K-11 3 (2022) Primo innesco

Cover di Emiliano Mammucari

Già l’illustrazione di copertina mi aveva lasciato perplesso in edicola, con una scelta grafica meno “calda” ed’atmosfera come le precedenti e più simile agli X-Men americani, ma al di là di questo è chiaro che qualcosa è cambiato nella testata “K-11” (Bonelli) – anzi, in realtà parecchio è cambiato – e ha raffreddato il mio entusiasmo.

Perdere i disegni di Davide Gianfelice è una ferita mortale, con tutto il rispetto per il povero Andrea Accardi che ha il peso del paragone, e anche se rimangono gli splendidi colori di Stefania Aquaro è chiaro che la vicenda ha perso di potenza: quella di Matteo Casali è anche (e oserei dire in gran parte) una storia visiva, grafica, la cui potenza scaturisce dalla forza delle immagini come ogni buon fumetto dovrebbe fare, quindi togliere forza alle immagini non è mai una buona scelta.

Insomma, questo Primo innesco ha decisamente disinnescato il mio entusiasmo verso la testata.

Varie dinamiche personali non proprio appassionanti, né originali, spingono il Progetto Zaroff a mettere a dura prova la pazienza del super-soldato atomico Karl Ruslanovic Tikhonov, che scopre di averne davvero poca, di pazienza.

Ci scatta la viuleeeeeenz’

Arriva sempre il momento in cui l’eroe di una vicenda entra in azione, quel punto delicatissimo ma fondamentale della sceneggiatura chiamato going Berserk: finalmente, dopo aver subìto per tutta la storia, l’eroe tira fuori i suoi poteri e comincia a distribuire giustizia un calcio alla volta.

Dopo due numeri a pompare veleno nucleare nelle vene di Tikhonov, finalmente l’eroe può ribellarsi agli scienziati di Krasnojarsk-11 e usare i suoi poteri contro di loro, spazzando via tutto. Ecco, forse si è un po’ esagerato nel dosare questo momento topico di ogni storia, rischiando di passare dalla furia dell’eroe alla distruzione di massa.

Ora esco e nuclearizzo tutto!

Tutte le sottili atmosfere inquietanti dei primi numeri sono scomparse, tutto il ricercato impianto grafico-visivo non sembra avere più alcun motivo, ora abbiamo un semplice Weapon-X in libertà, roba già letta mille volte: il fatto che sia comunista non mi sembra abbastanza per dare una patina di novità all’eroe.

Il cambio del disegnatore e dell’equilibrio narrativo mi spingono a interrompere qua la lettura della testata: i primi due numeri valevano il prezzo non indifferente degli albi, questo onestamente no.

L.

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