Zagor – Ritorno alla casa del terrore (2021)

Cover di Alessandro Piccinelli

Dopo aver fatto i compiti, leggendo la “prima” casa del terrore, eccomi ad affrontare con grande curiosità questo speciale annuale n. 33 (aprile 2021) di Zagor, eroe bonelliano di cui (lo ricordo) sono appena diventato lettore regolare.

Il decano Moreno Burattini in persona scende in campo per firmare “Ritorno alla casa del terrore“, con i disegni di Stefano Voltolini e Giorgio Sommacal (quest’ultimo l’ho conosciuto per il suo lavoro con Cattivik).

Gli eroi del 1967 tornano sulla “scogliera ventosa”

Torniamo dunque a Windy Cliff, dove sorge la villa degli Stanford maledetti nel Seicento dalla strega Priscilla, di cui ci viene mostrata di nuovo l’esecuzione, decisamente più truculenta rispetto alla prima volta.

Ritorno al passato, con la strega Priscilla

Gli eroi della storia classica si ritrovano dopo anni diretti di nuovo verso la “casa maledetta”, e stavolta il motivo sono di nuovo i soldi: se il giovane Alan Stanford all’epoca cercava di risollevarsi dalla miseria grazie all’eredità di famiglia, ora ci sono altre ricchezze da recuperare tra le macerie di ciò che resta della villa.

Scopriamo infatti che il dipinto di Priscilla, visto già nella precedente avventura, non era un semplice ritratto bensì un enigma da risolvere, eseguito materialmente dal pittore Manfred Gosling ma concepito da Priscilla poco prima di essere condannata come strega. Un’idea che mi piace pensare sia un omaggio a quella della tavola fiamminga di Arturo Pérez-Reverte.

Uno pseudo-pittore e la sua opera

Parallelamente a questa, che potremmo chiamare “trama principale”, ce n’è una parallela ma di pari entità, e segue le buffe indagini di Bat Batterton su uno scabroso (e sospetto) caso di tradimento coniugale in paese.

In pratica l’albo è nettamente diviso in due, con due vicende separate e prive di alcun legame: sicuramente le buffe imprese dell’investigatore comico sono più divertenti da leggere rispetto all’altra parte dello speciale, dedicata ad un mistero ben poco misterioso e a uno svolgimento decisamente al di sotto della qualità dell’illustre antenato.

Mentirei se mi dicessi soddisfatto dell’albo, visto che la nuova vicenda di Villa Stanford è decisamente dimenticabile, e in pratica salverei giusto l’idea dei due vecchi Buster Keaton che osservano curiosi i guai combinati da Bat. Forse da uno speciale annuale era lecito aspettarsi un qualcosina di più che limitarsi a “ricordare” la storia classica, invece di farne rivivere le emozioni e le atmosfere.

L.

– Ultime recensioni zagoriane:

6 commenti

    • Come sai sono un lettore dell’ultima ora di Zagor, quindi il mio giudizio lascia il tempo che trova, ma paradossalmente la storia di cinquant’anni fa è ancora godibilissima, appassionante, piena di idee e strizzate d’occhio: questa di oggi si limita a vivere di rendita, allungando il brodo con siparietti comici. Onestamente non mi sento di consigliartela.

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      • Appena terminata la lettura di questo speciale, condivido in pieno le tue perplessità. Siamo lontani anni luce dall’avventura originale in termini di atmosfere, ma capisco anche che è difficile migliorare la perfezione. Nemmeno la sotto trama con protagonista Bat Batterton mi ha entusiasmato: troppo lunga e soprattutto slegata dalla vicenda principale. Nello Zagor “storico” personaggi caricatura come Bat Batterton e Digging Bill erano parte integrante dell’avventura e il loro ruolo era quello di la tensione quando quest’ultima si faceva troppo opprimente. In questo caso è solo una fastidiosa interruzione che non aggiunge niente e sottrae pagine alla vicenda. A quel punto sarebbe stato meglio riproporre un personaggio come Trampy, le cui disavventure portavano via una decina di pagine ma tutte prima del vero inizio della storia (due risate, poi usciva di scena e tanti saluti).
        Il mistero legato al doppio dipinto è un’altra occasione sprecata, una bella idea gettata via rapidamente. Senza contare due cose: 1) la soluzione era ottenibile tramite l’osservazione di uno solo dei due quadri, quello con la spinetta, per cui tutta la storia si regge praticamente sul nulla; 2) non mi puoi risolvere un anagramma del genere in due vignette (anagramma che tra l’altro non porta a nulla).
        Molto bella invece la sequenza di apertura dove si assiste alla morte di Priscilla Stanford sul rogo. Non divo che vale da sola i soldi spesi, ma è certamente molto efficace e ci fa rituffare in quelle vecchie atmosfere ormai perdute.
        Nonostante tutto mi sento di dover ringraziare Moreno Burattini per questo bel ritorno a Windy Cliff!

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      • Purtroppo dovunque si punta il dito si trovano elementi deboli, in questo speciale, e visto che andava a ripescare una storia così celebre e ben scritta forse sarebbe stato meglio presentarsi all’appuntamento con qualcosa di più corposo in mano, che due ideuzze traballanti da svolgere in fretta.
        Non conosco Bat ma di certo qui ha tanto l’aria di un “tappa-buchi”, in pratica occupa metà albo con una storia che non c’entra niente. Di nuovo, se non avevano voglia di tornare a Villa Stanford nessuno li obbligava 😀

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  1. Se avessero provato a innestare una nuova avventura su quella storica del 1967 con un po’ di “pepe” soprannaturale in più e qualche inutile moderno siparietto comico in meno, allora forse avremmo avuto uno speciale non ridotto al rango di semplice amarcord…

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    • Purtroppo hai detto bene, è puro amarcord, con addirittura innestate vignette riprese dalla storia classica, un modo per colpire facilmente al cuore i fan senza però il fastidio di dover scrivere una storia nuova. Spero di beccare speciali migliori.

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