Tex – Le terre dell’abisso (1960)

Cover di Galep

Dopo aver gustato l’avventura del Piccolo Ranger tra i dinosauri, scatta la consueta constatazione: come già avvenuto con la “vita dallo spazio”, anche stavolta Kit Teller ha seguito un percorso già battuto da Tex Willer.

“raccoltina” serie rossa

Vado così a ripescare un’avventura che non rileggevo da quand’ero ragazzo, cioè Le terre dell’abisso del decano Gianluigi Bonelli, con i consueti disegni di Galep (Aurelio Galleppini), storia divisa in dodici albetti a strisce arrivati in edicola fra il 17 novembre 1960 e il 2 febbraio 1961 (stando a Wikipedia)

Nel gennaio 1968 la storia è stata raccolta nel numero 47 della serie regolare, quella in formato bonelliano.

Uno dei rarissimi personaggi femminili texiani

Non esistono donne in “Tex”, e quelle rare volte in cui ne appare qualcuna quasi sempre è cattiva. Così il motore di questa storia è la nascita di uno strano culto su cui Tex, il figlio Kit e l’amico Tiger Jack iniziano ad indagare, scoprendo nascere dalla “strega” Mah-Shai, che non ho capito chi sia né che ci faccia lì, ma onestamente tutta quella prima parte della storia è abbastanza scollacciata. Ciò che conta è che tutto questo nuovo culto si basa sul fatto che c’è una voragine tra le montagne da cui si tirano fuori strane piante che dànno strani poteri.

Siamo in una di quelle zone americane piene di fossili di dinosauri, che noi oggi sappiamo essere tali ma che nell’Ottocento di Tex era un concetto molto fumoso: perciò mi permetto di dubitare sia plausibile che un pellerossa sappia che i resti appartengano ad animali del passato.

Il paradiso dei paleontologi

Raggiunto ’sto buco nel deserto montagnoso e calatisi nelle profondità, i nostri eroi scoprono un mondo rigoglioso, dove le acque di un fiume sotterraneo creano oasi naturalistiche in pratica sotterranee, dove da milioni di anni la natura ha seguito corsi rimasti segreti in superficie. Insomma, trovano i dinosauri!

Si sa che il sottosuolo è pieno di dinosauri

Siamo lontani dai tempi de La terra dimenticata dal tempo (sia romanzo che film, ancora ignoti in Italia), ma mi sembra ovvia la fonte dell’ispirazione per questa avventura: Viaggio al centro della Terra, il romanzo del 1864 di Jules Verne che è servito da base per il film omonimo del 1959 di Henry Levin, uscito nei cinema italiani guarda caso nel febbraio di quel 1960 (seguito ad aprile dalla ristampa Rizzoli del romanzo). Nove mesi sono giusti giusti per “partorire” la sua versione texiana del novembre 1960.

I potenti effetti speciali del 1959!

Mentre James Mason, Pat Boone e Arlene Dahl scendevano nel sottosuolo pieno di uomini selvaggi e grandi dinosauri, Bonelli prendeva appunti…

Da notare come l’idea di Tex di sparare agli occhi dei dinosauri verrà ripresa identica dal piccolo ranger.

Che c’entrano i granchi coi dinosauri?

Quando si inizia a citare Jules Verne non ci si ferma più, così in mezzo ai dinosauri sbuca fuori – senza alcun motivo logico – pure un granchione, chiaro omaggio a… no, un momento: il film L’isola misteriosa di Cy Endfield col celebre granchione animato da Ray Harryhausen è del dicembre 1961, esattamente un anno dopo la storia di Tex!

Possibile non sia questa la fonte?

A meno di pensare ad una semplice casualità, posso ipotizzare il fatto che del film col granchione girassero immagini di scena con largo anticipo tanto da dare a Bonelli l’idea di inserire un crostaceo in mezzo ai rettiloni.

La storia è un’avventura classica, molto cinematografica e onestamente credo mostri tutti i suoi anni: era un modo diverso di raccontare e all’epoca funzionava. Non mi ha coinvolto e non è certo fra le storie che mi sono rimaste nel cuore dalla prima lettura, ma è comunque un “documento” di come c’erano temi che tutti gli eroi a fumetti dovessero affrontare: non si scappa dai dinosauri.

L.

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