It Looks Back (2018) Lovecraft Noir

Cover di JSB

Nell’agosto del 1890 nasceva Howard Phillips Lovecraft, destinato ad una vita non facile e ad un successo che definire postumo è riduttivo: per festeggiare i 130 anni dello scrittore di Providence, questo agosto – a blog unificati – cercherò di lasciarmi contaminare il più possibile dai media che hanno usato temi lovecraftiani.

In un vago 2018, una piccola casa a fumetti come la Caliber Comics presenta una saga in quattro numeri scritta e disegnata dal misterioso JSB: “It Looks Back“, un mistero misterioso che intriga non poco.

Senza alcun indugio veniamo gettati nella Chicago del 1927, in una notte oscura in cui conosciamo l’investigatore privato Brennan “Sully” O’Sullivan, che stava aspettando la visita di una donna misteriosa e mozzafiato – come vuole il canone – invece si ritrova davanti Sean Clayton, un grigio omino disperato.

Invece di una bionda mozzafiato, un omino trafelato

L’uomo ha il forte sospetto che la morte del suo socio Patrick Fournier non sia stata affatto un suicidio, come invece la polizia ha sbrigato il tutto. Fournier era un giornalista molto seguito e il sospetto è che qualcuno che non volesse le sue attenzioni l’abbia fatto fuori, inscenando il suo suicidio.
Fournier non ha lasciato alcuna lettera ed anzi ha bruciato ogni suo appunto – cosa abbastanza sospetta – e tutto ciò che è stato trovato accanto al suo cadavere… è uno strano simbolo da brividi.

Chi muore lasciando questo simbolo, non stava bene

Sully accetta il caso, e come vuole lo standard è già nei guai. Indagando non trova motivo di credere che Fournier sia stato ucciso, eppure a casa del defunto… è il defunto stesso a metterlo in guardia! Il fantasma di Fournier lo incita a mollare il caso, perché a guardare nell’oscurità c’è il pericolo che poi l’oscurità guardi in noi.
Se prima Sully titubava, ora è sicuro: è sulla pista giusta.

È il momento di consultare gli esperti

Sully si rivolge alla medium Madame Rouse la quale, per identificare il simbolo misterioso, si rivolge ad un gigantesco ed antico tomo, dove scova subito la risposta: è il simbolo di Nerathuul, dio degli oscuri abissi e delle creature che li abitano.
Che c’entra un’antichissima divinità dimenticata con la morte di un giornalista? Qualcosa sicuramente c’entra, visto che quel caso non è più isolato: subito dopo averlo sognato, Sully scopre che un ragazzo del posto è stato appena trovato morto. Con di nuovo il simbolo di Nerathuul accanto a lui.

Mi sa che l’antico dio si è risvegliato

Visto che entrambe le vittime avevano in tasca i fiammiferi di un locale di nome “Herald Theatre”, Sully ha una pista da seguire in più rispetto alla polizia. La proprietaria del locale non fa alcun segreto della propria appartenenza ad una setta di adoratori dell’antico dio: un dio dimenticato che ha bisogno di nuova forza, ed ogni “tributo” gliene dona di nuova.
Le due vittime note sono solo l’inizio di un bagno di sangue che darà forza al dio risvegliato. Che giace imbozzolato nelle segrete del locale.

Il rifugio del dio imbozzolato

La vista del dio è troppo e a Sully parte la brocca. Dopo aver aver aggredito i clienti del locale, convinto fossero demoni, finisce in manicomio dove si risveglia dopo quattro mesi: tanto c’è voluto per riacquistare un minimo di ragione.
L’amico poliziotto Hutchins lo fa uscire prendendolo in custodia e i due volano al locale, ormai dismesso, dove Sully spiegherà i folli piani della proprietaria al poliziotto. Lo scontro finale sarà sull’orlo della pazzia.

Siamo sicuri che non sia tutto frutto della fantasia di Sully? Siamo sicuri che la mente contorta della proprietaria e i suoi vaneggiamenti di antichi dèi non l’abbiano “contagiato”? E alla fine… Nerathuul è fra noi o no?
Teoricamente no, Sully l’ha battuto. Ma chissà…

Forse niente si è risolto per il meglio

Una storia fulminante e fantastica, con disegni incredibilmente essenziali quando non proprio simbolici, pura passione per Lovecraft ma soprattutto per il genere horror con la voglia di giocarci, più che parlare seriamente.
Una lettura appassionante e divertente: questo viaggio non fa che regalarmi grandi chicche.

L.

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