Zagor vs Zombie! (2020)

Cover di Alessandro Piccinelli

Non ho mai amato Zagor, ma quando lo vedo impegnato contro i morti viventi sento un richiamo («Aahyakkk!») a cui non so resistere.

Sto parlando della doppia storia dei nn. 663 e 664 (ottobre e novembre 2020), Zombi a Darkwood e La sindrome di Beelzebul.

Per le storie migliori di Zagor vi rimando a Storie da birreria: il Moro è un esperto riconosciuto dello Spirito con la Scure e oggi anche lui racconta dell’invasione zombie di Darkwood.

Che sia la volta buona che fanno fuori Cico?

Il mio disprezzo per il personaggio di Cico è profondo e alimentato da anni e anni di odio. Da giovane ravanatore di “fumettari” (cioè negozi di fumetti usati) provavo un fascino irresistibile per gli eroi Bonelli e me li leggevo un po’ tutti: Cico era un deterrente fenomenale che mi teneva ben lontano dagli albi di Zagor.
Solamente Samuel Marolla è riuscito nel miracoloso intento di farmi piacere una storia con Cico!

«Samuel Marolla è uno dei più noti e apprezzati autori horror della nuova generazione italiana. Molti lo conoscono anche come sceneggiatore di fumetti. Pochi sanno che il suo amore per la speculative fiction è assai più trasversale.
Luna Coyote ne è l’esempio. Una dime novel fantawestern, tra pistoleri maledetti, stalloni satanici, magia nera e pallottole che fischiano. L’atmosfera è assai più cattiva e “sporca” rispetto al Far West assai edulcorato, proposto da molti noti fumetti italiani di genere.»

Così scriveva Alessandro Girola nel 2014, all’interno della sua rubrica su ThrillerMagazine.it, sito per il quale nel 2012 io stesso ho intervistato lo scrittore insieme agli altri autori dell’antologia fantascientifica Onryo (Urania). Insomma, questo numero di Zagor scritto da Marolla aveva tutte le carte in regola per piacermi. E l’ha fatto!

Splatter e braccia mozzate… in un fumetto di Zagor!?!

La prima cosa che mi ha colpito è che il disegnatore Paolo Bisi ha palesemente avuto mano libera di “darci dentro” a più non posso, e più sangue e brandelli di carne versava nelle vignette meglio era. Solo negli storici primi numeri di “Dylan Dog” ricordo così tanto splatter in un fumetto Bonelli, e pensare che “Zagor” è la testata più pensata per un pubblico giovane: ma che, se so’ impazziti? Lo dico in senso positivo: spero impazziscano sempre di più!

Assedio con zombie: cosa c’è di più intrigante?

Marolla riesce in un’impresa disperata in partenza: raccontare una storia d’assedio con zombie, cioè un classicone dei classiconi, senza inciampare in cadute di stile, senza dire cose già dette mille volte, senza facili scappatoie e senza mai togliere la mano. Con una dose giusta e ghiotta di citazionismo – che non può mai mancare in un’opera zombie – l’autore ci appassiona con una narrazione scorrevole ma densa, e proprio nei momenti in cui pensiamo di aver già visto-letto quella situazione, Marolla scarta e ci porta in tutt’altra direzione.

Da appassionato di assedi zombie non posso che ringraziare l’autore per avercene regalato uno non scontato né banale, anzi con un finalone tostissimo e da applauso.

Finalmente una spalla degna!

Applausi spelladita per Steamboat Pat, personaggio nato per l’occasione e che spero di cuore torni più e più volte: ti premo, Samuel, se vuoi organizzo una raccolta firme su Charge.org, ma ti prego di far tornare Pat!

Do per scontato che il personaggio sia una deliziosa versione italiana della Tallulah Black valente compagna d’avventure di Jonah Hex, ed essendo io un grande appassionato del rude sudista dei fumetti americani (solo in rari casi giunto in Italia) non posso che approvare la scelta.

Nata nel 2007 grazie alla gestione della testata a firma di Jimmy Palmiotti e Justin Gray, da The Ballad of Tallulah Black fuoriesce un personaggio indimenticabile e potentissimo, che non ha nulla da invidiare al titolare Jonah Hex.

Steamboat Pat per ora non sembra avere un passato drammatico come Tallulah, ma chissà, se il personaggio tornerà su “Zagor” potrebbe raccontarcelo lei stessa, il suo passato.

Oltre ad essere uno dei punti forti della vicenda, Steamboat Pat ai miei occhi ha un fascino enorme per un motivo che immagino non piacerà ai lettori della testata: per tutto il tempo tratta male e disprezza Cico. Vai così, Pat!

Chiunque disprezzi Cico è mio amico!

Gli zombie in TV e al cinema mi hanno un po’ anestetizzato, con la loro banalità nei soggetti e con sceneggiature che non provano nemmeno a cercare qualche di organizzare qualcosa di un po’ divertente, che originale sarebbe impossibile. Lo Zagor di Marolla mi ha regalato una storia zombie divertente e potente come non mi capitava di tempo di leggerne o vederne.

E World War Z… muto!

Zombie, assedio, citazionismo e donne toste: cos’altro si può chiedere ad una storia?

Visto che i quattro elementi su citati sono gli stessi del mio romanzo breve La notte dei risorti viventi (2014), con l’assedio di Roma del 1849 in salsa zombie, mi sia consentita questa marchetta!

L.

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9 commenti

  1. Non provare a dire in un forum o gruppo Facebook dedicato a Zagor che non ti piace Cico, rischieresti il linciaggio! 😂
    ti assicuro che molti dei commenti che si leggono in rete sono lamentele per l’assenza o comunque la scarsa importanza di Cico all’interno di questa o quella storia. Purtroppo il curatore di Zagor, Moreno Burattini, ha il difetto di dare troppa retta ai commenti che riceve, dimenticandosi del fatto che quelli che parlano sono quelli che si lamentano, quelli a cui va bene se lo tengono per sé.
    Secondo me Cico dovrebbe essere come Kit Carson per Tex: presenza quasi fissa e sempre gradita, ma non assolutamente necessaria, anche perché è molto difficile riuscire a utilizzarlo bene, pochi autori ci riescono. Anche Marolla ha usato un trucchetto per valorizzare Cico, cioè renderlo il bersaglio di Steambot Pat, ma Cico di suo in questa storia fa poco e niente!
    Se in una storia non c’è spazio per Cico, allora secondo me non dovrebbe esserci Cico, soprattutto in questi tempi in cui la paginazione delle storie è “fissa”, due o tre albi interi. Un tempo, quando si potevano fare storie che iniziavano o finivano a metà albo, e ogni sceneggiatore aveva esattamente la quantità di pagine che gli serviva, era più facile anche trovare spazio per Cico.

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    • Punti il dito verso una grande (e triste) verità: chi si lamenta fa sempre più rumore di chi apprezza, quindi sta ad un editore scegliere come muoversi, e soprattutto capire che molti di quelli che si lamentano lo fanno a prescindere ed è impossibile accontentarli, soprattutto se parlano nei social.

      Ovviamente Cico è parte integrante del DNA di Zagor quindi sarebbe assurdo escluderlo, così come sono rarissime le storie di Tex da solo e credo non esistano storie di Dylan Dog senza neanche un’apparizione di Groucho. Se a qualcuno non piace Cico, come nel mio caso, semplicemente non legge Zagor 😛

      Proprio recentemente Tex si è liberato della decennale “chiusura fissa” ed è tornato all’antica usanza delle storie che chiudono quando devono chiudere, mentre invece a quanto pare Zagor sta facendo il percorso opposto, a quanto mi dici. Capisco che per un autore sia difficile trovare gli spazi e il ritmo giusto, soprattutto se come in questo caso si ritrova un sacco di personaggi da dover gestire, ma mi sembra che in questo caso ci sia riuscito. O forse dico così perché ha messo da parte Cico 😀

      Comunque spero escano fuori altre storie di Zagor così toste 😉

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  2. Letto ieri sera il primo numero, mi sono esaltato per il numero di morti, per la violenza e per il “cameo” di Michael Gross che sembra uscito da “Tremors 4” il prequel ambientato nel vecchio West, non vedo l’ora di leggere anche il secondo numero con la fine della storia 😉 Cheers!

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  3. Ho finito il secondo numero ieri sera, Cico che lancia fuochi d’artificio e gli zombi che si incantano a guardarli è un omaggio a “La terra dei morti viventi” di Romero. Se sapessi che tutte le storie di Zagor sono così, sarebbe il mio fumetto preferito 😉 Cheers

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    • ahahah ti capisco, questa storia m’ha fatto addirittura tollerare Cico, che odio sin da quand’ero bambino 😀
      Purtroppo temo che sia solo Marolla ad aver compiuto il miracolo: ora voglio andare a leggermi le altre sue storie. Speriamo torni spesso in testata!

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  4. Sarà che sono di parte perché apprezzo Marolla e l’ho anche intervistato a suo tempo ma da collezionista di Zagor questa mi è sembrata una della migliori storie del personaggio di questi ultimi anni. E’ solo una mia idea ma ho quasi la sensazione che Marolla abbia avuto più libertà su Zagor che è una serie avventurosa di quanta ne avesse avuta quando scriveva su Dampyr che essendo una serie horror in teoria sarebbe dovuta essere più nelle sue corde. Invece è capitato il contrario….
    Riguardo a Steamboat Pat non ci scommetterei troppo sul suo odio per Cico dal momento che sul finale le cose paiono cambiare….mi sa che aspettano sorprese in futuro.

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    • Ecco, quelle sorprese preferirei evitarle! Ma se è lo scotto da pagare per avere di nuovo Pat, sarei anche disposto a pagarlo 😛
      Scherzi a parte, di Damphyr ho letto il lungo ciclo ventennale dedicato ai Miti in Giallo, Carcosa e Lovecraft ed è tutto così fuori di testa che Marolla temo non avesse neanche mezzo mignolo di libertà, invece nei Weird West è a casa e va giù liscio che è un piacere.
      Mi stupisce tantissimo la libertà ricevuta, sia perché la Bonelli non mi è mai sembrata disposta ad alcun tipo di libertà, né tanto meno una collana storica come Zagor, con un pubblico così deciso e mi sembra ben poco disposto alle novità. Ben venga Samuel!

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      • Libertà alla Bonelli? Ricordati sempre di Orfani 😉 O, ancora, le miniserie celebrative dei venticinque anni di vita editoriale di Nathan Never (la prima, in particolare, che pesta piuttosto duro)…
        Quanto a Zagor, basta che mi distragga un attimo ed ecco che mi sfornano storie come questa (non mi stupisce il risultato, essendoci di mezzo Marolla)!

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