Star Trek – Waypoint (2017)

Cover di Josh Hood

Quando ti capita sotto mano una corposa antologia a fumetti di storie provenienti da tutti gli universi delle serie di Star Trek come si fa a resistere? Così mi sono spulciato l’iniziativa IDW Publising del novembre 2017: “Star Trek: Waypoint” (su Amazon a circa 6 euro).

Nello spazio…. non si vede un cubo!

La prima storia – “Puzzles“, scritta da Donny Cates con i disegni di Mack Chater – è ghiotta, in quanto l’Enterprise guidata dal capitano La Forge – è stato promosso? – incontra una misteriosa struttura a forma cubica: sarà mica una citazione della sonda-cubo incontrata da Kirk ne L’espediente della carbonite (10 novembre 1966)?

Ma quanti cubi ci sono nello spazio?

Nel fumetto questo cubo spaziale è in realtà un’astronave che viene dal futuro, e la cosa è buttata là così: chi è che non ha mai incontrato un’astronave cubica dal futuro? Visto che l’intero equipaggio dell’Enterprise è formato da ologrammi di Data, la situazione viene subito analizzata e brevemente si arriva al dilemma etico. La nave-cubo infatti sta per esplodere uccidendo l’intero equipaggio, che potrebbe essere salvato solo teletrasportandolo sull’Enterprise… ma per farlo Data deve sostituirsi al computer di bordo del cubo e morire nell’esplosione.
Vi ricordate di un certo discorso dei primi film di Star Trek? Una roba sulle esigenze di molti e di pochi, o di uno? Be’, torna sempre utile…

Il dilemma al suo centro rende la storia sicuramente la migliore dell’antologia, e il problema è che iniziando da quella… il resto è tutto in discesa!

Arrivano i robottoni!

Ve li ricordate i Klingon quando non avevano i bozzi in testa? Bei tempi… Durante la solita esplorazione là dove tutti hanno messo i piedi e preparato trappole, Kirk e i suoi si ritrovano su un pianeta schiavo dei Klingon, dove i cattivoni spadroneggiano: per rivendicare il possesso del pianeta ed uscire vivi dalla missione Kirk dovrà sfidarli… coi robottoni!

Botte robotiche!

The Menace of the Mechanitrons“, scritta da Dayton Ward e Kevin Dilmore con i disegni di Gordon Purcell, omaggia gli storici fumetti della Gold Key e crea questi splendidi powerloader che purtroppo non sono stati ripresi nell’universo Trek, che evidentemente non si merita i mecanitroni!

Il resto delle storie non merita di essere citato, roba buttata via giusto per giocare un po’ con personaggi dalle varie serie ma solo a chiacchiere, senza cioè storie con un minimo di spessore. Per esempio “Legacy“, scritta da Sam Maggs con i disegni di Rachael Scott, è una sorta di “What If…” con protagonista la Yeoman Leslie Thompson. (“Yeoman” è un titolo tipo “assistente”.)

La Thompson è l’ultima a destra

Nell’episodio Con qualsiasi nome (23 febbraio 1968) Kirk assisteva impotente al cattivo alieno che sgretolava la donna, trasformata nel frattempo in una roccia: e se invece non fosse successo? Ok, il gioco mi piace, ma poi parte una moscitudine terribile, con inserto social-metoo-GTLPB (o come si scrive) e via dicendo, con la Thompson che si innamora di una donna, si sposano e bla bla bla. No, i miei gusti trekkiani sono diversi…

Mi è piaciuta la storia del “cubo” perché piena di dilemmi etici e quella dei robottoni perché si torna bambini, ma il resto delle storie sono come quegli episodi fiacchi delle serie trekkiane, dove assistiamo ai ricordi di Tizio, ai pensieri di Caio e agli amori di Sempronio. Da ignorare e andare avanti veloce. Magari in velocità warp!

Gordon Purcell sa come conquistare i fan!

L.

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7 commenti

  1. Belli i MechaKlingon! Certo è inevitabile che Star Trek abbia generato un universo espanso così vasto, ogni episodio è una potenziale miniera di idee, per non parlare di quelle che riprendono molti degli episodi stessi e li ripensano cambiandone meccanismi magari dettati dalle esigenze TV o semplicemente invecchiati male…

    Grazie mille per la menzione, come sempre!!!

    Piace a 1 persona

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