Quando Altea e Ginko si lasciarono

Cover di Sergio e Paolo Zaniboni

Per sette anni sono stato pendolare di mezzi pubblici, nello specifico treno e autobus, il che significa che in quei sette anni ogni giorno mi capitava di passare davanti alle grandi edicole di due o più stazioni della Capitale: un’esplosione di colori a cui spesso cedevo. Di regola avevo lo zaino pieno di libri e poi, per fortuna, con l’avvento dell’EEEPC (il piccolo tascabile con sistema Linux) finalmente potevo dedicarmi in maniera massiccia agli eBook. Però questi erano i “piani ufficiali” della giornata: quando poi ti ritrovi alle dieci di sera, dalle dieci di mattina che eri uscito di casa, a camminare per la Stazione Termini con la schiena dolorante per uno zaino strapieno, è facile cadere alla tentazione di comprare il primo Diabolik che trovi in edicola e divorartelo in treno verso casa.

Conservo ancora i Diabolik comprati durante questi raptus, anche perché per motivi che non so spiegare – probabilmente per avermi dato un po’ di conforto – ho beccato storie che mi sono piaciute. Quel 2010 però mi capitò qualcosa di strano, che lasciò parecchio perplesso: ma… Ginko e Altea si sono lasciati???? Stavano insieme da quarant’anni, che è successo? Cosa mi sono perso? Quella sera del 2010 mi ripromisi di indagare… e zac, sono passati quasi undici anni. Oh, io c’ho i miei tempi…

Non so perché ci ho messo così tanto a togliermi la curiosità, comunque in pochi giorni sono riuscito a leggermi quello che undici anni fa ignoravo, cioè quel periodo in cui non solo Ginko e Altea si mollarono, ma in cui addirittura si presentò una pretendente al cuoricino dell’ispettore, una donna decisamente più moderna rispetto alla blasonata di Uàllemberg.


Quando Altea e Ginko si lasciarono

Per questo viaggio parto da “Diabolik” n. 713 (luglio 2006), con la storia La resa di Ginko, scritta da Patricia Martinelli e disegnata da Angelo Maria Ricci.

Finalmente ai piani alti si accorgono dell’ovvio e dell’evidente: quel babbeo di Ginko non ha mai sventato neanche mezzo piano di Diabolik negli ultimi quarant’anni, che senso ha tenerlo lì come ispettore specializzato in Diabolik? L’ennesimo furto sotto il suo naso, dopo che aveva organizzato miliardi di inutili sistemi di sicurezza – in tutta la sua vita, MAI hanno funzionato! – finalmente dai piani alti arriva l’ordine che aspettavo da anni: cacciate a pedate quel babbeo!

Meglio come amante che come ispettore

Il ragazzo così mi ritorna alla vita, perché il buon Ginko se ne va a casa dell’amata Altea, duchessa di Uàllemberg, passa del tempo di qualità con lei, si dà al giardinaggio – ecco, bravo, a zappare la terra devi andare! – e a piccole riparazioni domestiche. Non pensate che questa nuova vita gli faccia bene? Basta andare in giro con la stessa cravatta a righe tutti i giorni, a prendere schiaffi in faccia da Diabolik. Ora c’è tempo pure per giocare a scacchi con la sua Altea.

Niente, Ginko non vince mai, manco a scacchi!

Purtroppo le cose non vanno come mi piacerebbe e la cravatta a righe tornerà a stringere il collo di Ginko – sarà quello che gli ferma il sangue e lo fa essere un babbeo? – ma quel che importa è che… nel 2006 Ginko ed Altea vanno ancora d’amore e d’accordo.


Passiamo poi a “Diabolik” n. 720 (marzo 2007), con la storia La donna sbagliata, scritta di nuovo da Patricia Martinelli e disegnata da Sergio Zaniboni.

Ginko viene insignito di un’onorificenza… ma per quale motivo? Gli autori si vergognano e non lo dicono: forse è un premio per essere riuscito a totalizzare mille fallimenti in carriera! Comunque Altea vuole essere presente ma non ci riuscirà: scambiata per una criminale, sarà rapita e vivrà momenti di tensione. Tranquilli, riabbraccerà il suo amore e i due sono ancora una coppia di innamorati.

Altea sogna un «vecchio rustico tra le colline, lontano da tutto e da tutti», da ristrutturare insieme per avere qualcosa che sia solo loro: due cuori e un rustico da ristrutturare. Tutto questo, però, sta per finire…


Il dramma si consuma su “Il Grande Diabolik” n. 18 (luglio 2008), con la storia Un killer per Ginko, scritta da Carla Massai e Tito Faraci e disegnata da Emanuele Barison.

L’idillio conosce una gran brutta frenata quando durante una delle sue operazioni sballate, in cui sbaglia tutto come al solito, Ginko viene colpito da un cecchino e finisce in terapia intensiva, tra la vita e la morte. Al suo capezzale Altea soffre ma, essendo una donna decisa e pragmatica, prende subito in mano la situazione.

Ricordi di vita felice

Quando l’assassino saprà che Ginko è sopravvissuto all’attentato, verrà in ospedale a finire il lavoro, e visto che le forze di polizie sono formate da totali incapaci – non a caso erano guidati da Ginko! – Altea decide che l’unica soluzione… è assoldare un assassino per far fuori il mandante dell’altro assassino.

Ritorno alla vita familiare

Tutto va per il meglio… ma è solo l’inizio. L’idillio nel nuovo casale ristrutturato non dura molto, perché Ginko per la prima volta nella sua vita risolve un caso: il caso del mandante che ha fatto uccidere il suo assassino. Il problema non è il fatto che Altea abbia pagato un assassino, il problema… è che sapeva che quello non era altri che Diabolik mascherato, quindi in pratica ha stretto un patto con il primo nemico di Ginko, e questo l’ispettore non lo può perdonare.

Dopo aver tanto pianto, in ospedale, Altea non ha più lacrime, solo determinatezza. Non ha niente da farsi perdonare, e nell’ultima pagina dell’albo se ne va, tagliando ogni legame con Ginko. con un paio di vignette sembra finire una storia d’amore che andava avanti dal 1964!

Il momento drammatico in cui tutto crolla

Il sistema è quello “americano” che io odio: perché un evento così profondamente fondamentale per i personaggi di una testata… avviene in un numero speciale? Non è detto che tutti i lettori comprino tutte le pubblicazioni diabolike, quindi chi si limita a seguire la serie regolare perde un elemento fondamentale per i personaggi. Per carità, essendo io Leggenda sono l’unico al mondo a provare questo fastidio, a tutti i lettori di fumetti piace che le svolte fondamentali dei propri personaggi avvengano altrove – Marvel e DC funzionano quasi esclusivamente in questo modo – quindi la Astorina non fa che essere moderna ed aggiornata.

Passano mesi su mesi senza che ci sia il benché minimo riferimento a quanto successo nello speciale, semplicemente il personaggio di Altea non viene più citato né Ginko dà alcuna prova di sentirne la mancanza: l’indifferenza che si legge sul suo volto è seconda solo alla sua totale incapacità di fermare Diabolik. Poi succede qualcosa di curioso…


Qualcosa si muove su “Diabolik” n. 740 (ottobre 2008), con la storia In fuga da Diabolik, scritta da Carla Massai e disegnata da Enzo Facciolo.

Clerville, clinica del ricco chirurgo plastico Daniele Long, due infermiere tirano il fiato fra un turno di lavoro massacrante e l’altro. Sono due ragazze straniere, ma nessuna delle due è chi dice di essere. Sono l’asiatica Mylai e la slava Ania.
Quest’ultima è Eva che sta studiando la clinica per capire dove possa essere la cassaforte del ricco dottore, ma scopre qualcosa di terribile: nei sotterranei Long conduce espianti illegali di organi da pazienti sani, così da soddisfare le richieste di ricchi clienti. Non a caso assume infermiere straniere così da non avere problemi a farle sparire: infatti sta per espiantare il cuore di Mylai, ma per fortuna Eva interviene.

L’entrata in scena ad effetto del personaggio

Tra i fumi dell’anestesie Mylai afferma di essere un’agente di polizia infiltrata e che stanno arrivando i suoi colleghi: è un delirio o è la verità?

L’arrivo della “quota asiatica”

Conosciamo dunque Mylai Nicobar, che entra in scena con una grande retata ad una clinica di trapianti illegali che però è mandata in fumo da Diabolik: poco male, visto che ci penserà il Re del Terrore ad occuparsi del perfido chirurgo.
Però Mylai non demorde, e vuole mettere le mani sui clienti che usufruivano degli organi espiantati in modo criminale, come per esempio Alfredo Roland, in attesa di un fegato nuovo ma essendo alcolista con poche speranze di ottenerlo legalmente. Grazie alla sua nota passione per i quadri di Van Terseius (che immagino inventato per l’occasione), Mylai ha una pista.

Il suo superiore Ginko però raffredda gli animi, non essendoci prove per la tesi di Mylai secondo cui Long si è cambiato i connotati per sfuggire alla vendetta di Diabolik, così la donna dovrà fare tutto da sola, mettendo il Re del Terrore sulla strada giusta.
Quando finalmente anche Ginko capisce che ha ragione la poliziotta, Mylai… lo bacia sulla guancia! Rullo di tamburi!

Cos’è tutto questo erotismo per una testata morigerata?

Immagino che la redazione dell’Astorina sia stata subissata di lettere e proteste, perché la povera Mylai scomparirà nel nulla per due anni e la ritroveremo solo su “Diabolik” n. 756 (febbraio 2010), nella storia Per amore di Ginko, di Diego Cajelli e Andrea Pasini, con i disegni di Enzo Facciolo. La storia che per puro caso comprai quella sera di undici anni fa.

Ah, “erotica” e fumatrice: che viziosa!

Ci viene detto che ha lasciato la polizia di Clerville per darsi alla «sicurezza privata»: mi azzardo ad ipotizzare che i fan di Altea abbiano scritto alla redazione «Giù le mani da Ginko!», quindi Mylai dev’essere allontanata dalla polizia.

Da alcuni mesi la troviamo a lavorare alla Ares come consulente per la sicurezza, e quale che sia stato il motivo che l’ha spinta a cambiare lavoro – lei stessa afferma di preferire i tempi in cui faceva l’agente di polizia – comunque è rimasta in buoni rapporti con Ginko, infatti lo chiama subito appena ottiene per caso informazioni su Diabolik.

Un legame che solo un bacetto sulla guancia può creare

Risentire l’ispettore dalla cravatta rigata le scatena però un’ondata di ricordi, e così ci spiega il motivo del suo gesto. Assistiamo ai ricordi della donna, che non si limitano a mostrare il bacio del precedente episodio ma rivelano che Ginko si era offerto di riaccompagnarlo a casa. Mylai rifiuta, perché sente ben più di semplice amicizia per l’ispettore e non vuole combinare un guaio. Attraverso una lettera scritta da lei sappiamo che lascia la polizia perché non voleva più «essere invisibile ai tuoi occhi»: ah, ma che gli fa Ginko alle donne?

Una donna distrutta dall’amore per Ginko

Insomma, la povera Mylai è cotta d’amore e pensava che lasciare la polizia le facesse bene al cuore, ma ora le tocca tornare a collaborare con quel mandrillone di Ginko, e mentre i due ordiscono un piano per catturare Diabolik… gli occhioni finiscono per incontrarsi e brillare.

Ma il colpo gobbo arriva quando, nella conversazione, Ginko cita l’aver perso una donna amata per via dei suoi princìpi.

Ah, occhietti malandrini

Il piano contro Diabolik ovviamente fallisce, era ovvio, ma alla fine Mylai si ritrova a condividere l’amara sconfitta con Ginko, il quale si rende conto che… «insieme formiamo proprio una bella… coppia.» Oh, finalmente la situazione si scalda!

Ah ci siamo! Qui scatta l’ormone!

E invece niente, l’ispettore non se la sente, e – come canta Iacchetti – non se la sente a tal punto che questo amore finirà dall’otorino.

Nel suo cuore c’è solo la blasonata

La storia si chiude con Ginko che prova a telefonare ad Altea… ma il numero non risulta più attivo. Stando alle discussioni trovate in Rete, pare che la Astorina abbia deciso di cambiare di nuovo direzione e di non proseguire con il personaggio di Mylai nuova spalla d’azione, e di cuore, di Ginko. Peccato, penso anch’io facessero una gran bella coppia.

Che peccato, li vedevo bene insieme

Con “Diabolik” n. 759 (maggio 2010), Appuntamento al buio, di Andrea Pasini e Carla Massai, con i disegni di Enzo Facciolo, torna Altea.

Allontanata la “pretendente”, è il momento che torni la “titolare”, che ’sto povero Ginko non sa più dove sbattere la testa.

Una pista conduce all’ambasciata del Uàllenberg e Ginko non può entrarci ufficialmente, quindi si infila un passamontagna e ci entra come un ladro nella notte: mi sa che il mal d’amore comincia a fargli male alla testa. Chi ti va a beccare, che si aggira nell’ambasciata come una ladra nella notte? Altea, finalmente insieme dopo due anni di lontananza.

Due cuori destinati a ritrovarsi

Rivedersi fa uno strano effetto ad entrambi, nessuno dei due vuole rinunciare alla maschera da “duro”, e adempiono ad una missione insieme per il bene della Uàllera… cioè di Uàllenberg. Però è ovvio che entrambi pensano continuamente alla loro decennale relazione infranta.

Prima o poi toccherà affrontare l’argomento

Il caso va come deve andare, Diabolik vince tutto come sempre, ma è un’occasione per i due amanti di rivedersi e di provare a riallacciare l’antico rapporto. E, come sempre, lei rimane granitica nel suo atteggiamento mentre è l’uomo che deve cedere e promettere di cambiare. Poteva andare altrimenti?

End aaaaaiaaiaaaaaaa uill oluèis lòviuuuuuuu

Per due anni Ginko ed Altea sono stati ufficialmente separati, anche se l’argomento non è stato mai affrontato se non all’inizio e alla fine, con una fugace apparizione di una povera “rivale” senza speranza: in fondo parlare di sentimenti non è mai stato il forte di questa testata. Però è stato divertente seguire questa storia d’amore travagliata, che ha dato un po’ di sapore ai personaggi.

L.

Retro di copertina del n. 740 (ottobre 2008)

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2 commenti

  1. Che perfida, Eva che commenta le doti negli scacchi di Ginko XD

    Comunque, questa storia dei ritorni di fiamma (ma anche l’infallibilità di Diabolik) è uno dei motivi per cui non amo molto la serialità troppo lunga o infinita: i personaggi sono infognati in un limbo in cui nulla cambia, al massimo ti aggiornano un po’ la tecnologia.
    Ovviamente non vale solo per gli italiani, ma anche per il fumetto USA o per quello giapponese…

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    • L’estrema rigidità degli schemi di Diabolik rende deliziose parentesi come questa, dove proprio la rottura di uno schema quarantennale è parte integrante del fascino. Purtroppo dura poco, perché sono i fan stessi a volere l’estrema rigidità, e mi raccomando: che ogni episodio sia violentemente identico a quelli già pubblicati negli ultimi decenni!!!

      Piace a 1 persona

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