Starship Troopers (1998) Dominant Species

Cover di John Bolton

Uscito a novembre nei cinema americani Starship Troopers di Paul Verhoeven, la saga a fumetti sembra fermarsi, forse per colpa degli incassi più che deludenti. Il primo weekend va male e alla fine gli incassi in patria raggiungo circa la metà dei costi: è un altro grande  flop di Verhoeven, che ormai non riesce più a parlare agli americani contemporanei.

Probabilmente la Dark Horse si trova ad avere per le mani un marchio molto svalutato, che subito getta via: prima di abbandonarlo, però, ha un’ultima storia da raccontare. Forse l’aveva già pronta e non ha voluto sprecarla, comunque il 19 agosto del 1998 esce il primo numero di “Starship Troopers: Dominant Species“, con di nuovo Jan Strnad ai testi e di nuovo l’italiano Davide Fabbri ai disegni.

Mentre su Klendathu la fanteria mobile sta affrontando gli aracnidi, un po’ di mostracci arrivano pure su un altro pianeta terraformato, ricreando la classica situazione “paesino di campagna in cui gli abitanti devono affrontare minaccia aliena”, già ampiamente vista in mille maniere diverse.

Classicone dei classiconi

Dopo un inizio fiacco, il resto non è che decolli molto. I tre giovani traumatizzati si arruolano subito e, come visto nel film, dopo varie vicende personali alla fine si ritrovano a combattere gli aracnidi su Klendathu. Stavolta però uno di loro è nei guai, e il suo amico decide di accettare la sperimentazione di una nuova arma che l’esercito ha studiato contro gli insetti.

Uno scassone è appena stato paracadutato su Klendathu: cosa sarà?

Un’armatura corazzata!

Ora sì che si ragiona!

Forse mettere in campo l’armatura a metà del quarto ed ultimo albo è stata una scelta di tempistica non ispirata, visto che si è preferito raccontare di nuovo storie di ragazzi che arrivano a combattere come già visto nel film: perché non iniziare subito col pezzo forte dell’armatura? E perché nessuno dei soldati si stupisce quando arriva questo prodigio tecnologico in campo?

Bella idea, ma troppo tardi

Le atmosfere sono così identiche alla saga aliena che in più punti sembra di star leggendo Aliens: Berserker (1995), ma probabilmente un continuo di Starship Troopers con elementi in più rispetto al film sarebbe stato interessante. Purtroppo tutto finisce qui: la Dark Horse molla il marchio e tutto passa ad altre mani, come vedremo.

Il fanta-fucile della storia

Malgrado il ritorno del disegnatore Davide Fabbri, che in Insect Touch aveva creato degli splendidi fanta-fucili, qui tutti i soldati utilizzano fucile d’assalto Morita nome che viene dato senz’altra spiegazione.

Si tratta di un’arma molto più lunga di quella vista nell’altra storia, ma in molti disegni la prospettiva lo fa sembrare un pulse rifle, tanto per aumentare i punti di contatto con la saga aliena.

L.

– Ultimi fumetti Dark Horse Comics:

8 commenti

  1. Secondo me, il problema potrebbe essere più la storia stravista che l’esoscheletro in ritardo 😛
    Starship Troopers, come film (come libro, non so) è una storiella con cui non è che ci si possa fare più di tanto, a stento reggeva quella prima pellicola. È un universo piccolo in cui non accade molto, al di fuori dei militari e della guerra non esiste altro.

    La cosa migliore che ne è venuta fuori è la puntata di Futurama in cui la Terra attacca il pianeta delle palle…

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      • È come per il tuo post su Lansdale, non puoi pestare l’acqua nel mortaio per sempre.
        Qui il problema è che si parla sempre e solo dei militari, come se fossero l’unica cosa interessante dell’universo… allora, o li rendi interessanti per davvero, evitando di riscrivere la solita storia mille volte, oppure ti rendi conto che un universo fatto di militari è troppo piccolo per farci più di due o tre storielle.

        Per esempio, in Starshit Poopers ricordo che fu detto che si arrivò a una struttura sociale (fascistoide) in cui solo i militari potevano votare e cose così. E i non militari cosa ne pensano? Secondo me, c’è il potenziale per una guerra civile in casa, altro che insetti!
        Ma vogliamo per forza parlare di insetti?
        Sono una razza in qualche modo intelligente, ma non provano mai a comunicare con gli umani e viceversa.
        Eppure gli umani, nel film, hanno delle specie di psionici (mai approfondito quanto fossero telepatici o empatici).
        E gli scienziati? ‘sti babbei avranno probabilmente gentaglia del calibro di Mengele, ma la usano solo per “stuprare” una regina dei bacarozzi… possibile che non ci sia uno straccio di scienziato vero che possa studiare un sistema di comunicazione coi bacarozzi?

        Non dico che si debba deviare troppo dal fulcro della storia (tema: America fuck yeah!) ma c’è differenza tra linearità e superficialità.
        Ripeto che non ho letto il libro, ma ho letto altre cose di Heinlein e lo si può accusare di tutto, meno che di essere superficiale…

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      • Il problema principale è l’immediato insuccesso del film che ha bloccato tutto, perché si poteva ripetere benissimo lo schema di Aliens, visto poi che Cameron ha attinto palesemente al romanzo di Heinlein (tra armature corazzate e militarismo) quindi parliamo dello stesso identico tema.

        Il successo dei fumetti di Aliens è stato il distanziarsi subito dallo stile dei primi due film e fare quello che hai appena ipotizzato: seguire altri fili narrativi già presenti nelle opere iniziali.
        Ogni storia deve avere dei paletti (Compagnia spregevole, androidi, uova aliene, xenomorfi ecc.) ma poi l’autore ha carta bianca. Ecco che ci sono storie con sètte religiose che venerano la Regina Aliena (anni prima che l’invasato diventasse un personaggio fisso della narrativa), ecco che abbiamo l’alieno-dio da venerare o combattere, abbiamo scienziati con esperimenti disumani, ribelli che combattono la Compagnia, studiosi di comunicazione aliena, missioni su pianeti lontani e chi più ne ha più ne metta. Ogni autore ha inventato un pezzo di universo che non ha alcun legame con i film se non per certi paletti del marchio.
        Con Starship Troopers non c’è stato il tempo, già alla sua uscita è morto tutto e la DHC non ha voluto investire dieci anni di fumetti a costruire un altro universo, dopo che le era appena morto quello alieno.
        La Dark Horse è stata grande perché ha insegnato a tutti come dei fumetti possono ampliare un universo invece di farne da gadget, ha messo in campo artisti di ogni livello per fare scuola: l’universo espanso esisteva anche prima ma non se lo cagava nessuno (l’esplosione del 1984, ignorata da tutti, lo dimostra) perché visto semplicemente come oggettistica per fan, mentre dal 1988 l’enorme successo dei fumetti alieni ha reso possibile che un medium “secondario” assurgesse ad una qualità addirittura superiore di quello primario. I “fumetti del film” sono sempre esistiti, ma un fumetto che raccontasse una storia diversa (e spesso migliore) di quella del film no. (E infatti Joel Silver ha rubato di peso la prima storia a fumetti di Predator per farne il film “Predator 2”, adattandola male ma questo è un altro discorso.)
        Oggi la DHC è un secchio della spazzatura, ma nel 1988 ha scritto la storia: l’avrebbe fatto anche con Starship Troopers, ma era chiaro come il film era destinato a un successo da videoteca (con relativi tre seguiti, serie animate e via dicendo) che non garantiva incassi per cui valesse la pena sforzarsi.

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  2. Un’armatura arrivata tardi nel fumetto al pari di quanto è successo nel terzo capitolo filmico della saga, a riprova di quanto le buone idee siano state sfruttate poco e male: da questo punto di vista si salvano almeno in parte i due successivi anime “Invasion” e “Traitor of Mars”, che a sua volta presenterà un’armatura accessoriata più “snella” ma non meno micidiale.
    Non me la sento di biasimare la scelta della DHC di mollare il marchio: la sarcastica filosofia di Verhoeven aveva di fatto relegato un kolossal dai potenziali grandi incassi a un prodotto di nicchia (traduci per i produttori: fallimento al botteghino) e, di conseguenza, persistere nel produrre un fumetto inerente ma ormai destinato a un gruppo di lettori molto più ristretto di quanto si fosse (ragionevolmente) pensato all’inizio avrebbe quasi certamente equivalso al proverbiale gioco che non vale la candela…

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    • Pare che anche la serie animata sia andata maluccio, segno che il grande pubblico proprio non è mai riuscito a mandar giù questo universo. E’ paradossale che ci sia abbastanza pubblico da tirar fuori seguiti e animazioni e fumetti per anni ma non sufficiente pubblico da garantire incassi degni di nota.
      Nel 2006 (mi pare) una casa si è comprata il marchio per un rilancio a fumetti ma onestamente disegni non meritevoli e una trama un po’ opaca mi hanno spinto a mollare già dopo la prima saga. Non so se ho voglia di continuare a leggerla…

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