Zagor contro i dinosauri (1966)

Cover di Gallieno Ferri

Dopo essermi gustato eroi classici come Il Piccolo Ranger e Tex Willer alle prese con i dinosauri, perché non dare un’occhiata anche a Zagor, rappresentante italiano indiscusso del weird western?

Recupero dunque “L’abisso verde” (n. 13, luglio 1966) di Gianluigi Bonelli, con i consueti disegni di Gallieno Ferri. Saprà il decano Bonelli scrivere una storia di dinosauri diversa da quella firmata per il suo Tex meno di due prima? Questa breve avventura infatti è originariamente apparsa il 28 ottobre 1963 nel formato a striscia occupando solo tre albetti (Le rapide di Kitokawa, Terrore nella valle e L’abisso verde) e mi sento di notare subito un’eco della storia texiana, conclusasi nel febbraio 1961.

Striscia del 25 novembre 1963

Soccorrendo un giovane indiano da alcune rapide, Zagor e Cico scoprono che il ragazzo sta cercando di salvare una ragazza legata ad una sorta di zattera e usata come vittima sacrificale ad un mostro enorme: in pratica la storia sembra riallacciarsi al finale di quella di Tex. E il mostro è ovviamente un lucertolone, che Zagor – noto esperto di paleontologia – riconosce subito essere un dinosauro.

Quando si fanno brecce nelle montagne, può uscirne fuori questo

Da dove sbuca ’sto lucertolone? Bonelli storicamente non si infila nella trappola di dare spiegazioni troppo precise, quindi facciamo che un terremoto ha aperto una breccia in una montagna e ne è uscito un dinosauro: una spiegazione più che sufficiente per la narrativa a fumetti dell’epoca. Qualcuno si chiederà perché mai il dinosauro sia cieco, palese furbata per evitare che sia un pericolo troppo grande per i nostri eroi, ma facciamo finta di niente.

La gatta frettolosa fece i dinosauri ciechi

Malgrado la casa bonelliana sia da sempre attenta alla sensibilità dei propri lettori, l’animalismo ancora non era di moda quindi nessun problema a massacrare il lucertolone, anche se si evita di mostrarne il volto da defunto.

Cico, accendi il fuoco: stasera grigliatona!

La storia è velocissima, occupa meno di un albo (formato bonelliano) e scorre via liscia. Ma evidentemente le domande a cui non dà risposta rimangono sedimentate nei cuori dei fan, che crescono e da adulti diventano Moreno Burattini, che nell’aprile 2011 scrive un seguito a L’abisso verde per spiegare ciò che non c’era alcun bisogno di spiegare: il risultato è la storia in due albi “A volte ritornano” (n. 549, aprile 2011) e “La progenie del male” (n. 550, maggio 2011), con gli splendidi disegni di Massimo Pesce.

Siamo nel puro fan service dove nessuno può sentirti urlare, Moreno riallaccia fili da ogni storia del passato condendo il tutto con scene oniriche a pioggia. Visioni e allucinazioni accompagnano Zagor in questo suo viaggio solitario, perché io smetto subito di accompagnarlo e vado avanti veloce fino all’arrivo dei dinosauri. Che sono la parte più “concreta” della storia!

Ricordate la breccia aperta nella montagna per via del terremoto? Esce fuori che dentro quella montagna c’era una sorta di astronave o città atlantidea o antica civiltà degli ’Mbuti, con magazzini pieni di dinosauri in via di formazione: quello che abbiamo incontrato negli anni Sessanta era cieco perché non era ancora “completo”. Oppure perché figlio di madre frettolosa…

L’astronave degli ’Mbuti con i dinosauri in frigo

Malgrado solo nel 2021 io abbia iniziato a leggere Zagor, mi scopro essere un “vecchio fan”, nel senso che mi piace la produzione storica del personaggio, meno visionaria, meno “minestrone alla Mystère” e più attenta a quell’intrattenimento classico che ha reso celebri opere narrative che spiegavano poco ma divertivano tanto.

So che anche la mia nemesi Mauro Boselli ha scritto di Zagor e dinosauri, ma ne rimango a debita distanza.

L.

– Ultime recensioni zagoriane:

4 commenti

  1. Così a memoria, la storia di dinosauri di Boselli era più avventurosa e meno arzigogolata, tra civiltà scomparse mysteriane e laboratori sotterranei. C’erano di nuovo un sacco di personaggi, quindi probabilmente la odieresti, ma c’erano anche i disegni fantastici di Michele Rubini che valgono da soli il prezzo del biglietto. E poi, vedere Zagor fare a botte con un carnotauro in un’arena non ha prezzo.

    Piace a 1 persona

  2. Me la ricordo quest’avventura dinosauro/atlantidea! Che si arrivasse a spiegare l’origine del bestione del 1966 non era indispensabile ma ormai difficilmente se ne sarebbe potuto fare a meno, essendo l’attuale Zagor inserito in un universo narrativo molto più ampio di quello dell’epoca: negli anni ’60 lui poteva ancora permettersi di non vivere nel passato di Martin Mystere, Dylan Dog e Nathan Never o nel futuro di Atlantide e Mu, e se vedevi spuntar fuori un dinosauro da qualche parte non avevi sempre la necessità di sapere il perché e il percome… 😉

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.