Dylan Dog Speciale 36 (2022) Il progetto Hicks

Cover di Marco Mastrazzo

Premetto subito che malgrado io sia un vecchio fan di “Dyland Dog” della seconda ora (avendolo conosciuto due anni dopo la sua nascita non posso definirmi “della prima ora”) l’ho abbandonato per un decennio e in seguito l’ho seguito in maniera molto scostante, quindi non ho che vaghi ricordi della sua “mitologia delle origini” e mi mancano i riferimenti necessari per apprezzare questo albo speciale: tutto questo per dire che le mie recensioni “dylaniate” non hanno molto valore, visto che sicuramente non faccio parte del pubblico di riferimento della testata Bonelli.

Non stupisce che dopo questa premessa io confessi che non ho gradito gran che questo Albo Speciale n. 36 (ottobre 2022) in cui Alessandro Bilotta si prende una pausa dal suo infinito “pianeta dei morti” (un’idea splendida che però è stata sfruttata un po’ troppo oltre il limite) e ci racconta Il progetto Hicks, con i disegni di Nicola Mari, che ricordo di aver molto apprezzato quando nel dicembre 1991 ha iniziato a curare alcuni albi di “Nathan Never”.

La storia è un tipico “Mito delle Origini”, i cui protagonisti però sono noti solo ai fan più attenti (e con buona memoria) della testata: «il Dottor Hicks di Inverary, la terribile Zona del Crepuscolo, e il Professor Hicks londinese del General Hospital», li presenta la trama ufficiale.

Per puro caso recentemente mi è capitato di rileggere proprio La Zona del Crepuscolo di Tiziano Sclavi (n. 7, aprile 1987) ma mai avrei ricordato il nome del dottore della vicenda, né onestamente avrei mai creduto fosse meritevole addirittura di un albo speciale che ne raccontasse le mitologiche origini. Idem con patate per Fra la vita e la morte (n. 14, novembre 1987) di Luigi Mignacco ma su soggetto sempre di Sclavi, riletto nella testata “Viaggio nell’incubo” che chiude le mie giornate: di nuovo, non ho notato l’omonimia del dottore né mai avrei ricordato il suo nome, e ancora mai avrei creduto ci fosse bisogno di raccontarne la “nascita”.

Questo albo speciale settembrino dunque crea un collegamento fra i due Hicks apparsi agli albori della testata – uno dei quali riapparso solo ne Il tunnel dell’orrore (n. 22, luglio 1988) – e in una sorta di realtà parallela ci racconta le loro origini durante la dominazione nazista: grazie ai terribili e misteriosi esperimenti condotti da dottori senza scrupoli sono nate la basi per quella sorta di “immortalità” che i due dottori hanno sviluppato. Forse però i due personaggi sono riapparsi altrove – anche se non sono riuscito a trovare altre loro menzioni nel sito della Bonelli – perché la narrazione di questo albo dà per scontate troppe cose, salta troppi sviluppi narrativi perché sia una storia a sé stante.

Il progetto Hicks si divide in due metà, anche abbastanza nette. La prima ci racconta il Mito delle Origini dei due personaggi, mostrandoceli dalla nascita all’infanzia, passando per orrori vari, poi si salta alla loro vita anziana, parecchio anziana, dove si svolge una storiella abbastanza dimenticabile ma soprattutto si gettano le basi forse per futuri sviluppi nelle realtà alternative tanto care a Bilotta.

In pratica è una narrazione fortemente derivativa, non c’è una storia: solo rimandi. Pur se del tutto casualmente avevo riletto da pochissimo le storie che presentavano i personaggi, e a cui si fa riferimento in questo albo, non ho colto i richiami. Sicuramente sono un lettore distratto e smemorato, ma è anche vero che quand’anche li avessi colti rimane il fatto che mi aspettavo una storia, non un quiz “indovina la citazione”. In pratica è un albo che aggiunge particolari a vecchie storie, non ha nulla da dire di per sé. Al massimo getta le basi per futuri sviluppi nello stile de “Il pianeta dei morti”, che però almeno partiva da un’ottima storia, anche se poi abusata.

Insomma, una lettura sbuffante e noiosa perché si basa unicamente su riferimenti ad eventi passati, con approfondimenti su personaggi che non mi sembra meritassero alcun approfondimento e una storiella decisamente insoddisfacente. Ma come detto, sono un lettore atipico di Dylan Dog.

L.

– Ultime letture dylandoghiane:

2 commenti

  1. Altre apparizioni? Dai un’occhiata al n° 57, “Ritorno al crepuscolo”… 😉
    Francamente, però, nemmeno io capisco bene lo scopo di questo speciale, considerando che i due Hicks erano ormai scomparsi dall’orizzonte dylaniato moltissimo tempo fa e niente nel nuovo (facciamo ancora finta di crederlo che sia “nuovo”, dai) corso ne aveva mai fatto presagire il ritorno…

    Piace a 1 persona

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