Zagor – Vampyr (1998)

Cover di Gallieno Ferri

Il 20 aprile prossimo sul mio blog “Il Zinefilo” festeggerò i 35 anni di Dracula in Italia, nell’anno in cui lo stesso film compie 90 anni di vita (anzi: di non-morte!), reso immortale da Bela Lugosi: ne approfitto quindi per iniziare un viaggio alla scoperta di Bela Rakosi, la versione zagoriana del Conte vampiro.

Cover di Gallieno Ferri

Se fra il primo e il secondo incontro di Zagor con Rakosi sono passati dieci anni, stavolta ne passano quasi venti prima che la Bonelli decida di tornare a parlare del barone vampiro. Chissà, forse a stuzzicare la casa è stata la notizia che la New Line Cinema stava lavorando a un film tratto dai fumetti di un supereroe succhiasangue, il Blade della Marvel, e in effetti guarda caso il 19 agosto 1998 esce a New York Blade con Wesley Snipes e il 1° agosto precedente è uscito nelle edicole italiane “Vampyr” (n. 397).

Il formato è sempre quello di circa tre albi, una quantità giusta di pagine per una storia importante, ma stavolta la lettura è stata dolorosa e profondamente deludente. Perché dopo Bonelli e Castelli… mi è toccato Mauro Boselli. A parte il Tex che omaggiava la storia di Bradbury, non mi è mai piaciuto niente di suo.

Boselli ha due caratteristiche. La prima è quella che fa subito identificare le sue storie senza fallo: se per venti pagine i protagonisti stanno seduti e parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano… ecco, quella è sicuramente una storia di Boselli.

La seconda caratteristica nasce dal fatto che Boselli è un mitografo, ama creare mitologie infinite attorno ai personaggi di cui si occupa, dimenticandosi che non lavora per uno studio araldico ma per una casa a fumetti, il cui primo obiettivo sarebbe intrattenere i lettori invece di stilare alberi genealogici e creare pantheon infiniti. Un caso che rasenta la pura follia è quello del boselliano Dampyr (che se ne è andato a fare in Cthulhu, come ho raccontato): avere centocinquanta personaggi non aiuta a scrivere una storia leggibile: infatti ho smesso di leggere il Tex di Boselli perché non me ne frega niente della storia del cugino del vicino di casa Willer.
Così se per anni abbiamo avuto un solo Dracula in Zagor, ora abbiamo Dracula padre, Dracula madre, Dracula figlia della sorella, l’era Dracula pure quella, è la famiglia del Draculòn…

Rakosi “citazionista” secondo Raffaele Della Monica

Sicuramente Boselli è un autore informato, si è studiato tutta la storia socio-politica dell’Ungheria di metà Ottocento, tutta la sua mitologia e il suo folklore, ma preferivo Bonelli in quanto a narrativa, uno cioè che sapeva creare tanto con poco, semplicemente perché sapeva narrare invece di enumerare.

Cover di Gallieno Ferri

Dopo essere rimasto deliziato dalla lettura delle prime due storie di Rakosi, questa terza è stata orripilante, anche perché il povero barone fa giusto una comparsata nel finale a prendere gli schiaffi. Protagonista assoluta dell’infinita vicenda è la logorrea, poi viene Ylenia Varga di ‘Stocassburg, che stando alle lettere ricevute da Bonelli è subito entrata nelle grazie dei lettori.

Con infiniti e complicati giochi narrativi ci troviamo con una secchiata di ungheresi in America, a dare la caccia a una vecchia fiamma di Zagor, con indiani cattivi e lupi mannari, e tutti si ritrovano nella cittadina fantasma dove vive Rakosi, che non era morto nella precedente avventura ma, salvato da una vecchia pazza, vive lì con lei a gestire il suo impero. Ma quale impero? Vive solo in una città disabitata! Così so’ boni tutti a fa’ l’imperatori!

«Alcuni dei nostri avversari, purtroppo, hanno la spiacevole abitudine di non voler restare morti»

Ovviamente vuole vendicarsi di Zagor e quindi concupisce la sua ex, ma anche stavolta la sua storia d’amore sarà breve e sanguinolenta. Se la volta scorsa era stata l’acqua la sua sepoltura, stavolta è stato il fuoco. Non ci ha fatto una bella figura, qui, il barone.

Il Rakosi di Bonelli contro Ylenia di Boselli

Non si può scrivere un’Iliade ogni singolo albo di un personaggio seriale, ogni tanto ci si dovrebbe anche dedicare alla narrazione e all’intrattenimento: magari – la butto lì – limitandosi a trenta personaggi invece che centotrenta. Lo so, è difficile scrivere una storia che non racconti la genealogia completa di un centinaio di personaggi, così da macinare pagine su pagine di chiacchiere infinite, ma così Boselli sta contagiando tutte le testate con il grande morbo che ha infestato Dampyr: cioè l’Elenco del Telefono di Carcosa.

Purtroppo Boselli ha preso totale possesso della casa e sta diventando sempre più difficile trovare storie scritte da altri, cioè quelle che trovo piacevoli da leggere senza dover memorizzare centocinquanta personaggi con relative storie familiari, e per fortuna il prossimo incontro di Zagor con Rakosi porta un’altra firma: spero che questo mio viaggio iniziato così bene non finisca in uno sbuffo di noia.

L.

P.S.
Dei libri sui vampiri citati in questa saga vi parlo oggi su “Non quel Marlowe“.

– Ultime recensioni zagoriane:

8 commenti

  1. Eh sì, ho già detto di aver apprezzato molte delle storie scritte da Boselli per Zagor, ma questa non è tra quelle. A me piace l’inserimento di un po’ complessità in più in una saga fatta per lo più di storie abbastanza semplici e lineari, ma qui non va bene. Certo, siamo ben lontani dagli elenchi telefonici di Dampyr e comunque ho letto anche questa storia con piacere, ma siamo ben lontani dai fasti delle prime due storie. Anche il barone ne esce sminuito. Boselli pareva essere piuttosto fiero del suo nuovo personaggio, la vampira, e ha spinto lei sminuendo lui. Il personaggio di Ylenia Varga piace anche a me, ma magari si poteva trovare un modo di sfruttarla senza svilire il povero barone.

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    • Il povero Rakosi qui sembra più il matto del paese che il signore delle tenebre, con i suoi discorsi di dominare il mondo mentre una vecchia cieca gli serve la minestra, nella sua casa in una città totalmente disabitata. Spero che nelle prossime apparizioni acquisti un po’ più di dignità 😛
      Nell’angolo della posta una lettrice si dice subito conquistata da Ylenia, visto che l’unica altra vampira nota era Vampirella, troppo sexy e ben poco sofisticata. Boselli aveva in mano sicuramente un’ottima idea e un bel personaggio: spero che i suoi ritorni siano meno chiacchierosi 😛

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  2. Varga di ‘Stocassburg? Ma cos’è? Un fumetto erotico della Editrice Squalo?
    Non posso commentare più di tanto perché nel 1998 avevo già smesso di acquistare lo Zagor, per cui questo ennesimo ritorno del barone Rakosi non è apparso nei miei radar. Non mi stupisce comunque che il personaggio abbia perso smalto. Succede quando si insiste a riciclare personaggi che sono stati mitici nella loro prima apparizione. E’ successo anche a Hellingen e a Kandrax…

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    • In mano ad altri autori ho fede che questo ritorno sarebbe stato ben diverso, anche perché di solito quando si riciclano nemici storici è per far piacere ai vecchi fan. Qui invece Rakosi è giusto un figurante nella nuova mitologia che Boselli stava scrivendo intorno a Zagor, prima di passare a scriverla intorno a Tex, purtroppo. (Per 70 anni nessuno ha saputo niente della famiglia di Tex, ora conosciamo anche le avventure vissute dai vicini di casa!)
      Il problema di questa storia non è Rakosi, che come detto fa giusto un’apparizione a prendere due schiaffi, bensì quasi tre albi pieni di chiacchiere e mitologia ungherese che forse sarebbe stato meglio dosare con più parsimonia, tanto che la vera protagonista dell’albo – Quella Ylenia di cui mi sono divertito a storpiare il cognome 😛 – si perde in un mare di chiacchiere, e invece doveva essere la grande invenzione di Boselli da aggiungere allo sterminato pantheon che andava costruendo.
      Spero che nelle prossime storie, per fortuna firmate da altri, Rakosi possa tornare agli antichi fasti.

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