Zagor e il ritorno del Vampiro (1981)

Cover di Gallieno Ferri

Il 20 aprile prossimo sul mio blog “Il Zinefilo” festeggerò i 35 anni di Dracula in Italia, nell’anno in cui lo stesso film compie 90 anni di vita (anzi: di non-morte!), reso immortale da Bela Lugosi: ne approfitto quindi per iniziare un viaggio alla scoperta di Bela Rakosi, la versione zagoriana del Conte vampiro.

Cover di Gallieno Ferri

A dieci anni dal primo incontro, è giunta l’ora che Zagor torni ad affrontare la minaccia del barone vampiro. Stavolta però Sergio Bonelli tiene in panchina il suo pseudonimo autoriale Guido Nolitta e lascia giocare due pezzi da Novanta della sua scuderia: Tiziano Sclavi ed Alfredo Castelli.

La storia che inizia con il n. 186 (gennaio 1981) poteva essere un classico “seguito”, dove ci si inventa la solita scappatoia per far rivivere il mostro morto nella precedente avventura, ma proprio perché il trucco è manifesto i due autori possono giocare con i lettori, rovesciando tutto e prendendola così alla lontana da lasciare esterrefatti.

Iniziare una storia con Cico che vuole assolutamente fare la barba a Zagor è un modo davvero unico per intrigare il lettore, e tutto quel che segue lascia intuire che il messicano voglia a tutti i costi prelevare del sangue fresco dall’amico: ma perché? Dedicare quasi un intero albo a questo proposito è qualcosa di sorprendente. Il lettore capisce velocemente che quel sangue avrà qualcosa a che vedere con il ritorno in vita del barone Rakosi, ma la storia si prende il suo tempo con una struttura narrativa davvero notevole: magari il decano Tex avesse impianti narrativi così intriganti!

Gli incubi che nascono dal collegamento di sangue

Grazie al sangue “rubato” a Zagor, cioè l’uomo che l’ha ucciso, Bela Rakosi può risorgere dalla polvere in cui si era disciolto, grazie a sequenze – disegnate da Gallieno Ferri con l’aiuto stavolta di Franco Donatelli – che si rifanno palesemente agli effetti speciali del cinema horror d’annata, quello che mostrava sequenze video sfumate in cui l’attore aveva vari strati di trucco in faccia: una tecnica che ha reso immortali due film del 1941, Il dottor Jekyll e Mr. Hyde con Spencer Tracy e L’uomo lupo con Claude Rains.

Una trasformazione “cinematografica” per Rakosi

Spalmare una classica storia di “ritorno del mostro” in ben tre albi e mezzo è un’impresa di tutto rispetto, che corre il serio rischio di quelle infinite allungature di brodo moleste che purtroppo Mauro Boselli dedica al Tex della serie regolare, dove storie inconsistenti riempiono quattro albi illeggibili. Per fortuna non è il caso di questo Il ritorno del vampiro, che deve la sua forza a più spunti narrativi fusi insieme per garantire una storia corposa.

Cover di Gallieno Ferri

Come detto, c’è tutta la parte introduttiva dove Cico viene turlupinato da un bieco medico ambulante così da ottenere il sangue di Zagor – con relative situazioni frizzanti ma anche drammatiche del caso – poi c’è la parte “magica” che è divisa in due sezioni. Da una parte infatti Zagor ritrova il dottore ungherese del primo episodio, cioè palesemente la versione bonelliana di Van Helsing, un uomo che ha quasi perso la ragione studiando l’occulto per poterlo sconfiggere; dall’altra c’è invece Rakosi e i suoi incantesimi maligni da vampiro, con atmosfere decisamente simili a quelle del Mefisto di Tex, che anni prima aveva lasciato la scena al figlio Yama ma che di lì a poco (1982) sarebbe tornato a reclamare il suo peso nella serie.

Onestamente le parti paranormali sono forse quelle che soffrono di più lo scorrere del tempo, anche perché sono molto legate all’esplosione dell’occulto nell’Italia dell’epoca, quindi sembrano strizzare più l’occhio ai contemporanei che al lettore “universale”. Con questo non dico che non funzionino, ma solo che forse sono la parte più debole dell’intera storia.

Anche i vampiri hanno un cuore…

Una breve sottotrama vede anche Rakosi desideroso di sposare, e quindi “vampirizzare”, la giovane Aline, la figlia del dottore: il personaggio appariva nelle ultime vignette del precedente albo senza avere alcuna importanza, qui invece viene promossa a “damigella in pericolo”, ruolo di tutto rispetto per la narrativa dell’epoca. (Quando cioè ancora non aveva attecchito la rivoluzione delle final girl americane.)

Cover di Gallieno Ferri

Più che di Rakosi in sé la storia si focalizza sul suo “impero”. Il vampiro infatti tramite una sorta di contagio trasforma tutti gli abitanti di un paese in suoi schiavi, e questo creerà un serio problema morale a Zagor e ai suoi: malgrado tutti i paesani cerchino di ucciderli, l’essere schiavi del barone li rende incolpevoli, in quanto non responsabili delle proprie azioni, e quindi non si può rispondere con una violenza eccessiva. Non sarà facile affrontare un intero paese assettato di sangue difendendosi semplicemente a pugni e calci: plaudo all’ottima invenzione narrativa.

Mi piace poi che sia stata sfruttata un’idea presente nel Nosferatu (1922) di Murnau, cioè del vampirismo considerato come morbo contagioso, così che leggere L’orrendo contagio (aprile 1981) in questo pandemico 2021, leggere di una città in cui viene imposta la serrata per difendersi ma lo stesso i “negazionisti” escono di sera, finendo regolarmente contagiati, ha un effetto davvero potente: Sclavi e Castelli sono stati degli anticipatori!

La seconda morte del barone Rakosi

Alla fine, com’è d’obbligo, Zagor sconfigge il cattivo, e il barone Bela Rakosi cade nel vuoto con il petto trafitto da un paletto di frassino, finendo in un fiume sottostante. Mi pare ovvio che si sia salvato, quindi non rimane che vedere cosa ci riserverà il suo ritorno.

Mai e poi mai avrei pensato di leggere con grande piacere queste storie classiche di Zagor, e a questo punto mi spiace di aver aspettato trent’anni prima di dare una possibilità allo Spirito con la Scure.

L.

P.S.
Questa storia è annoverata tra le migliori di Zagor, secondo il Moro di “Storie da birreria“.

P.P.S.
Baltorr del blog “Zagor e altro…” fa giustamente notare una incredibile discrepanza: per tutta la prima storia Zagor e Cico forniscono nomi falsi, com’è quindi possibile che in questo seguito Rakosi e tutti gli altri li chiamino con i loro veri nomi?

P.P.S.
Per parlare dei libri di vampirismo letti da Zagor, rimando al mio blog “Non quel Marlowe“.

– Ultime recensioni zagoriane:

8 commenti

  1. La trasformazione di Rakosi nella bara è davvero cinematografica, si vede che hanno fatto i compiti per benino. Non pensavo poi che Zagor avesse incrociato la scure così spesso con il vampiro più famoso del mondo e per meglio dire, la sua versione nel mondo di Zagor. Cheers!

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  2. Grazie per il link! Questa storia in effetti mi è rimasta nella memoria, il personaggio del vampiro risulta qui al suo massimo, carismatico e diabolico. Le apparizioni successive non hanno più raggiunto questo livello.

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    • L’insieme degli elementi mi è molto piaciuto, così come il saper costruire una storia complessa senza però diventare farraginosa e logorroica: è tutto calibrato al millesimo, davvero una lettura più che piacevole.

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  3. Rakosi tornerà altre volte nella serie, anche di recente è stato preannunciato un suo ritorno. Certo il tempo passa ed anche la figura del vampiro così come descritto in “Zagor” rischia di diventare demodè, però “Zagor” è una serie che strizza l’occhio continuamente al passato e alla classicità e quindi va bene così e noi fans ne siamo contenti.

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    • Infatti è proprio perché nell’Albo Speciale di marzo viene annunciato il ritorno del vampiro questa estate che ho iniziato questo viaggio, che mi si sposa a pennello con i festeggiamenti del Dracula di Lugosi 😉

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  4. E’ ufficiale: ormai sei diventato uno zagoriano DOC degradandomi a ruolo di semplice lettore dilettante 😉
    Va detto che Bela Rakosi, pur con il trascorrere del tempo e dei gusti dei lettori (nel caso specifico, oggi un po’ meno “paranormali” che all’epoca), rimane uno dei villain più riusciti dell’intero pantheon di inumani avversari dello Spirito con la Scure…

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    • Mai e poi mai avrei detto una cosa del genere, eppure questo Zagor d’annata mi è molto piaciuto, dopo decenni passato a tenerlo a distanza. Certo che principalmente per me conta l’autore che lo “muove”, e finora ho beccato tutti i nomi “giusti” 😉

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