Zagor contro il vampiro (1972)

Cover di Gallieno Ferri

Il 20 aprile prossimo sul mio blog “Il Zinefilo” festeggerò i 35 anni di Dracula in Italia, nell’anno in cui lo stesso film compie 90 anni di vita (anzi: di non-morte!), reso immortale da Bela Lugosi: ne approfitto quindi per iniziare un viaggio alla scoperta di Bela Rakosi, la versione zagoriana del Conte vampiro.

Chiusi gli anni Sessanta, finalmente in Italia la narrativa horror non è più considerata spazzatura per depravati e anche testate per un pubblico generalista, come quelle di Bonelli, potevano affrontare temi tipici di quell’horror che nel decennio precedente era dedicato a pubblicazioni decisamente “per pochi”, e mal viste. Con l’inizio degli anni Settanta l’Italia finalmente scopre Lovecraft, che nei decenni precedenti era totalmente ignorato, e gli eroi Bonelli hanno licenza di viaggiare negli universi dell’orrore: oserei dire che hanno dato il meglio di sé.

Cover di Gallieno Ferri

Nel luglio del 1972 in cui esce in edicola “Angoscia” la narrativa horror è pura Frontiera inesplorata. Solo nel 1959 l’Italia scopre il personaggio di Dracula al cinema, quindi gli spettatori hanno un decennio di filmacci e filmettini che ripercorrono le orme di film di culto che solo in pochi conoscono, visto che la distribuzione italiana da sempre predilige gli scarti alla qualità, e i lettori più smaliziati negli anni Sessanta seguivano in edicola i romanzetti scritti al volo da italiani sotto improbabili pseudonimi anglofoni, pieni di vampiri dozzinali che spesso non si limitavano a succhiare il collo delle fanciulle. Il romanzo Dracula di Bram Stoker aveva solo due edizioni Longanesi di larga distribuzione, quella del 1959 e del 1966 che seguivano l’uscita al cinema dei due celebri film con Christopher Lee nei panni di Dracula.

Insomma, da una parte le “regole” del vampiro erano note grazie ad una fitta di rete di narrativa spicciola, parodie e scopiazzamenti, ma gli originali e i film di qualità erano ben poco distribuiti. Quindi Guido Nolitta (cioè il nostro Sergio Bonelli) ha mano libera ma allo stesso tempo può permettersi di sfruttare una conoscenza generalizzata sul mito del vampiro, così da non doversi mettere a fare lunghi e molesti spiegoni, come farà Martin Mystère anni dopo.

Un castello oscuro, una notte buia e tempestosa… non serve altro!

Lodevole l’intento dell’autore di “prenderla larga”, così da rendere più saporita la storia. Quindi vediamo Zagor e Cico partecipare ad un lungo viaggio in carovana, invitati dall’amico Bob Parkman: suo figlio Albert guida la carovana ed è la sua prima impresa, quindi chiede ai nostri due eroi di vegliare su di lui. In effetti sarà un viaggio pieno di avvenimenti misteriosi, visto che ad ogni notte di sosta vengono ritrovate vittime defunte con due strani fori sul collo…

L’intero albo Angoscia (n. 85) è dedicato al “viaggio misterioso” e l’ho trovato molto ispirato, perché Bonelli sa benissimo che i lettori hanno capito tutto quindi il gusto non sta nello scoprire il “colpevole”, bensì nel vedere Zagor e gli altri brancolare nel buio e cercare di capire ciò che noi lettori già sappiamo.

Con “Zagor contro il vampiro” (n. 86, agosto 1972) si arriva a destinazione ma per essere pagato Albert Parkman si reca a casa del Barone Bela Rakosi, dov’è invitato a cena. Scommettiamo che il barone non beve mai vino?

La prima entrata in scena di Bela Rakosi

Anche qui l’autore potrebbe limitarsi a trasformare in fumetto uno qualsiasi di quegli immondi filmacci in cui Christopher Lee si fotteva la carriera interpretando il Conte, ma Bonelli per fortuna parte dal presupposto che quei film – o gli altri titoli di serie Z che riempivano le sale – i lettori li abbiano già visti, quindi preferisce giocare con il mito del vampiro piuttosto che raccontarlo di nuovo.

Bonelli dà per scontato che abbiamo capito tutti cosa sia il barone Rakosi, non c’è bisogno di stare a spiegarcelo quando non c’è una sala cinematografica d’Italia senza un film di vampiri in cartellone, non è meglio… giocare con ciò che i lettori già sanno?

La faccia di Rakosi davanti a Cico… è impagabile!

Comincia una divertentissima serie di disavventure che impediranno al povero Rakosi di spolparsi il nostro Cico, che qualcosa mi dice avere un sangue particolarmente ricco e saporito. Non è una parodia bambinesca alla Gianni e Pinotto (che avevano affrontato Dracula nel 1948), anzi il barone è molto serio: per questo fa più ridere vederlo fallire nei suoi attacchi al messicano, che da parte sua – del tutto inconsciamente – riesce a battere il nero signore della notte quando tanti altri hanno fallito.

Nessun vampiro può averla vinta con Cico!

Le ottime atmosfere da horror gotico, magistralmente create dalla matita di Gallieno Ferri, si alternano con scene divertenti a creare un “fritto misto” che trovo davvero delizioso. E lo dico io che odio Cico!!!

Cover di Gallieno Ferri

Poi nella svolta finale, che si conclude in “Alba tragica” (n. 87, settembre 1972), arriva il momento serio in cui Zagor deve affrontare un nemico chiaramente più forte di lui, quindi dovrà giocare d’astuzia. E ci sarà anche spazio per un po’ di spiegone, ma giusto lo stretto indispensabile: non dimentichiamo che i lettori di fumetti dal 1969 avevano Jacula che spiegava ogni più minimo aspetto del vampirismo, mentre dal 1959 la collana libraria “I Racconti di Dracula” offriva emozioni vampiriche di grana grossa a piene mani. Perdere ulteriore tempo a spiegare qualcosa di già ben noto era sconsigliabile, quindi plaudo alla scelta di Bonelli.

Letta per la prima volta oggi, a cinquant’anni dall’uscita e con cinquanta mila nuove opere di narrativa sui vampiri, è ancora una storia godibilissima e che ho gustato con grandissimo piacere. Per me la sua forza è proprio nel non infognarsi con le solite spiegazioni sui vampiri bensì andare dritto all’intrattenimento: sia quello “serio” del primo albo che quello molto più leggero e frizzante del secondo. In questo modo la storia non può risultare datata ma solo piacevole.

Com’è facile immaginare, malgrado si sia “sciolto al sole” il nostro barone Rakosi non è certo defunto, quindi il mio viaggio di riscoperta continua.

L.

– Ultime recensioni zagoriane:

10 commenti

  1. Una delle storie di Zagor più amate di sempre dai lettori, che ha proprio nella sua natura di “doppia storia” la particolarità che la contraddistingue. Nolittà ripeterà questo canovaccio nella prima storia di Kandrax ma, sebbene la storia di Kandrax nella sua complessità sia secondo me migliore, perché con Kandrax Nolitta ha creato un avversario terribilmente intrigante, la cosa della “storia doppia” funziona meglio qui.
    Il finale è fantastico ma ho sempre odiato che occupi pochissime pagine del volume “alba tragica”, in pratica i lettori hanno avuto un combattimento finale troncato bruscamente a metà e hanno dovuto aspettare un mese per poche pagine di conclusione!
    Finale comunque spettacolare, mi ricordo ancora a memoria le parole di Zagor: “Ma come è possibile? Non è rimasta… Non è rimasta che polvere. Nient’altro che polvere”.

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    • In effetti in una storia a così ampio respiro forse poteva essere dedicata qualche pagina in più al finale, o magari “velocizzare” un po’ altre parti per far concludere tutto alla fine dell’albo, senza dover aspettare un nuovo numero per poche pagine.
      Comunque posso testimoniare come leggere per la prima volta oggi questa storia sia ancora più che efficace, segno che è scritta in modo da non invecchiare mai 😉

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      • Infatti Rakosi tornerà, eccome se tornerà. E, più avanti, arriverà anche chi si è visto cambiare la propria giovane vita terrena in giovane non-vita vampirica da lui medesimo per motivi, diciamo così, sentimentali… 😉

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  2. Questa è una delle storie “zagoriane” diventate un classico del personaggio. Una di quelle che amo di più a livello personale.
    Vorrei dire due cose sul Dracula cinematografico, ma sono convinto che tu le sappia anche meglio di me. Lee odiava quel personaggio, non a caso, proprio in Italia collaborò al film “Tempi Duri per i Vampiri” con Raschel, uno di quei film che -secondo me-hanno fatto da base a molte delle situazioni della prima storia di Rakosi, almeno per quanto riguarda l’interazione del Barone con Cico.

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    • Bonelli era uno molto attento alla cultura popolare, sicuramente avrà visto molti più film sui vampiri del lettore medio di fumetti, quindi poteva giocarsi belle carte 😉
      Sicuramente Lee ha sofferto a tornare ad indossare i panni draculeschi, ma il problema è che dei 280 film che ha fatto in carriera meno di dieci prevedevano vampiri, eppure MAI Lee ha cambiato espressione, in nessuno dei suoi film lo si vede fare altro che quello che faceva in Dracula. Temo che offuscati dal mito del vampiro si sia parecchio sovrastimata la bravura recitativa di un attore che non ha mai recitato in vita sua, limitandosi a fare se stesso per decenni. Tanto nessuno ricorda le centinaia di film in cui non era Dracula, perché sforzarsi? 😛

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