Nathan Never 366 (2021) Mister Perfect

Cover di Sergio Giardo

Da più di un anno sono tornato ad essere lettore di “Nathan Never” (Bonelli), trascinando anche l’amica Vasquez nell’antico “vizio”, ma certo non posso dirmi convinto del personaggio: non recensisco con regolarità le sue storie sia perché di molte è meglio non parlare, sia perché alcune manco riesco a finirle, sia perché anche quando raggiungono la sufficienza comunque non ho niente da dire.

Stavolta invece mi piace parlare del numero 366 (novembre 2021), dal titolo “Mister Perfect“, perché mi sento tornato a casa, visto che Nathan sin dal primo numero gioca con la passione di noi bambinoni per i robot.
In questa occasione Michele Medda ci presenta una storia che ha visto subito dopo che una sera è passato in TV quella stupidata di I, Robot (2004) di Alex Proyas: credevo fosse impossibile migliorare quel film, invece Medda ci è riuscito.

Proporrei un applauso per i disegni dell’albo

I disegnatori Guido Masala ed Elena Pianta fanno un lavoro da applauso, i disegni sono così ricchi e densi che per me già l’albo raggiunge la sufficienza per come è disegnato. Con il loro aiuto Medda racconta la storia di un C-20, un robot da compagnia, che alla morte del suo padrone fugge – esattamente come fuggiva il little robot lost del film di Proyas – e starà a Nathan indagare e capire come siano davvero andate le cose, visto che teoricamente i C-20 sono programmati proprio per impedire qualsiasi ferimento degli umani, figuriamoci l’omicidio.

Quella sera Medda s’era visto pure Uomini che odiano le donne (2011) di David Fincher e gli è rimasta impressa la Lisbeth Salander punk internauta, così fa “giocare” il personaggio con Nathan: non posso che apprezzare e ringraziare.

Da Salander a Linder il passo è davvero breve

La storia non rimarrà negli annali della fantascienza ma è puro intrattenimento, fatto di robot e citazioni, quindi ci ho ritrovato l’antico amore per il fumetto del me diciottenne. Bei personaggi si alternano in una vicenda disegnata maledettamente bene, quindi valeva la pena segnalarlo come albo consigliato, per i vecchi amanti di “fantascienza semplice”, quella dove si indaga sui robot assassini.

Ce lo facciamo un bicchiere fantastico?

Medda sa che sono appassionato di “bevande fantastiche”, quindi mi regala una scena ambientata in un bar, dove un personaggio annega le pene d’amore in un bicchiere di Govos’ Eye, con tanto di schifosissimo babalot in attesa d’essere ingurgitato.

Non lo berrei mai, ma è un drink molto intrigante

A quanto ho capito il termine “baballotti” in sardo significa “insetto”, da cui il nome del componente essenziale del cocktail, che onestamente a guardarlo mi fa parecchio ribrezzo ma a quanto pare piace assai.

E vai con un altro insettaccio schifoso!

Ringrazio Medda e finisce tutto nel mio database di “bevande fantastiche”: un giorno magari riuscirò a ricostruire per bene quelle di Nathan Never.

L.

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6 commenti

  1. In effetti sembra bella frizzantina questa storia e i disegni sono notevoli, con Nathan Never stanno provando a svecchiare ancora un po’ giocando con i generi, anche se non so quanto ci stiano riuscendo per davvero. Cheers

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  2. Forse la storia gli sarà venuta in mente guardando “Io, robot”, ma di certo l’ha scritta avendo davanti l’intero volume di Asimov dove sono raccolti i suoi racconti di robot: la storia inizia come “Soddisfazione garantita” dove a Claire viene affidato per collaudo un robot di nuova produzione, in grado di apprendere tutto ciò che è necessario affinché la sua proprietaria raggiunga la piena soddisfazione, e ha il suo culmine nella nella perfetta serata con ospiti organizzata a casa di Claire.
    E il giallo si risolve come ne “Il correttore di bozze”, dove il colpevole è chi è logico che sia.
    Non è strano che questi autori sembrino darsi una svecchiata (e una svegliata!) citando storie di settant’anni fa? 😛

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    • Sono passati troppi anni dalla mia lettura di quei racconti e non avrei potuto riconoscerli, grazie delle dritte. Quindi è proprio tornato il Nathan delle origini, quello che si lasciava ispirarare pesantemente ^_^
      Finché cita Asimov, a me va bene, visto che durante questo mio primo anno di riavvicinamento al personaggio quando va da solo non è che mi piaccia molto 😛

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  3. Il Koronju e la Whidka le hai già aggiunte al database delle bevande fantastiche? Dovresti averle già incontrate prima del tuo abbandono neveriano nella prima metà dei ’90… Mentre il Govos’Eye con tanto di babalot (ameboide dai futuri risvolti interessanti nelle avventure marziane di Nathan) mi sa che è arrivato appena dopo, assieme ai riferimenti al Torragoah bevuto dalle parti della fascia asteroidale 😉
    Un bel numero questo 366, sì, capace di farti tornare ai tempi -sempre graditi- delle prime avventure robotiche del Musone, quando ancora non c’era bisogno di tirare in ballo universi “olonomici” alla Bepi Vigna per cercare di tenere desto l’interesse dei lettori…né, tantomeno, organizzare team-up con le supertute DC come nell’albetto speciale che uscirà a gennaio in fumetteria (“Doppio Universo”).

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    • Preferisco il Musone in versione “semplice”, con storie dalle molte “ispirazioni” ma lineari, senza scomodare universi paralleli o immani sotto-trame inutilmente complicate. Quindi preferisco di gran lunga albi come questo.
      Ho segnato diverse apparizioni di quelle bevande (mi mancava il Torragoah, grazie della dritta) ma certo le citazioni fanta-alcoliche sono tante e le testate neveriane sono sterminate. Non sarà mai un lavoro completo, ma mi basta raccogliere un po’ di vignette gagliarde come quella di questo albo.

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