La saga di Aldebaran (1994-2017)

Per un curioso caso della vita – ma anche perché aiutato dalla grande attenzione della Aurea/Eura – mi sono ritrovato a leggere parecchi fumetti del celebre Léo, brevissimo pseudonimo che nasconde il ben più corposo nome Luiz Eduardo De Oliveira, fumettista brasiliano la cui intera opera può riassumersi in due soli elementi: animali strani, donne forti.

A Léo piace inventare animali fantastici che avrebbero fatto la felicità dell’argentino Borges, che ne stilò un’antologia di quelli presenti in letteratura: Léo non cita, crea animali nuovi e poi si inventa lì due robe per giustificarne la presenza. Il che significa che i suoi fumetti sono graficamente eccezionali, inventivi, evocativi, molto stimolanti per le invenzioni concettuali, ma mostruosamente aridi dal punto di vista narrativo. Perché, temo, in fondo all’autore non frega molto della storia, che sta lì solo come scusa per mostrare animali strani e donne forti.

Dal 1994 al 2017 Léo racconta una saga di fantascienza che è tanto spalmata nel tempo quanto… totalmente inconsistente! Ricordo che parliamo di albi da 50 pagine pubblicate all’incirca uno ogni anno, il che significa che in 23 anni di durata Léo ha scritto per la precisione un totale di 1.050 pagine. Per capire quanto sia basso questo numero, ricordo che una sola annata di una testata Bonelli consta di 1.200 pagine! Immaginate che per leggere dieci numeri di “Dylan Dog” doveste impiegare 23 anni… E alla fine vi ritrovaste in mano una storia di completa e totale inconcludenza!


La saga di Aldebaran

Allerta Spoiler: pur rimanendo sul vago, dovrò per forza svelare qualche colpo di scena. Siete avvertiti.


1.
Aldébaran

Nel 1994 la casa francese Dargaud pubblica La catastrophe, primo volume della saga in cinque parti chiamata “Aldébaran“.

Un nestor si spiaggia a riva e tutti gli abitanti del pianeta Aldébaran capiscono che… Aspetta, ma cos’è un nestor? E cos’è il pianeta Aldébaran?
Ecco, state già sbagliando: Léo anticipa la serie TV “Lost” quindi l’imperativo assoluto durante la lettura è non fate domande!

Solamente al quinto e ultimo numero di questa parte, nel 1998, si capisce cosa stia succedendo. Nel futuro l’umanità inizierà a colonizzare nuovi pianeti ma dopo aver impiantato una colonia su Aldébaran ci sono stati dei problemi e le navi terrestri non sono più arrivate: per più di un secolo l’insediamento umano sul pianeta è rimasto abbandonato a se stesso, creando una comunità autogestita con però tutti i difetti della Terra.

Secondo Wikipedia, Léo negli anni Settanta ha dovuto lasciare la sua patria brasiliana per colpa della dittatura militare, quindi non stupisce che su Aldébaran viga proprio questa forma di governo: solamente anni dopo un personaggio farà notare che nel tentativo di iniziare nuove vite su altri pianeti alla fine l’uomo non fa che ripetere i propri errori, solo su scala più ampia.

Trovandoci su un pianeta totalmente alieno, sebbene molto simile alla Terra, Léo può sbizzarrirsi e riempire pagine e pagine di animali fantastici e dalla grafica evocativa, dimenticandosi però il resto per strada. Quindi in questo primo ciclo abbiamo solo due ragazzini – Marc e Kim – i quali per puro caso sopravvivono alla distruzione del loro villaggio in riva al mare: perché un mostro è uscito dall’acqua e ha distrutto tutto? Cosa sta succedendo sul pianeta? Il misterioso Bliss, un uomo venuto chissà da dove, sembra saperla lunga ma non parla molto.

I due ragazzini affrontano il pericoloso viaggio per raggiungere la grande città e così facendo danno all’autore modo di riversare secchiate di mostri strani sulle pagine. La grande città però non è certo più sicura della natura selvaggia, in quanto vige una dittatura oscurantista che reprime violentemente ogni dissidio. Incarcerato ingiustamente, Marc fugge e conosce un’altra fuggiasca, una dissidente ricercata dal governo: Alexa, amica del misterioso Briss e misteriosa anche lei. I due riescono per un pelo a sfuggire al regime e finalmente Marc può ritrovare l’amica d’infanzia Kim.

È chiaro come non si possa vivere sotto una dittatura, quindi i nostri eroi e i loro nuovi amici partono per un viaggio pericoloso alla ricerca dell’unica speranza per gli abitanti umani di Aldébaran: la Matrisse.

Sul pianeta infatti vive un misterioso e gigantesco essere che Briss ed Alexa stanno studiando da anni: che sia questa creatura ad aver bloccato i rapporti con la Terra?

Una cosa è sicura della creatura: sa discernere gli umani malvagi – cioè i potenti e collusi con la dittatura – e i puri di cuore, come i nostri eroi in cerca di un mondo migliore. E sa premiare questi ultimi con una strana pillola da ingoiare… che allunga la vita umana di secoli!

Con questa incredibile rivelazione, e con poche spiegazioni, si chiude il primo capitolo della saga.


2.
Bételgeuse

Nel 2000 ci spostiamo sul pianeta Bételgeuse, dove la colonia umana se la passa meglio… e invece no: c’è la dittatura militare pure qui!

Manco a farlo apposta, pure i tentativi di colonizzare questo pianeta finiscono male, anzi peggio: una grande astronave con migliaia e migliaia di viaggiatori in criosonno appena giunta nell’orbita di Bételgeuse si guasta… e muoiono tutti nell’ipersonno! Ammazza, ma quanto porta jella ’sto pianeta?

I pochi superstiti che riescono ad atterrare pensano bene di istituire una dittatura spietata, dove le donne sono costrette all’inseminazione continua e forzata altrimenti si rischia l’estinzione. Una situazione tale che non stupisce molti preferiscano vivere nello spietato deserto che consistuisce il 90% del pianeta, e non nell’oasi verde insieme ai “panda strani”.

Visto che su Aldébaran va tutto bene, la dittatura è cascata e non si sa cosa ci sia adesso, Alexa propone a Kim di andare a dare un’occhiata su Bételgeuse, così: per fare due passi.
Secondo voi, può andare a buon fine questa missione? Ovviamente no: la jella del pianeta e quella di Kim si uniscono così che vada tutto storto in maniere sempre nuove.

Mentre mostri strani escono da tutti i pizzi e le “scene alla Lost” si sprecano, Kim e due superstiti trovati per strada dovranno di nuovo affrontare la dittatura militare e la sua follia, e allo stesso tempo capire i misteri del pianeta, dove vive un’altra Matrisse, come quella di Aldébaran, che in pratica ha fatto le stesse cose del precedente episodio, di cui questo secondo capitolo sembra solo la brutta copia.

Anno dopo anno Léo mette sempre più in chiaro che dei vari personaggi a lui interessa solo Kim Keller: il giovane Marc che era stato protagonista e narratore del primo capitolo se ne va sullo sfondo a fare tappezzeria, Briss addirittura scompare per sempre e non sappiamo perché, mentre gli altri personaggi sono giusto comparse che alla bisogna appaiono in una o due vignette, dicono due stupidate e se ne vanno.

Invece qui Kim, ormai 25enne, è un’eroina a tutto tondo, contro i militari addestrati che sono tutti babbei incapaci. E più la donna lamenta di soffrire uno stress dal continuo avere a che fare con mostri strani sin dall’adolescenza, più ne affronta di nuovi con grinta e ardore crescenti.

In grave crisi autoriale, non sapendo più che cacchio inventarsi, Léo butta sulla carta un alieno, appartenente a una razza così superiore che da tempo immemore osserva gli umani in attesa che diventino abbastanza saggi e capaci per diventare amici di galassia. Mi sa che dovrà aspettare parecchi millenni.

L’alieno e Kim, travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di Bételgeuse, finiscono a copulare, scoprendo che pure le civiltà avanzate lo fanno come quelle arretrate.

Fra un niente e un nulla finisce il secondo capitolo.


3.
Antarès

Siamo al 2007 e Léo non sa proprio che cacchio inventarsi, così si lancia nel peggiore e più fastidioso dei capitoli: “(Come se fosse) Antarès“.

Kim si sta godendo il giusto riposo dopo tante avventure. Ha avuto una bambina dalla copula aliena e ovviamente essendo un ibrido c’è qualcosa di diverso dagli altri bambini: tipo che ha una pinna sulla schiena e vive nell’acqua! (Chiaramente Léo si stava preparando per Mermaid Project del 2012, anche se lì sarà solo co-sceneggiatore.)

Non potendo vivere nelle colonie umane per via di sua figlia-pesce, Kim si è stabilita nell’oasi di Bételegeuse dove, protetta dalla Matrisse, vive tranquilla e senza pensieri. Quanto potrà durare? Poco, perché c’è un problema su Antarès, non è che le andrebbe di andare a dare un’occhiata?

Siccome sarebbe stato ridicolo far partire la storia nello stesso modo dell’ultima volta, Léo si inventa… una dittatura teocratica!
Un industriale che guida il proprio impero commerciale secondo i consigli del fratello pazzo invasato religioso decide di costruire su Antarès una colonia umana guidata dalla nuova religione, ma certo non lo dice ai militari che lo accompagnano, e che dovranno difendere con la forza la sua personale teocrazia. Visto che Kim è esperta di pianeti jellati, costringe la donna a far parte della spedizione insieme a un paio di comprimari dei precedenti episodi. Gente inutile che rimane a far tappezzeria.

Secondo voi, la missione andrà per il meglio? Ovviamente no, in Kim la sfiga potente è, e tutto ciò che potrebbe andare male ci andrà, con una sequenza di disgrazie jellate che manco un gatto nero sotto una scala di venerdì 17 ne saprebbe evocare.

Caduti in mezzo a paludi piene di mostri, Kim e i superstiti affrontano un lungo viaggio per raggiungere la colonia umana, tutta una scusa per decine di pagine di creature fantastiche, non sapendo che intanto la teocrazia ha ricreato la dittatura militare che è l’unico spunto narrativo noto a Léo. Anche se stavolta tira in ballo l’integralismo religioso e un sacco di tematiche scottanti.

La situazione è già tesa di suo ed è difficile per i nostri eroi pensare a un futuro roseo, ma per fortuna la jella di Kim non molla mai: d’un tratto… sua figlia si dissolve nell’aria!

Già era successo che sul pianeta scomparissero in quel modo animali e persone, ma l’invasato religioso non aveva detto niente per timore che la Terra considerasse Antarès pianeta non colonizzabile. Stando però a ricerche improvvisate, esce fuori che i casi di scomparsa sono avvenuti sempre quando la luna del pianeta era in linea: chi ci sarà mai sulla luna che si frega la gente?

Mi sembra ovvio cosa scoprirà Kim dopo infinite pagine di chiacchiere vuote: l’alieno, padre della bambina.

La saga ha un albo in più, sei invece dei soliti cinque, perché Léo deve lanciarsi in 50 pagine di spiegoni molesti che dovrebbero non solo spiegare qualcosa dei tanti misteri lasciati per strada, ma soprattutto farci il pippone sulla nostra civiltà allo sfascio e sul futuro migliore a cui dovremmo ambire. Una roba illeggibile che conferma il crollo verticale di questa saga.

Qualcosa mi dice che persino Léo deve aver capito come avesse toccato il fondo, così decide di mollare Kim e ricominciare tutto daccapo.


4.
Survivants
Anomalies quantiques

Con 2011 si torna alle origini: basta Kim e gli altri inutili personaggi di contorno, con “Survivants – Anomalies quantiques” si racconta un’altra storia anche se nello stesso universo narrativo.

I viaggi interstellari sono ormai roba da pendolari, quindi il gruppo di viaggiatori diretti su Aldébaran per vari motivi non pensa certo di star rischiando la vita, essendo per lo più figli di ricchi genitori.
Invece è tanta la sorpresa quando si risvegliano dall’ipersonno nell’orbita di un pianeta totalmente sconosciuto: un filmato del pilota suicida rivela che un malfunzionamento ha inviato la nave alla deriva nello spazio, e quel pianeta è tutto ciò che lui è riuscito a trovare prima di lanciarsi nel vuoto, piuttosto che morire di fame sulla nave.

Quelli che atterrano sul pianeta sconosciuto sono un gruppo di giovani impauriti e confusi, abituati a una vita facile che d’un tratto è persa per sempre, in vista di una vita passata interamente nelle ristrettezze di un pianeta sconosciuto ma chiaramente ostile, vista la quantità di mostri strani che Léo ci infila.

Potrà non esserci Kim, ma la jella rimane, così ai protagonisti accadono le disgrazie più disgraziate, comprese le “anomalie quantiche”: due di loro infatti si ritrovano nel mezzo di una strana perturbazione, che dura pochi attimi ma… trasporta i ragazzi sei mesi nel futuro. La cosa creerà disperazione e sconforto negli altri, che li credono morti, e ritrovarsi dopo tanto tempo renderà chiaro il pericolo che si annida sul pianeta.

Intanto il gruppo conosce una specie di leopardi senzienti e buoni con cui fa amicizia e sono invitati nella locale città, che è così identica alle città umane che fa strano il pensiero dell’assenza di qualsiasi altro essere della nostra specie.
Il pianeta, esce fuori, è pieno di razze aliene perché tutte le navi che passano su quel tratto di spazio sono disturbate dalle anomalie quantiche e finiscono per naufragare sul pianeta, portando esseri da ogni parte della galassia. E via, altre bestie fantastiche per Léo.

Avventure piratesche e robe varie riempiono le pagine finché i due protagonisti non finiscono in un’altra anomalia quantica: il problema è che stavolta non si ritrovano sei mesi in avanti nel tempo… bensì novant’anni!
A correre in aiuto di una trovata sì d’effetto ma che chiude la storia, ecco che torna l’alieno dei precedenti capitoli, che cita espressamente Kim come altro esempio di suo contatto con la razza umana.

Si parlotta del più e del meno, si moralizza e fine della saga. È arrivato il 2017 e dopo 23 anni i lettori francesi hanno in mano una storia che se la trovassi racchiusa in uno speciale Bonelli la troverei insoddisfacente.

Come la Kathy Austin di Kenya (2001-2008), Namibia (2010-2015) e Amazzonia (2016-2020, quest’ultimo ancora devo finire di leggerlo), è chiaro che la Kim Keller della saga sia l’unica altra cosa che interessa a Léo oltre a disegnare animali fantastici ad ogni pagina: l’assenza di una protagonista forte in questo quarto capitolo rende tutto molto più fiacco, e il tentativo di fare una storia corale non mi sembra per nulla riuscito.

23 anni di “misteri alla Lost” con una spiegazione blanda, trame ripetitive e una sceneggiatura che troverei insufficiente per un albo mensile, figuriamoci una saga pluriventennale! Ma davvero ai lettori francesi piace questo formato? Vent’anni per non dire una mazza di niente? Boh.

L.

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10 commenti

    • Sapevo che un appassionato di narrativa fantastica come te non l’avrei colto impreparato 😛
      Gli animali fantastici di Léo sono inquietanti e intriganti, ma possibile che in tanti anni non gli è scappata una trama neanche per sbaglio? A questo punto non è né un caso né incapacità, è proprio che evidentemente ai lettori francesi piace così.
      Visto che le altre sue saghe sono identiche – animali strani, donne forti e totale inconcludenza – giustamente perché dovrebbe cambiare? 😛

      Piace a 2 people

  1. Credo che la gente di questo fumetto dovrebbe smetterla di costruire colonie vicine a giganti rosse – se non erro, tutte e tre le stelle citate appartengono a questa categoria: poco calore, rischi di trasformazione in supernove e buchi neri, se la mia passione per l’astronomia (uccisa al liceo) mi sostiene… sono problemi!

    Riguardo al fumetto, che non ho letto, devo dire che i disegni e i colori mi piacciono molto! Peccato per una costruzione dell’ambientazione debole e ripetitiva, temo che non mi farebbe apprezzare il fumetto.
    Forse i francesi danno maggior peso all’impatto grafico, non è raro che le bande dessinnée abbiano un impatto grafico sontuoso!

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    • Testate che escono una sola volta l’anno e presentano solo 50 pagine devono per forza avere disegni da paura!
      Siamo noi che siamo stati abituati “male” dalla Bonelli, con fiumi e fiumi di pagine ogni mese, con storie che – pensa un po’ – hanno un inizio e una fine: roba ignota all’estero .-D
      Purtroppo la maggior parte dei fumetti francesi che ho letto, fra Eura e Cosmo, sono di una inconsistenza così terrificante che non può essere casuale, dev’essere proprio quello lo stile che piace.

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      • Non ho letto molta roba francese o belga, ahimè, e di riffa o di raffa, i costi dei volumi non mi hanno mai permesso di proseguire, né direttamente né tramite amici.
        Tra questi, ricordo il primo numero di Zombillennium, che ha un disegno che pare quasi fatto di Clip Art 😅 ma che ha/aveva un buon potenziale. Certo, primo numero mooolto preparatorio, va detto, chissà il resto 🤔

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      • XD
        No, dai, Zombillennium ha una storia che inizia, conclude un primo arco nel primo numero ma indubbiamente ha pure un cliffhanger che prelude a sorprese future. Però non gira a vuoto, ha una sua storia semplice semplice che fa da pretesto per inserire situazioni strambe (d’altro canto, parla di un tipo sfigato che, accidentalmente, diventa un diavolo ed è costretto da un contratto capestro a lavorare in un Luna Park horror, in cui tutti sono mostri, ma si fingono esseri umani per non rivelarsi ai mortali)

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  2. Non ho mai letto “Survivants” ma così, a pelle, mi dà l’idea di essere qualcosa di assai simile (in versione molto diluita) ad alcuni liberi della vecchia Eura Editoriale che si distinguevano non per la storia (praticamente assente) né per i personaggi ma per i disegni, appunto…

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