Boba Fett (2000) Agent of Doom

Cover di Francisco Ruiz Velasco

In questo mio viaggio alle origini di Boba Fett potevo non chiedere al Moro del blog “Storie da birreria” di fare una delle sue celebri indagini nell’universo video-ludico? No, non potevo, e il risultato è spettacolare. Fra le altre cose ci regala un’informazione preziosa per questo viaggio: nello stesso 1995 in cui Boba Fett appariva per la prima volta in un fumetto originale (Bounty on Bar-Kooda) e in un libro originale (Tales from Jabba’s Palace), appariva anche in un videogioco. 1995 è dunque l’annus mirabilis della rinascita di un personaggio noto quasi unicamente per la sua action figure della Kennar, che negli anni Ottanta a quanto pare ha avuto un grande (e immotivato) successo.

Boba spacca!

Il tempo passa e arriviamo al novembre 2000: la cadenza annuale del personaggio sembra arrestarsi, forse segno che la sua esplosione sta riducendosi di entità.
Tornandosi ad affidare a Cam Kennedy per i disegni – artista che anni prima aveva curato proprio la Trilogia di Nascita del personaggio – la Dark Horse Comis affida a John Ostrander la sceneggiatura di “Boba Fett: Agent of Doom“.
Ostrander è un più che prolifico autore dell’universo di Star Wars targato Dark Horse, proprio da questo 2000 fino al 2014 in cui la Marvel è arrivata a distruggere tutto. Curiosamente la sua prima storia scritta per la casa è Predator vs Magnus Robot Fighter (1992).

Disponibile come sempre in digitale su Amazon (a meno di due euro), questo fumetto singolo risulta inedito in Italia.

Siamo alle ultime battute dell’Impero, ma l’ammiraglio Mir Tork non ci bada: lui segue pedissequamente i dettami dell’Imperatore per cui non devono sopravvivere nella galassia specie non umane, e va dritto per la sua via di sterminio totale. Ad aiutarlo in questo insano proposito di genocidio c’è il fido dottor Leonis Murthé, teoricamente uno scienziato ma in realtà un sadico fuori controllo.

Due torturatori per l’Impero

Questi due gentiluomini viaggiano a bordo della Azgoghk alla ricerca di nuovi genocidi di massa da compiere, e un giorno sbarcano su Gulma: alla fine di una lunga serie di mostruose torture e massacri, saranno davvero pochi i gulmariani rimasti a rappresentare la loro razza, una volta caduto l’Imperatore.

È stranissima, ma sono invaghito della Azgoghk!

A Tork poco importa che l’Impero sia crollato, questo non annulla il suo “messaggio” di morte e soprusi, quindi con il compagno di merende Murthé continua a compiere massacri in giro.
Chi potrà salvaree vittime di questo eccidio? Uno degli ultimi gulmariani rimasti ha l’idea vincente: mettere una taglia sull’ammiraglio e il dottore. Così da mettere loro alle costole il miglior cacciatore di taglie della galassia. Sapete già il nome…

Un ingaggio di puro “onore”

Il nostro Boba ci mette poco a rintracciare la Azgoghk e ad avere la meglio sui due assassini, ma non ha accettato per fare giustizia: è puro egoismo. Il vecchio gulmariano non ha soldi da offrire in pagamento, quindi fa leva su sentimento che scopriamo potente nel cacciatore di taglie: l’orgoglio. Il gulmariano infatti sottolinea che la missione è così pericolosa che solamente qualcuno come Boba Fett potrebbe riuscirci: ma lui è ancora Boba Fett? È ancora capace di imprese mirabolanti? Solo per dimostrarlo il nostro eroe compie la missione… oppure, nel suo mostrarsi rude, usa questa scusa per mascherare qualcosa fatto per senso di giustizia.

Una storia veloce e ghiotta, nel puro spirito bobafettiano: poco parlare, tanto sparare. La sua forza credo sia l’immediatezza delle storie, dove non riflette e parla a malapena, e come un eroe d’altri tempi si limita a sparare per far trionfare la giustizia. O qualcosa che gli assomigli.
Per un eroe nato dai cartoni animati e dai giocattoli, è un bel passo in avanti.

L.

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4 commenti

  1. Il doppio scafo della Azgoghk assomiglia in modo sospetto a quello del Devastatore di Mondi, altra super-arma imperiale (successiva alla seconda Morte Nera) appartenente ai fumetti di quella galassia lontana lontana… 😉

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