro amicizia, a vivere quella stupidata immonda di Aliens: Resistance (2019).

In questa storia Wood – probabilmente ubriaco – butta roba a casaccio sulla pagina senza seguire alcuna logica: quattro numeri totalmente sconclusionati in cui ci viene velocemente presentato (male) tale Alec Brand, che viene salvato dalle due donne: il giovane era stato rapito dalla Weyland-Yutani per diventare “ospite” di xenomorfi. La Compagnia pare abbia riservato un intero pianeta alla ripopolazione aliena – ripeto “pare” perché nulla viene spiegato – sul quale, nel tentativo di liberarne gli umani, Amanda e Zula muoiono… Mi pare ovvio che si tratti del peggior cliffhanger di sempre, visto che si sapeva da tempo che i due personaggi sarebbero stati protagonisti di altre storie.

Si parte sulla Luna

Aliens: Rescue si apre sulla Luna, quasi a festeggiare anch’essa il cinquantenario dello sbarco. United Americas Allied Command, al soldato Brand – cresciuto nel corpo dei marine – viene chiesto di riconoscere le foto di due donne. Sono Amanda e Zula, che Brand non vede plausibilmente da anni, ma che non esita a definire «eroine».

«Le conosco come eroine»

Parte il flashback sull’infanzia ed adolescenza di Brand, passate nella poverissima El Hoyo a sognare di entrare nel programma spaziale, rappresentato dalla compagnia mineraria Gaspar, lì operante. Una volta riuscito ad essere assunto e ad entrare nel sonno criogenico alla volta di una nuova vita… si risveglia cavia per alieni, prima di essere salvato da Amanda e Zula.
Perché queste cose ci vengono raccontate ora? Nella precedente saga abbiamo assistito al risveglio e rapimento di Brand e al suo salvataggio, sempre chiedendoci… ma chi è ’sto Brand? Perché frammentare così la storia?

Comunque al giovane viene proposto di entrare nei Colonial Marines e lui accetta, a patto però di conoscere il nome del pianeta su cui era stato tenuto prigioniero e dove le due eroine sono morte per salvarlo. Questa, purtroppo, è un’informazione segreta.

Puntatina pure su Marte…

Marte. «Una generazione fa questo era un pianeta senza vita, o così pensavamo. Un paio di dozzine di bombe nucleari dopo Marte è stato terraformato ed è perfetto per l’addestramento militare». Quando si dice «costruire mondi migliori»…

Questa sottilissima gestione ecologica ha risvegliato dal sottosuolo una razza di insettoni che servono giusto a ricreare atmosfere da Starship Troopers (1997) – ma in fondo l’opera originale del 1959 di Heinlein è stata palesemente presa come spunto da Cameron per Aliens (1986) – e per lo più si riproducono come conigli. «Cosa sono i conigli?» chiede uno dei militari: quindi siamo così avanti nel futuro che la gente ha dimenticato il nome degli animali più noti? Questo crollo di gusto è simile al romanzo Alien: Covenant (2017), in cui un folle Alan Dean Foster si inventa che nel futuro si sia persa la nozione del formaggio…

Che strani, i conigli di Marte…

È dura per Brand combattere gli insettoni con nella mente il periodo in cui doveva scappare dagli xenomorfi, ma alla fine è rincuorato da un sergente duro:

«Welcome to the goddamn Colonial Marines. Oorah!»

Tre mesi dopo, Brand viene accolto nella squadra USCM di ricognizione dello spazio profondo, «l’élite dell’élite»: «Bort to kill bugs». Altre frasi ad effetto per riempire il vuoto? No, grazie.
Solo in questo momento Bowden, la superiora che ha “assunto” Brand, gli rivela il colpone di scena: Amanda e Zula sono vive e hanno fatto proprio il suo nome per entrare nella loro squadra. Che cliffhanger, eh?

Mio Dio, che crollo di stile immenso…

È troppo poco per giudicare la saga, ma certo ormai siamo così lontani dall’universo alieno da non riuscire neanche a ricordarlo. Atmosfere cupe e luoghi claustrofobici? Roba vecchia: ora si spara agli insetti di Marte e Amanda e Zula sono due eroine manga, ritratte a salutare come fossero al liceo. Bah… vedremo…

L.

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6 commenti

  1. Un banalissimo prologo. Nulla di più.

    Una volta, il primo numero di una serie a fumetti era la prova del 9 della qualità del prodotto. Doveva essere una bomba. Quindi io, che ho letto questo primo numero di Rescue, cosa cazzo devo pensare?

    Dopo le ultime storie immonde che la DH ha pubblicato sono veramente sempre più deluso.

    Piace a 1 persona

    • Infatti il primo numero era una specie di vetrina, calavano le carte buone subito, poi semmai dal secondo si iniziava a costruire la storia. Non è solo un “trucco” dei fumetti, è la base della narrazione seriale: prima inizi con i fuochi d’artificio e fidelizzi il lettore, che una volta iniziato a leggere poi ti segue in passaggi magari meno scoppiettanti.
      I romanzi d’azione o thriller di solito iniziano con roba forte, e poi “Ora vi racconto come sono arrivato a questo”. Invece la Dark Horse fa il contrario: nel primo numero ti mette la parte peggiore così è sicura che nessuno leggerà quelli dopo…
      NOn so perché gli facciano ormai così schifo gli alieni (i Predator ormai sono morti) ma spero di cuore che perdano il marchio e passi a qualsiasi altro, pure alla Bonelli! 😀

      Piace a 1 persona

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