Ghost Rider 2099 (2019) 1

Cover di Valerio Giangiordano

Mi dite come fa il cuoricino di un amante della narrativa di genere a resistere davanti a cotanta copertina? Mi dite come fa uno a resistere alla potenza della gagliardiaggine?
Dunque cedo alla curiosità di spulciarmi questo primo numero di “Ghost Rider 2099” (dicembre 2099), su Amazon a circa 4,50 euro. La Marvel rispolvera una vecchia gloria come l’universo 2099 per ambientarci nuovi sfolgoranti reboot. Ma mi chiedo: perché continuano a fare reboot… e i talebani continuano a parlare di continuity? Che razza di continuità c’è in un universo che non fa che ripartire da zero con nuovi personaggi?

Città rombanti del futuro

Transverse City, riciclando un po’ il soggetto di fondo del romanzo Macchine mortali (2001) di Philip Reeve, Ed Brisson ci racconta di intere città semoventi, con palazzi e case in perenne movimento: fermarsi equivale a morire.
C’è ovviamente la multinazionale cattiva, non a caso chiamata D/Monix (che si legge come “demoniaco”), ma uno dei suoi alti papaveri non sa che suo figlio sta per combinarne una grossa. Suo figlio che si chiama… Kenshiro!

Il ragazzo dal nome citante, che però si fa chiamare Zero, cita pure il cyberpunk letterario connettendosi ad un computer e navigandoci con sistemi che ricordano i cowboy di William Gibson, con le dovute proporzioni. Lui e la sua banda, formata da un altro nome da applauso – Warewolf! – stanno cercando di accedere ad un deposito di batterie così da avere energia a valanga per le proprie moto: che ragazzi dalle vedute corte.
Non trovano le batterie… ma un robottone macistone che fa malone!

Perché in cantina non trovo mai un robottone del genere?

Chiamato droid solo una volta, quasi a pagare un ingrato debito verso la parola (sbagliata) che i fan di Star Wars continuano a ripetere indefessi, questo robot è palesemente un prototipo in via di studio, ma non c’è tempo per le domande: il padre di Kenshiro decide che è tempo di finirla con questo figlio ingrato e, per fare bella figura con la D/Monix, fa saltare l’edificio con dentro la banda di Warewolf.

Il problema però è che Kenshiro, anzi Zero, era collegato in Rete quando l’esplosione ha liquefatto il suo corpo. Finisce nel Ghostworks, l’inferno digitale, dove viene rimandato indietro per assolvere alcuni compiti che ancora non conosciamo. Ci vorrebbe un corpo nuovo per lui… guarda caso, ce l’abbiamo. Anche se robotico.

È nato un nuovo Ghost Rider

In attesa di scoprire di quali compiti dovrà occuparsi, Zero pensa bene di andare a trovare quei ragazzacci della D/Monix e ringraziare il padre per averlo ucciso. E se per farlo deve usare una motosega, battezzata Hellsaw… ci guadagniamo tutti!

Mi sa che è appena nato il mio nuovo personaggio preferito!

Non mi capita spesso di esaltarmi per produzioni Marvel, ma questa è palesemente una gagliardata che si spera continuerà bella tosta e “ignorante”. Ho adorato la reinterpretazione in chiave automobilistica di Ghost Rider – che con il volto di Gabriel Luna (il nuovo Terminator) è finito anche in TV, in alcuni episodi del 2016 di “Agents of S.H.I.E.L.D.” che però non ho visto – quindi ho buone speranze per questa reincarnazione nel 2099: e sì che non m’è mai piaciuto il Ghost Rider storico! Sono ancora traumatizzato da quando, da ragazzo, mi capitò una sua avventura con il Punitore: che tragedia…

Non esiste un robot del futuro che una motosega non possa migliorare: aspettiamo tutti le prossime avventure esagerate ed ignoranti di Ghost Rider 2099!

L.

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10 commenti

  1. Oddio, già lo amo anche io!
    Mi piace che abbiano rispolverato l’universo 2099 (sì, il reboottare ogni due secondi rompe un po’, ma tanto ormai…) e amo la reinterpretazione di Ghost Rider, un po’ Terminator e un po’ cyberpunk. Ci sta alla grande.
    Ma… la moto?

    Moz-

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  2. Siamo troppo allineati nelle letture, ti dico solo questo, se ti è piaciuta la copertina di questo Ghost Rider 2099, aspetta di vedere quella di Punisher 2099 😉

    Detto questo, la Transverse City di Ghost Rider 2099 ha anticipato “Macchine mortali”, perché la prima versione del personaggio arriva dritta dagli anni ’90. Ti assicuro che il primo fumetto di allora, era puro Cyberpunk di quello fatto bene, anche i disegni erano oscuri e perfetti per il personaggio di allora, una delle migliori interpretazioni del Rider Marveliano di sempre.

    Questa nuova versione rilancia le origini (come hanno fatto anche per Punisher 2099), ed è una lettura niente male. Tempo permettendo, perché in questo periodo le stanno provando tutte per tenermi lontano dalla mia tastiera (finirò per installarmela nel braccio stile motosega), volevo fare un post su queste nuove versioni dei personaggi 2099, sono molto legato al futuro (passato) della Marvel 😉 Cheers!

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    • Ah quindi già nel 2099 di una volta c’erano le città in continuo movimento per Ghost Rider? Di 2099 credo di aver letto forse una storia di Spider-Man, parecchi secoli fa.

      Capisci che per quanto io cerchi di stare lontano dalla Marvel, certe copertine ti attirano e ti trascinano nella lettura! Ed è solo una piccola parte di ciò che sarei curioso di leggere 😛

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  3. In effetti la copertina è stupenda. Qualcuno ha detto Ash?
    Avevo letto Trasteve City 🤦‍♂️
    A proposito di Ken e il cyberpunk… mi hai ricordato il manga Cyber Blue di Hara. Sono certo che questo futuro Marvel debba qualcosa a quel manga.

    p.s. fanculo i reboot!

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    • Cyberpunk è un termine che ormai vuol dire tutto, tranne di solito ciò per cui la parola è nata: pirateria informatica. Curioso che sia nata all’alba dei personal computer e oggi, in cui si sono avverate tutte le previsioni del 1984, le storie cyberpunk sono totalmente prive di computer. Penso che il segreto sia il fatto che il cyberpunk è un fenomeno unicamente letterario, dove descrizioni di corse fra cowboy (cioè pirati) per le vie informatiche digitali rendano bene: in video o a fumetti rendono meglio personaggi musoni che se la tirano da filosofi del futuro 😛

      La motosega è il simbolo della “nuova violenza” nata negli anni Settanta: da quando l’ha usata Wes Craven nel 1972, la narrativa di genere se n’è appropriata regalandoci miti come Leatherface, Ash e Sharknado… ogni generazione ha la sua motosega ^_^

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  4. Ah, il Ghostworks di questo Ghost Rider 2099 mi ricorda che un simil-inferno digitale mica male c’è pure in “Sigmund – Il Minotauro”, avventura del genio informatico dell’Agenzia Alfa contenuta nell’albetto speciale allegato allo speciale Nathan Never del dicembre 1999 😉
    Quanto a questo reboot “motosegato”, in effetti, qualche motivo di interesse ci sarebbe pure, se solo io non avessi chiuso da anni con la Marvel cartacea e con i suoi rebootaggi iniziati già negli anni ’90 (tanto per dire, l’unico Ghost Rider che ancora ricordo bene è proprio quello originale)…

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    • Semplicemente dovremmo smettere di parlare di continuity e trattare la Marvel come le altre case americane: ogni anno, ogni stagione, c’è una saga. Il fatto che i personaggi c’erano anche l’anno prima è del tutto ininfluente: potrebbero essere gli stessi o altri, non importa.
      Se vogliamo, la regina Marvel si è abbassata a fare quello che fa la serva Dynamite: ogni annata i suoi personaggi sono loro ma diversi, cambiando età, origini, missioni, comportamento e via dicendo, essendo guidati da autori diversi. E’ una costante reinterpretazione, e così se un anno non ti piace com’è strutturata una saga, sai che alla prossima stagione potrebbe dirti meglio 😉

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